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Fotografo maleducato

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Buongiorno.

Non so quanto possa interessare questa mia segnalazione; probabilmente ne riceverete tante di questo tipo, tuttavia, in qualità di frequentatore estivo dell’isola d’Ischia da cinquant’anni, mi sento in diritto-dovere di riferire quanto accadutomi domenica 30 agosto in un noto negozio di fotografia in via De Luca (Ischia Porto), dove il titolare mi si è rivolto in modo brusco e maleducato sollecitando più volte che lasciassi libera l’apparecchiatura preposta alla stampa fai-da-te delle foto, perché aveva bisogno di utilizzarla lui. Penoso e squallido il battibecco che ha fatto seguito, quando io ho interrotto l’operazione già in corso che stavo compiendo, e sono andato via facendo notare a questo signore che non è così che si tratta e si mantiene una clientela. Riferisco al vostro giornale ciò che ho detto a lui: “Finchè ci saranno esercenti che si comportano con simili modi, Ischia non uscirà mai da un certo provincialismo e dalla mediocrità”. Non generalizzo, e salvo le dovute eccezioni; ma se gli ischitani vogliono davvero migliorarsi, dovrebbero imparare innanzitutto a trattare educatamente i clienti, nonché a distinguere gli ospiti “perbene” da quelli che -a questo punto- dovrei definire degni di un certo tipo di negozianti, che evidentemente meritano di trovare individui di livello (basso) pari al loro.
Prof. Massimo Borghese

Il sasso nello stagno

La Provincia Cenerentola

Le amministrative di domenica 6 e lunedì 7 giugno 2009 saranno probabilmente le ultime elezioni per eleggere il Presidente della Provincia e nominare i 45 Consiglieri Provinciali.

Mai come in questi ultimi tempi, da ogni settore della pubblica opinione e da ogni parte politica con la sola esclusione della Lega Nord per evidenti motivi sciovinistici, si è sostenuta l’inutilità della Provincia come terzo livello di potere locale. La coalizione di centro- destra aveva inserito l’abolizione della Provincia nel suo programma elettorale come ha ricordato il leader dell’UDC, Pier Ferdinando Casini, in una recente trasmissione televisiva mentre il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo telefonicamente all’apertura della campagna elettorale per le provinciali a Milano del Popolo delle Libertà ha definito le Province ” strumenti vecchi che intendiamo superare introducendo per le grandi aree le città metropolitane”.

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Ritorno al Diritto Pubblico

° Dopo la lunga stagione del liberismo un ritorno ad un serio statalismo regolato dallo Stato e dal Comune – Porre fine tuttavia agli sprechi dello Stato e degli Enti Locali nelle società pubbliche di diritto privato – Società – Mista di diritto privato con la partecipazione delle Banche solo per le trasformazioni urbane – Un comune unico per l’isola d’Ischia perché abbiamo 3200 imprese con 13 mila lavoratori con una sola società di diritto pubblico per la raccolta rifiuti, una sola azienda di diritto pubblico per lo sviluppo e la promozione del turismo – una seria e praticabile Pianificazione Territoriale.

Abbiamo vissuto gli ultimi trent’anni della nostra Storia – In Italia, in Europa, in America – in pieno “liberismo” sfrenato.

La parola d’ordine, più usata ed abusata nel ventennio 1960 – 1980 è stata ” PROGRAMMAZIONE” , fino a ridicolizzarla, con un massiccio intervento dello Stato nell’Economia tale che negli anni ’70 del ‘900 il fondo di dotazione dell’IRI – Istituto per la Ricostruzione Industriale – ammontava a 10.500 miliardi di lire e le cosiddette “Partecipazioni Statali” non solo avevano un Ministero ma costituivano circa il 40% dell’intero sistema economico italiano. Si poteva pensare di essere ad un passo dal SOCIALISMO tanto che la Confindustria ostacolò con ogni mezzo sia la politica di Programmazione sia il governo di centro-sinistra al quale partecipava il Partito Socialista Italiano. Quel centro-sinistra – l’unico al quale riconosco la corretta denominazione per forma e sostanza – fu avversato con ogni mezzo dal Partito Comunista Italiano e quando si scriverà, con obiettività,  la storia economica italiana dagli anni ’60 agli anni ’80 del ‘900 emergeranno le responsabilità dei comunisti nel fallimento della Terza Via o della Via italiana al Socialismo Democratico o della democrazia avanzata o da quelli che il leader socialista, Francesco De Martino, chiamava “i nuovi e più avanzati equilibri politici ed economici”.

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Il lenzuolo sul volto

– di Gerardo Calise

Il LENZUOLO SUL VOLTO
Il lenzuolo sul volto
Un amico, un parente, un fratello
Svanito, sparito, perso
Una lacrima , un pianto
Il rimorso, un tonfo
Il dolore, l’accoglimento
I rimpianti, il riavvicinamento
Il saluto sempre d’accordo
Una persona che nel cuor resta sempre con ricordo.

Al mio suocero Pietro PERROTTA

(Luigi Polito)

Queste poche, intense righe, sono la prima ed ultima poesia di Luigi Polito, morto prematuramente domenica scorsa , 26 agosto. Aveva ventotto anni, la moglie Sabrina era stata lasciata un mese fa dal padre Pietro, ed ora dal marito Luigi, con una bimba piccola, Ilia. Una tragedia nella tragedia.

Quando lessi questa poesia, lui me la consegnò per farla pubblicare sul nostro giornale, provai un profondo senso di sgomento. Sarà la morte recente di un congiunto a cui si voleva bene, mi dissi; la separazione dello studio, una nuova difficile avventura. Mi proposi di farla pubblicare nell’approssimarsi del trigesimo del suocero Pietro Perrotta, così, pensai, avremmo fatto un doppio dovuto omaggio a lui, ed al nonno, il Prof. Luigi Polito, grande uomo di cultura, direttore didattico, poeta, scrittore, mente eccelsa. Luigi, mi disse, dopo che io avevo letto questo grido dell’anima, “chi sa se sarà la prima di una lunga serie, e sarò capace di imitare il nonno”. Il nonno: e già il nonno, di cui lui portava il nome ed il cognome; gli feci gli auguri e mi congedai. Lo ricordo molto contento di aver scritto un omaggio sentito ad una persona cara che non c’era più. Aveva meno della metà dei miei anni. Un figlio, un fiore bello, splendente, pieno di forza e di voglia di vivere….. Va a capire in che dimensione stiamo. Si fa tanto per vivere, vivere. Poi, un attimo, uno smarrimento. Il buio totale, l’appannamento della ragione. L’amore che viene disintegrato dalla notte eterna. Mi rimane la consapevolezza di aver un giovane amico, un gran bravo ragazzo, in un posto importante, vicino alle persone che io ho tanto amato, e che lui li ha raggiunti prima di me e, tiene loro compagnia, con il suo eterno sorriso, con la voglia di voler fare tante cose…..

Arrivederci Luigi, dal tuo caro amico Gerardo Calise.

Beata Gioventù

– di Gerardo Calise

Scaloni, scalini, scalette, una scala insormontabile da superare, una montagna tipo Everest.

Quanti di noi, negli ultimi tempi non hanno sentito parlare di pensione, ammorbandoci da una parte e da un’altra, quale è l’età giusta per mettersi a riposo. Le stiamo ascoltando tutte, di tutte le solfe, qualcuno di voi ha però sentito un accenno, un battito, un’eventualità dedicata a chi dovrebbe prendere il posto di chi si mette a riposo? Qualcuno di voi ha sentito parlare a che età si inizia o si dovrebbe iniziare a lavorare, da quando si incomincia a mettere i soldini da parte per costituire una futura e degna pensione? Quale governo dobbiamo aspettare per sentirci dire quando i nostri figli diventeranno maturi per iniziare la loro avventura lavorativa. Ne vorremmo sapere di più, a bocce ferme, da grandi cosa faranno i nostri successori. Quando tutte le bugie saranno a loro posto, forse incominceremo a intravedere la luce in fondo al solito tunnel.

Quante volte sentiamo parlare di sviluppo sostenibile, ascoltando tante paroloni dai soliti soloni, senza udire mai qualche parola che facesse riferimento al futuro dei giovani, ai loro progetti, alle loro giuste e sacrosante aspettative ed aspirazioni. Per noi genitori, uno dei compiti educativi più difficili, è senz’altro quello di saper educare i propri figli ad essere se stessi, cercando di affrancarli da ogni condizionamento becero e dannoso. Tante volte ci capita constatare, che in mancanza di valori, ad iniziare dal focolare domestico, di varie ideologie che si sono man mano disintegrate negli ultimi anni, non resistendo alla velocità supersonica dei cambiamenti avvenuti.

Alla scuola che non è riuscita ad inserirsi in modo adeguato, in questo processo, fatto spesso di tecnologie avanzatissime, e non ultimo, all’assenza totale della religione in molte realtà familiari. Aggiungete a questo già squallido cocktail, un lavoro che tarda sempre di più a materializzarsi, se non con un precariato che dura sempre di più.

In questo vuoto totale, i giovani, sempre più spesso, si rifugiano nel gruppo, soprattutto i più giovani, per sentirsi accettati e protetti; si mettono a parlare, agire, vestire come tutti gli appartenenti del gruppo stesso. La moda: la moda di vestirsi con abiti costosissimi, in modo maniacale; conciarsi i capelli, tatuarsi molte parti del corpo, deturpandole per sempre; usare un determinato linguaggio, molto vicino al troglodita. Tutto uguale,tutti piatti. La conversazione, quando c’è, avviene con pochi vocaboli male assortiti, con una confusione “linguistica” tra un maccheronissimo accenno di inglese, qualche altro accenno ad un italiano molto ancestrale, dialetto farfugliato, e molta, molta gestualità, che spesso non è nemmeno sincronizzata con i semplici concetti che si cercano di esporre. Che tristezza! La moda diventa, dicevo, il desiderio asfissiante che attanaglia tanti giovani, diventandone quasi un passpartout. Un taglio di capelli, quanto più stravagante è possibile. Per non parlare della foggia dei pantajeans, senza linee, che non tengono minimamente conto se a indossarli sarà una che possiede una chitarrina o un portatore di clarinetto. Catenine collocate dovunque, pietre brillanti incastonate finanche nei denti. Il solo portarle significa che sono belli. Fanno moda.

Perché questa che sembra una divagazione da ciò di cui trattavamo all’inizio, il lavoro? Perchè in questo contesto, dove troviamo che sempre più spesso i giovani si identificano nel gruppo, lì, noi adulti, dovremo fare un po’ di mea culpa. Per noi in età avanzata risulta facile parlare con tanta ironia della moda giovanile attuale, mostrandoci indignati, nella conversazione di stili desueti di saper dialogare con le nuove generazioni. In questo vedo tante nostre colpe. A tanti genitori è mancata la forza di infondere nei propri figli la gioia di cercare e di essere solo e sempre se stessi. Senza trasmettere loro l’ansia, il timore di un futuro incerto o di un presente evanescente, ma avremmo dovuto trasmettere loro, altresì, la voglia di essere attori protagonisti della loro esistenza. Introdurre nei giovani la voglia di voler decidere in prima persona del proprio destino, smontando la angosciosa e spasmodica ricerca di piacere e di divertimento, messi sempre al primo posto. Quanti giovani si preoccupano solo e solamente di riempire il tempo con la ricerca di cose da fare, senza conoscere, ma soprattutto, senza avere ancora imparato ad amare la bellezza di vivere e di esistere. In questo contesto, che denota non un distacco, ma un completo scollamento generazionale, io colloco questa profonda crisi occupazionale, dove padri, in età avanzata, per arrotondare una pensione magra, ma di cui non sono stati, tante volte, dei saggi risparmiatori, continuano a lavorare, in nero, con un egoismo eroico, negando una prima occupazione ai loro stessi figli, i quali stanno a casa, a casa a fare cosa? Ecco comparire la teoria del gruppo, l’uscita di casa, la perdita dell’identità familiare, la ricerca extra-focolare, che porta tanti giovani lontani dalle loro radici e dalle loro tradizioni, perdendo, anzi non acquistando una solida identità. Ovviamente in questo quadro a tinte fosche, si insinua anche il grande morbo delle separazioni familiari, che negli ultimi anni, ha raggiunto statistiche esponenziali da far paura. Ho volutamente omesso di entrare nel mondo dei “difetti” più gravi che più attanagliano i giovani , sempre più fragili nei confronti del fumo, dell’alcool, delle droghe, dove stiamo assistendo ad un abbassamento dell’età dei giovani che si avvicinano per la prima volta a queste schifezze varie.

Le statistiche sono raccapriccianti, e noi nel nostro piccolo, dobbiamo cercare in tutti i modi di aiutare, quanto più possibile, le giovani generazioni. In questo ci dovrebbe venire incontro il Vangelo: i beni del creato sono di tutti, che non significa che se tutto è di tutti, ognuno di noi può appropriarsi di qualcosa, saccheggiando tutto non lasciando niente agli altri. Il senso evangelico ci sprona a riaffermare sempre di più la dignità della persona, il rispetto di quello che ci è stato donato, e soprattutto sviluppare la cultura che vada a migliorare la vita di tutti, specialmente di chi ha bisogno di aiuto, arrivando a sublimare la stessa sofferenza.

Dobbiamo fare in modo che la gioventù dei nostri figli ritorni ad essere bella e sana, come è stata la nostra, cercando di stare vicino a loro quanto più è possibile, sforzandoci di intercettare le loro esigenze, le loro aspirazioni in modo giusto e mirato, senza scaloni che tengano.

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