La funzione economica e sociale dell’ImpresaLa funzione economica e sociale dell’Impresa

I Tempi

di Giuseppe Mazzella

La funzione economica e sociale dell’Impresa

Questa costituisce parte della premessa di uno studio sullo sviluppo economico e sociale dell’isola d’Ischia nel nuovo contesto mondiale di prossima pubblicazione.

g.m.

° Il convegno della Confindustria di Ischia del 1969 in piena contestazione giovanile – il concetto di massimizzazione del profitto – l’imprenditore-innovatore – la nascita della Programmazione Economica – i ricordi del giovane studente di economia politica.

1 – premessa

Si tenne ad Ischia nella sala del Cinema Excelsior venerdì 23, sabato 24 e domenica 25 maggio 1969 il XIII Convegno di studi di economia e politica industriale promosso dalla Confederazione Generale dell’Industria Italiana.

Il tema del convegno fu: La funzione economica e sociale dell’impresa industriale.

Credo che, per la qualità e quantità dei partecipanti, possa essere annoverato fra i più importanti convegni promossi dalla Confindustria e fra i più importanti convegni in materia economica mai ospitati dall’isola d’Ischia.

Vi presero parte circa 300 docenti e studiosi di discipline economiche provenienti non solo da tutta Italia ma dalle più importanti università italiane; circa 100 esponenti di enti, istituti ed organismi vari; circa 20 membri della presidenza, della giunta esecutiva e dei comitati della Confederazione Generale dell’Industria Italiana che vedeva come Presidente l’armatore genovese Angelo Costa.; circa 100 esponenti e rappresentanti di associazioni industriali territoriali e di categoria; circa 50 rappresentanti di ditte industriali e vari ed infine gli studenti della quinta classe del corso di ragioneria dell’anno scolastico 1968/69 dell’Istituto Mattei di Casamicciola Terme guidati dal Preside, prof. Severo Scoti e dal docente di Ragioneria Generale ed Applicata (come si chiamava allora l’Economia Aziendale), prof. Iginio Fascione.[lang_it]

I Tempi

di Giuseppe Mazzella

La funzione economica e sociale dell’Impresa

Questa costituisce parte della premessa di uno studio sullo sviluppo economico e sociale dell’isola d’Ischia nel nuovo contesto mondiale di prossima pubblicazione.

g.m.

° Il convegno della Confindustria di Ischia del 1969 in piena contestazione giovanile – il concetto di massimizzazione del profitto – l’imprenditore-innovatore – la nascita della Programmazione Economica – i ricordi del giovane studente di economia politica.

1 – premessa

Si tenne ad Ischia nella sala del Cinema Excelsior venerdì 23, sabato 24 e domenica 25 maggio 1969 il XIII Convegno di studi di economia e politica industriale promosso dalla Confederazione Generale dell’Industria Italiana.

Il tema del convegno fu: La funzione economica e sociale dell’impresa industriale.

Credo che, per la qualità e quantità dei partecipanti, possa essere annoverato fra i più importanti convegni promossi dalla Confindustria e fra i più importanti convegni in materia economica mai ospitati dall’isola d’Ischia.

Vi presero parte circa 300 docenti e studiosi di discipline economiche provenienti non solo da tutta Italia ma dalle più importanti università italiane; circa 100 esponenti di enti, istituti ed organismi vari; circa 20 membri della presidenza, della giunta esecutiva e dei comitati della Confederazione Generale dell’Industria Italiana che vedeva come Presidente l’armatore genovese Angelo Costa.; circa 100 esponenti e rappresentanti di associazioni industriali territoriali e di categoria; circa 50 rappresentanti di ditte industriali e vari ed infine gli studenti della quinta classe del corso di ragioneria dell’anno scolastico 1968/69 dell’Istituto Mattei di Casamicciola Terme guidati dal Preside, prof. Severo Scoti e dal docente di Ragioneria Generale ed Applicata (come si chiamava allora l’Economia Aziendale), prof. Iginio Fascione.[/lang_it]

Fra i rappresentanti di ditte industriali e “vari” c’ero anch’io, giovane studente universitario al primo anno di economia e commercio soltanto perché il nostro professore di economia politica, prof. Giuseppe Palomba, era fra i partecipanti al convegno.

I due relatori di base furono il prof. Orlando D’Alauro, ordinario di politica economica e finanziaria nella facoltà di economia e commercio dell’Università di Genova ed il prof. Ernesto Cianci, Presidente della Società Mineraria e Metallurgica di Pertusola.

Gli Atti di questo convegno – con l’elenco di tutti i partecipanti, le due relazioni di base, gli interventi dei partecipanti e perfino le relazioni di coloro che pur invitati non potettero prendere la parola in aula – furono pubblicati nel numero di agosto-settembre 1969 dalla Rivista di Politica Economica che nel Comitato di Direzione annoverava i nomi di Francesco Coppola d’Anna, Ferdinando di Fenizio, Libero Lenti, Franco Mattei, Mario Morelli. Il numero speciale della Rivista – fascicolo VIII-IX – era costituito da 1280 pagine con un indice dettagliato degli interventi avvenuti nelle cinque sedute del Convegno.

2 – la particolarità del convegno, il momento storico e lo studente di economia

Il Convegno fu del tutto particolare. Non vi presero parte uomini politici, né Ministri né Parlamentari. Fu un’assise soltanto di economisti, di studiosi di scienza sociale e di scienza politica, di giuristi, di imprenditori non solo dell’impresa privata ma anche dell’impresa pubblica. Si teneva in un particolare momento storico in Italia caratterizzato dai “moti del ‘68” nelle Università italiane tutte in “movimento” per la “contestazione giovanile” ed ancor di più questa “contestazione” cominciava a prendere consistenza nelle fabbriche con quello che sarebbe stato l’autunno caldo del ‘69. Il Governo era di “centro-sinistra” con la diretta partecipazione del Partito Socialista Italiano che puntava alla nuova politica di ” Programmazione Economica” che non era soltanto “indicativa” per gli imprenditori privati ma “vincolante”. Era già in preparazione il più importante e corposo documento di politica economica e finanziaria, il famoso “Progetto ‘80”, redatto dal socialista Giorgio Ruffolo, Segreteraio Generale della Programmazione Economica, che sarà definito dal democristiano Amintore Fanfani un “libro dei sogni”. Fra gli impegni del Governo di “svolta a sinistra” c’erano l’approvazione dello Statuto dei Lavoratori e la nascita delle Regioni per il decentramento amministrativo dello Stato e l’attuazione della Costituzione. Ed ancora una rinnovata politica di sostegno al Mezzogiorno con il rafforzamento della Cassa per il Mezzogiorno e la nascita dell’AlfaSud da parte dell’IRI proprio in Campania a Pomigliano d’Arco.

Il Convegno quindi per il momento storico e per il tema scelto rappresentava quasi una risposta o una sfida della classe imprenditoriale italiana alla “svolta a sinistra” sia nella politica del Governo sia alla “contestazione giovanile” nelle Università dove i giovani sceglievano, nella maggioranza, le estreme – o all’estrema destra o all’estrema sinistra – mentre erano del tutto minoritari i “centristi” – o liberali o democristiani – ed i “riformisti” – o socialisti o socialdemocratici.

Io – ventenne studente in Economia – mi schieravo tra i “socialisti” della corrente di Riccardo Lombardi favorevole all’Alternativa Democratica cioè all’unità delle sinistre per mettere all’opposizione la DC che vedevo come il partito della Chiesa e dei clericali e di un impossibile interclassismo. Consideravo il centro-sinistra solo una tappa non un fine e l’alleanza PSI-DC del tutto innaturale. Non mi definivo un marxista ma un marxiano. Meglio ancora un keynesiano favorevole all’intervento dello Stato nell’economia per accrescere l’occupazione. Non ero un comunista né aderivo al Movimento Studentesco che si collocava ancora più a sinistra del PCI sulle posizioni extra-parlamentari di Lotta Continua. Nelle affollate assemblee studentesche nell’Aula n. 1 della Facoltà di Economia e Commercio posto a Via Partenope non mi trovavo con i “colleghi” dell’estrema sinistra. Nelle animate discussioni ideologiche con i “colleghi” nell’atrio della Facoltà – che il mio Maestro, il prof. Palomba, definiva “un Palazzo con una grande scala con qualche stanza” – sostenevo la necessità di “correggere” il sistema capitalistico ma non di sostituirlo con il comunismo. Tra l’Occidente e l’Oriente sceglievo l’Occidente o meglio ancora l’Europa. Mi affascinava la Francia, la sua Rivoluzione e la sua V Repubblica (il primo viaggio all’estero lo feci nel marzo 1970 a poco più di vent’anni a Parigi dove restai 3 settimane con il collega di studi Franco Mazzarella).

Insomma ero un “socialista liberale” ma non avevo ancora letto Carlo Rosselli, Norberto Bobbio e non sapevo ancora cosa fosse stato il “Partito d’Azione”. Solo crescendo e scoprendo la Storia Economica e la Storia delle Dottrine Politiche definivo la mia identità politica che era ed è quella di un laico, liberale di sinistra o socialista di destra, antifascista e necessariamente anticomunista soprattutto dopo l’invasione della Cecoslovacchia nel 1968 e la lettura del libro di Roger Garaudy “Le grand tournant du socialisme” comprato e letto a Parigi.

Se proprio dovevo scegliere tra i due neo imperialismi – quello americano e quello sovietico – sceglievo quello americano ma amavo l’indipendenza del Generale de Gaulle che vedevo come Uomo di “sinistra” e non di “destra”, unico in Italia, credo, e quando lo sostenevo suscitavo il dileggio da parte di tutti.

Con queste convinzioni partecipavo a quel Convegno la cui seduta di apertura fu presieduta dal prof. Giuseppe Ugo Papi, già Rettore dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma.

3 – Gli scopi ufficiali e presunti del Convegno

Il Convegno aveva l’obiettivo dichiarato di rimarcare – nel modo più autorevole possibile – il ruolo fondamentale ed insostituibile in una economia di mercato dell’impresa come “fonte essenziale della produzione dei beni e, insieme l’origine della parte più cospicua dei redditi individuali” (D’Alauro).

Da qui una valorizzazione del ruolo dell’imprenditore come “l’anima dell’impresa” e dello scopo dell’impresa cioè quello di “massimizzare il profitto”.

Poiché il Convegno vedeva partecipare i migliori economisti d’Italia che insegnavano nelle migliori Università italiane si poteva dedurre che la più importante organizzazione degli industriali italiani, la Confidustria, si preoccupava di preparare una classe dirigente per gli anni a venire colta ed equilibrata.

Insomma a me apparve come una risposta alla contestazione giovanile che nasceva nelle Università ed una risposta degli industriali al timore di una politica troppo di “sinistra” che stava attuando il governo di centro-sinistra soprattutto per decisione dei socialisti.

4 – la massimizzazione del profitto

Tutti gli interventi dei relatori e dei partecipanti furono impostati sul concetto della “massimizzazione del profitto”. Può sembrare inverosimile che circa 400 persone di alta cultura e preparazione discutano per tre giorni ad un livello teorico così alto. Ma senza teoria non può esserci buona prassi. I convegni di oggi di politica economica e finanziaria hanno una impostazione completamente diversa. Si chiamano anche in un altro modo: workshop.

Il più importante convegno è il ” Workshop The European House – Ambrosetti a Villa d’Este” comunemente chiamato il Convegno di Cernobbio dello Studio Ambrosetti che quest’anno 2008 è giunto alla trentaquattresima edizione e si è tenuto dal 5 al 7 settembre. Non vi partecipano solo economisti ma anche politici nazionali, europei e internazionali. I lavori si tengono a porte chiuse. La stampa accreditata può ottenere interviste o altri servizi con i protagonisti se disponibili.

La prima relazione del Convegno di Ischia tenuta dal prof. D’Alauro fu tutta incentrata sul ruolo “fondamentale dell’impresa in una economia di mercato”. Una relazione di 50 pagine divisa in 13 paragrafi.

D’Alauro sostenne che il “profitto” è inseparabile dal concetto di “impresa” e di “imprenditore”. Non solo ma che una impresa è tale se punta alla “massimizzazione del profitto”. Così “l’imprenditore rappresenta la forza motrice della moderna economia capitalistica” ed un imprenditore è tale se è “innovatore” assumendo a base il pensiero di Scumpeter ( J.A. Schumpeter – The Teory od economic development, Harward, 1934). Se l’imprenditore è quello che “innova” il profitto è “essenzialmente il compenso dell’incertezza ossia il rischio non assicurabile che domina l’attività imprenditoriale” condividendo la definizione di Frank H. Knight contenuta nel suo saggio “Profit” pubblicato nell’Encyclopedia of Social Science ( vol.XII, 1934).

Non mancò D’Alauro di rimarcare le critiche alla massimizzazione del profitto soprattutto quelle di J.K. Galbraith, di A. Baran e P.M. Sweezy, quest’ultimi due neomarxiani americani autori dell’importante testo “il capitale monopolistico” tradotto in Italia nel 1968 e testo base per l’esame di Teoria e Politica dello Sviluppo Economico” alla Facoltà di Economia e Commercio di Napoli.

D’Alauro sostenne che essendo il profitto inscindibile dal concetto di impresa anche l’impresa “pubblica” cioè le cosiddette “Partecipazioni Statali” dovevano avere lo stesso obiettivo

La relazione del prof. Ernesto Cianci si soffermò soprattutto sull’evoluzione dell’economia italiana di quegli anni, sul forte ruolo del sindacato, sulla funzione della grande impresa.

In particolare Cianci sottolineò che “il profitto adempie anche ad una funzione sociale” poiché “senza profitto non si persegue una sana politica di sviluppo e di espansione, non si creano nuovi posti di lavoro, non si attraggono capitali esteri”.

Cianci concluse citando Luigi Einaudi nella “memorabile polemica con Benedetto Croce sui diversi significati del concetto di liberismo economico”.

“La libertà – diceva Einaudi – non è capace di vivere in una società economica nella quale non esista una varia e ricca fioritura di vite umane, vive per virtù proprie, indipendenti le une dalle altre, non serve di un’unica volontà. Lo spirito, se è libero, crea un’economia varia, in cui coesistono proprietà privata e proprietà di gruppi, di corpi, di amministrazioni statali, coesistono classi di industriali, di commercianti, di agricoltori, di professionisti, di artisti, le une dalle altre diverse, tutte traenti da sorgenti proprie i mezzi materiali di vita”.

Continua ………….

Casamicciola Terme, 22 ottobre 08[lang_it]

Fra i rappresentanti di ditte industriali e “vari” c’ero anch’io, giovane studente universitario al primo anno di economia e commercio soltanto perché il nostro professore di economia politica, prof. Giuseppe Palomba, era fra i partecipanti al convegno.

I due relatori di base furono il prof. Orlando D’Alauro, ordinario di politica economica e finanziaria nella facoltà di economia e commercio dell’Università di Genova ed il prof. Ernesto Cianci, Presidente della Società Mineraria e Metallurgica di Pertusola.

Gli Atti di questo convegno – con l’elenco di tutti i partecipanti, le due relazioni di base, gli interventi dei partecipanti e perfino le relazioni di coloro che pur invitati non potettero prendere la parola in aula – furono pubblicati nel numero di agosto-settembre 1969 dalla Rivista di Politica Economica che nel Comitato di Direzione annoverava i nomi di Francesco Coppola d’Anna, Ferdinando di Fenizio, Libero Lenti, Franco Mattei, Mario Morelli. Il numero speciale della Rivista – fascicolo VIII-IX – era costituito da 1280 pagine con un indice dettagliato degli interventi avvenuti nelle cinque sedute del Convegno.

2 – la particolarità del convegno, il momento storico e lo studente di economia

Il Convegno fu del tutto particolare. Non vi presero parte uomini politici, né Ministri né Parlamentari. Fu un’assise soltanto di economisti, di studiosi di scienza sociale e di scienza politica, di giuristi, di imprenditori non solo dell’impresa privata ma anche dell’impresa pubblica. Si teneva in un particolare momento storico in Italia caratterizzato dai “moti del ‘68” nelle Università italiane tutte in “movimento” per la “contestazione giovanile” ed ancor di più questa “contestazione” cominciava a prendere consistenza nelle fabbriche con quello che sarebbe stato l’autunno caldo del ‘69. Il Governo era di “centro-sinistra” con la diretta partecipazione del Partito Socialista Italiano che puntava alla nuova politica di ” Programmazione Economica” che non era soltanto “indicativa” per gli imprenditori privati ma “vincolante”. Era già in preparazione il più importante e corposo documento di politica economica e finanziaria, il famoso “Progetto ‘80”, redatto dal socialista Giorgio Ruffolo, Segreteraio Generale della Programmazione Economica, che sarà definito dal democristiano Amintore Fanfani un “libro dei sogni”. Fra gli impegni del Governo di “svolta a sinistra” c’erano l’approvazione dello Statuto dei Lavoratori e la nascita delle Regioni per il decentramento amministrativo dello Stato e l’attuazione della Costituzione. Ed ancora una rinnovata politica di sostegno al Mezzogiorno con il rafforzamento della Cassa per il Mezzogiorno e la nascita dell’AlfaSud da parte dell’IRI proprio in Campania a Pomigliano d’Arco.

Il Convegno quindi per il momento storico e per il tema scelto rappresentava quasi una risposta o una sfida della classe imprenditoriale italiana alla “svolta a sinistra” sia nella politica del Governo sia alla “contestazione giovanile” nelle Università dove i giovani sceglievano, nella maggioranza, le estreme – o all’estrema destra o all’estrema sinistra – mentre erano del tutto minoritari i “centristi” – o liberali o democristiani – ed i “riformisti” – o socialisti o socialdemocratici.

Io – ventenne studente in Economia – mi schieravo tra i “socialisti” della corrente di Riccardo Lombardi favorevole all’Alternativa Democratica cioè all’unità delle sinistre per mettere all’opposizione la DC che vedevo come il partito della Chiesa e dei clericali e di un impossibile interclassismo. Consideravo il centro-sinistra solo una tappa non un fine e l’alleanza PSI-DC del tutto innaturale. Non mi definivo un marxista ma un marxiano. Meglio ancora un keynesiano favorevole all’intervento dello Stato nell’economia per accrescere l’occupazione. Non ero un comunista né aderivo al Movimento Studentesco che si collocava ancora più a sinistra del PCI sulle posizioni extra-parlamentari di Lotta Continua. Nelle affollate assemblee studentesche nell’Aula n. 1 della Facoltà di Economia e Commercio posto a Via Partenope non mi trovavo con i “colleghi” dell’estrema sinistra. Nelle animate discussioni ideologiche con i “colleghi” nell’atrio della Facoltà – che il mio Maestro, il prof. Palomba, definiva “un Palazzo con una grande scala con qualche stanza” – sostenevo la necessità di “correggere” il sistema capitalistico ma non di sostituirlo con il comunismo. Tra l’Occidente e l’Oriente sceglievo l’Occidente o meglio ancora l’Europa. Mi affascinava la Francia, la sua Rivoluzione e la sua V Repubblica (il primo viaggio all’estero lo feci nel marzo 1970 a poco più di vent’anni a Parigi dove restai 3 settimane con il collega di studi Franco Mazzarella).

Insomma ero un “socialista liberale” ma non avevo ancora letto Carlo Rosselli, Norberto Bobbio e non sapevo ancora cosa fosse stato il “Partito d’Azione”. Solo crescendo e scoprendo la Storia Economica e la Storia delle Dottrine Politiche definivo la mia identità politica che era ed è quella di un laico, liberale di sinistra o socialista di destra, antifascista e necessariamente anticomunista soprattutto dopo l’invasione della Cecoslovacchia nel 1968 e la lettura del libro di Roger Garaudy “Le grand tournant du socialisme” comprato e letto a Parigi.

Se proprio dovevo scegliere tra i due neo imperialismi – quello americano e quello sovietico – sceglievo quello americano ma amavo l’indipendenza del Generale de Gaulle che vedevo come Uomo di “sinistra” e non di “destra”, unico in Italia, credo, e quando lo sostenevo suscitavo il dileggio da parte di tutti.

Con queste convinzioni partecipavo a quel Convegno la cui seduta di apertura fu presieduta dal prof. Giuseppe Ugo Papi, già Rettore dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma.

3 – Gli scopi ufficiali e presunti del Convegno

Il Convegno aveva l’obiettivo dichiarato di rimarcare – nel modo più autorevole possibile – il ruolo fondamentale ed insostituibile in una economia di mercato dell’impresa come “fonte essenziale della produzione dei beni e, insieme l’origine della parte più cospicua dei redditi individuali” (D’Alauro).

Da qui una valorizzazione del ruolo dell’imprenditore come “l’anima dell’impresa” e dello scopo dell’impresa cioè quello di “massimizzare il profitto”.

Poiché il Convegno vedeva partecipare i migliori economisti d’Italia che insegnavano nelle migliori Università italiane si poteva dedurre che la più importante organizzazione degli industriali italiani, la Confidustria, si preoccupava di preparare una classe dirigente per gli anni a venire colta ed equilibrata.

Insomma a me apparve come una risposta alla contestazione giovanile che nasceva nelle Università ed una risposta degli industriali al timore di una politica troppo di “sinistra” che stava attuando il governo di centro-sinistra soprattutto per decisione dei socialisti.

4 – la massimizzazione del profitto

Tutti gli interventi dei relatori e dei partecipanti furono impostati sul concetto della “massimizzazione del profitto”. Può sembrare inverosimile che circa 400 persone di alta cultura e preparazione discutano per tre giorni ad un livello teorico così alto. Ma senza teoria non può esserci buona prassi. I convegni di oggi di politica economica e finanziaria hanno una impostazione completamente diversa. Si chiamano anche in un altro modo: workshop.

Il più importante convegno è il ” Workshop The European House – Ambrosetti a Villa d’Este” comunemente chiamato il Convegno di Cernobbio dello Studio Ambrosetti che quest’anno 2008 è giunto alla trentaquattresima edizione e si è tenuto dal 5 al 7 settembre. Non vi partecipano solo economisti ma anche politici nazionali, europei e internazionali. I lavori si tengono a porte chiuse. La stampa accreditata può ottenere interviste o altri servizi con i protagonisti se disponibili.

La prima relazione del Convegno di Ischia tenuta dal prof. D’Alauro fu tutta incentrata sul ruolo “fondamentale dell’impresa in una economia di mercato”. Una relazione di 50 pagine divisa in 13 paragrafi.

D’Alauro sostenne che il “profitto” è inseparabile dal concetto di “impresa” e di “imprenditore”. Non solo ma che una impresa è tale se punta alla “massimizzazione del profitto”. Così “l’imprenditore rappresenta la forza motrice della moderna economia capitalistica” ed un imprenditore è tale se è “innovatore” assumendo a base il pensiero di Scumpeter ( J.A. Schumpeter – The Teory od economic development, Harward, 1934). Se l’imprenditore è quello che “innova” il profitto è “essenzialmente il compenso dell’incertezza ossia il rischio non assicurabile che domina l’attività imprenditoriale” condividendo la definizione di Frank H. Knight contenuta nel suo saggio “Profit” pubblicato nell’Encyclopedia of Social Science ( vol.XII, 1934).

Non mancò D’Alauro di rimarcare le critiche alla massimizzazione del profitto soprattutto quelle di J.K. Galbraith, di A. Baran e P.M. Sweezy, quest’ultimi due neomarxiani americani autori dell’importante testo “il capitale monopolistico” tradotto in Italia nel 1968 e testo base per l’esame di Teoria e Politica dello Sviluppo Economico” alla Facoltà di Economia e Commercio di Napoli.

D’Alauro sostenne che essendo il profitto inscindibile dal concetto di impresa anche l’impresa “pubblica” cioè le cosiddette “Partecipazioni Statali” dovevano avere lo stesso obiettivo

La relazione del prof. Ernesto Cianci si soffermò soprattutto sull’evoluzione dell’economia italiana di quegli anni, sul forte ruolo del sindacato, sulla funzione della grande impresa.

In particolare Cianci sottolineò che “il profitto adempie anche ad una funzione sociale” poiché “senza profitto non si persegue una sana politica di sviluppo e di espansione, non si creano nuovi posti di lavoro, non si attraggono capitali esteri”.

Cianci concluse citando Luigi Einaudi nella “memorabile polemica con Benedetto Croce sui diversi significati del concetto di liberismo economico”.

“La libertà – diceva Einaudi – non è capace di vivere in una società economica nella quale non esista una varia e ricca fioritura di vite umane, vive per virtù proprie, indipendenti le une dalle altre, non serve di un’unica volontà. Lo spirito, se è libero, crea un’economia varia, in cui coesistono proprietà privata e proprietà di gruppi, di corpi, di amministrazioni statali, coesistono classi di industriali, di commercianti, di agricoltori, di professionisti, di artisti, le une dalle altre diverse, tutte traenti da sorgenti proprie i mezzi materiali di vita”.

Continua ………….

Casamicciola Terme, 22 ottobre 08[/lang_it]

A proposito dell'autore

Giuseppe Mazzella Giuseppe Mazzella, 61 anni, laureato in scienze politiche, giornalista e funzionario pubblico. E’ stato dal 1973 al 1975 redattore capo e direttore de “ Il Giornale d’ Ischia” fondato da Franco Conte; dal 1976 al 2001 responsabile dell’Ufficio Stampa della Provincia di Napoli; dal 1980 al 2006 è stato corrispondente dell’ANSA dalle isole di Ischia e Procida, ha collaborato dal 1980 al 2002 come free lance fra l’altro a “ Il Mattino”, “Il settimanale d’ Ischia”, “ Il Golfo” e scritto sul “ Corriere del Mezzogiorno” su “ La Repubblica”.E’ stato presidente dell’Associazione della Stampa delle isole di Ischia e Procida dal 1986 al 1994 e Presidente del Centro Studi su l’ isola d’ Ischia.Ha fondato nel 1999 il Museo Civico di Casamicciola Terme del quale è stato direttore onorario fino al 2004. E’ stato consigliere comunale di Casamicciola Terme del PSI dal 1975 al 1983. Dal 2002 è direttore del Centro per l’Impiego di Ischia. Una mia fotografia la si può trovare su la mia presentazione su tesionline.it alla ricerca Giuseppe Mazzella su Virgilio.