Ischia, il 2006 segna il cambiamento del turismo: non più un’isola a “due Piazze” siamo sulla strada della completa internazionalizzazione

di Giuseppe Mazzellagiuseppe_mazzella.jpg

° Aumentano i turisti italiani – Ritornano gli inglesi ed i francesi mentre i tedeschi non ci hanno abbandonati – Arrivano i russi – Il sistema economico non vive più sulla “rendita di posizione” del turista tedesco – Il cliente si cerca via Internet in tutto il mondo – cresce il turismo nautico – Anche l’occupazione dei lavoratori tiene – Manca però la “programmazione strategica” –
Ischia, 9 ottobre 06

Il turismo nell’isola d’Ischia è profondamente cambiato rispetto ad alcuni anni fa. Ormai siamo sulla strada della completa internazionalizzazione . L’ avvento dell’ informatica e della telematica – che fa chiamare questo nostro tempo come quello della “ Terza Rivoluzione Industriale” dopo quella inglese della fine del XVIII secolo e quella americana della fine del XIX secolo – ha profondamente cambiato sia il sistema dell’ offerta del nostro turismo sia la natura e la cittadinanza dei nostri clienti-turisti. L’offerta turistica dei nostri 294 alberghi e dei nostri 53 esercizi extra-alberghieri per complessivi 20.024 posti letto ai quali si aggiungono almeno altri 20 mila posti letto nelle case-vacanza e nei B&B con un indotto commerciale di 1.268 esercizi e 10 supermercati viaggia ormai su Internet in tutto il mondo. La rivoluzione informatica e telematica ha cambiato il modo di fare l’ albergatore, il tour operator, l’agente di viaggio, il commerciante.
Fino a pochi anni fa Ischia era un’isola a “due Piazze: italiani e tedeschi. I tedeschi – che avevano scoperto Ischia per il turismo cosiddetto di massa – agli inizi degli anni ’60 del ‘900 per intuizione dell’agente di viaggio berlinese Gertrude Sielevicz che aveva il suo ufficio alla Kurfustendamm e che negli anni ‘70, con la sua agenzia che chiamò Ischia Reisendiest, portava 1000 turisti alla settimana da marzo ad ottobre – grazie al cambio favorevole del marco fino al 2002 costituivano circa 80% del turismo straniero e garantivano la piena occupazione di tutte le strutture alberghiere anche perché erano giunti sul mercato altri importanti tour operator tedeschi tanto che anche imprenditori ischitani erano sbarcati come tour operator sul mercato germanico tanto per chiudere il cerchio dell’offerta.
Per circa 30 anni il turista straniero per antonomasia era il tedesco. La lingua tedesca era ritenuta essenziale per tutti i lavoratori del turismo. Le scritte sulle pareti dei negozi, dei ristoranti, erano in italiano e tedesco. I colori della bandiera tedesca si potevano trovare perfino sulle carrozzerie dei microtaxi.
L’offerta di soggiorni ad Ischia sul mercato germanico era molto conveniente per la completezza della vacanza ( mare-terme-montagna e clima eccezionalmente mite in primavera ed in autunno) per tutte le tasche ed era competitiva con tutte le altre località d’Europa e forse del mondo.
Era talmente forte la domanda di soggiorni ad Ischia sul mercato tedesco che verso la metà degli anni ‘ 70 del ‘ 900 un tour operator tedesco sperimentò perfino un’offerta invernale di massa. Anche per i mesi di novembre, dicembre, gennaio e febbraio. Ma era troppo.
Possiamo definire questa preferenza dei tedeschi per Ischia una specie di “rendita di posizione” sulla quale il nostro sistema economico ha vissuto per almeno 30 anni.
Ma la moneta unica prima e l’ offerta globale di viaggi con Internet ha “rivoluzionato” il nostro statico sistema. Bisognava dal 2002 adeguarsi sia alla moneta unica, sia all’offerta mondiale e sia alla crescente qualità dei servizi.
Già lo scorso anno – 2005 – ho sostenuto che la svolta del nostro turismo era stata avviata.
Scrissi su “Il Golfo” ( sabato 3 dicembre 2005 ) che si “può sostenere che il 2005 ha fatto segnare una profonda svolta nell’economica turistica dell’isola d’Ischia. E’ una svolta che emerge da vari indicatori che occorrerebbe riordinare per formulare poi una proposta di avvio di quella che oggi viene chiamata “programmazione strategica” e che ieri si chiamava “programmazione concertata”. Già si è avuto modo di sostenere – innumerevoli volte – l’urgenza di un “ Osservatorio Economico sullo Sviluppo” che potrebbe avere sede istituzionale presso il Centro per l’Impiego che è l’Agenzia Pubblica per il Lavoro o l’Azienda di Cura, Soggiorno e Turismo che ritengo debba essere l’Ente dell’“economia turistica” e non solo della “ promozione” poiché è del tutto evidente che da sola la “ promozione” non basta se non ha “cose, fatti ed eventi” da propagandare e quindi la concertazione fra Enti Locali e Regione, anche con i loro “enti strumentali”, deve essere forte per “realizzare” una bella località turistica con tutte le bellezze e tutti i servizi poi da “propagandare”.
Ma questo dipenderà dai tempi di discussione e di approvazione del disegno di legge regionale già predisposto dall’assessore regionale al turismo Marco Di Lello .
Nonostante la non accettazione sul piano teorico della “programmazione strategica” e la mancanza di moderni strumenti istituzionali – come l’Osservatorio Economico sullo Sviluppo ed un Ente Comprensoriale sull’Economia Turistica capace di fare sintesi delle politiche dei Comuni di Ischia, Casamicciola Terme, Lacco Ameno, Forio, Serrara-Fontana, Barano e se vuole anche Procida – il sistema economico dell’isola d’Ischia– ha dovuto prendere atto del cambiamento mondiale dell’offerta turistica ed ha dovuto con velocità straordinaria adeguarsi ai nuovi mercati.
La classe imprenditoriale dell’isola d’Ischia – quella soprattutto impegnata direttamente nel turismo e nel commercio cioè gli albergatori ed i commercianti – ha meritato, a mio parere, un convinto apprezzamento per quello che ha saputo fare in questa stagione turistica 2005 per “mantenere il sistema Ischia”. Un “sistema” che offre circa 40 mila posti letto negli esercizi alberghieri ed extra-alberghieri; circa 2 mila imprese; oltre 9 mila lavoratori stagionali; almeno 5 mila case date in fitto stagionale”.
Sostenevo ancora che “in tempo di crisi turistica nazionale e di recessione economica italiana con un calo di turisti stimabile intorno al 25 per cento rispetto al 2004 in tutte le località della Penisola non era facile comunque andare avanti.
Gli albergatori, gli agenti di viaggio, i tour operators, hanno affrontato con coraggio questa competizione mondiale e hanno fatto di tutto per ridurre gli effetti negativi del calo di turisti tedeschi”.
E ancora rimarcavo che “un armamentario ricettivo di tale ampiezza , modellato su soggiorni di almeno 15 giorni poiché legati alla cura termale, ha dovuto e deve fare i conti non solo con la concorrenza nazionale ed internazionale ma con la recessione economica che colpisce i suoi più tradizionali clienti e quindi riconvertire completamente ed immediatamente la sua offerta: non più offerta per 15 giorni ma per 7 giorni o addirittura per il week-end soltanto; non solo cure termali ma soprattutto fitness e beauty farm; non soltanto anziani ma anche giovani; non solo italiani e tedeschi ma anche inglesi, scandinavi, russi, giapponesi e così via”.
Questo trend del 2005 si rileva anche nel 2006 dai dati dell’Azienda di Cura Soggiorno e Turismo relativi ai primi 7 mesi dell’anno. C’è una sostanziale tenuta di un sistema turistico maturo che ha ormai raggiunto la sua massima espansione con un calo soltanto del 2% rispetto al 2005 in cui le presenze complessive dei primi sette mesi dell’anno furono 1.619.455 e la “rendita di posizione” dei tedeschi non è più così forte tanto che gli imprenditori si sono attrezzati per conquistare sempre di più il mercato italiano e quelli di emergenti paesi d’Europa come il mercato russo e dell’Est europeo mentre comincia a rinascere la conquista del mercato inglese e di quello francese.
Il turismo ischitano diviene sempre più “ italiano” e si “ internazionalizza” sempre di più. Cresce a vista d’occhio il turismo nautico. La stagione turistica dura sempre 8 mesi ed è ancora la più lunga del Mezzogiorno. Tiene anche l’occupazione nel settore.
Questa mi pare la strada giusta ma mi pare anche il tempo di un avvio serio di una “programmazione strategica” perché è evidente che l’economia privata è molto più avanti del sistema istituzionale pubblico. Ma questo è un altro discorso.

Giuseppe Mazzella, giornalista, laureato in scienze politiche dell’amministrazione, è funzionario responsabile del Centro per l’Impiego di Ischia.

g.mazzella@provincia.napoli.it

A proposito dell'autore

Giuseppe Mazzella Giuseppe Mazzella, 61 anni, laureato in scienze politiche, giornalista e funzionario pubblico. E’ stato dal 1973 al 1975 redattore capo e direttore de “ Il Giornale d’ Ischia” fondato da Franco Conte; dal 1976 al 2001 responsabile dell’Ufficio Stampa della Provincia di Napoli; dal 1980 al 2006 è stato corrispondente dell’ANSA dalle isole di Ischia e Procida, ha collaborato dal 1980 al 2002 come free lance fra l’altro a “ Il Mattino”, “Il settimanale d’ Ischia”, “ Il Golfo” e scritto sul “ Corriere del Mezzogiorno” su “ La Repubblica”.E’ stato presidente dell’Associazione della Stampa delle isole di Ischia e Procida dal 1986 al 1994 e Presidente del Centro Studi su l’ isola d’ Ischia.Ha fondato nel 1999 il Museo Civico di Casamicciola Terme del quale è stato direttore onorario fino al 2004. E’ stato consigliere comunale di Casamicciola Terme del PSI dal 1975 al 1983. Dal 2002 è direttore del Centro per l’Impiego di Ischia. Una mia fotografia la si può trovare su la mia presentazione su tesionline.it alla ricerca Giuseppe Mazzella su Virgilio.