Ischia e lo sviluppo ipermaturo

° Uscire dalla crisi di rappresentatività degli albergatori, dei commercianti, degli artigiani, dei lavoratori e mettere in atto la Programmazione Economica dello “sviluppo locale” – la stagione turistica si è accorciata e spezzettata ed i mercati sono cambiati – la necessità di un Ente Pubblico di coordinamento

– di Giuseppe Mazzellagmazzella-1_0.jpg

° Il ” sistema privato delle imprese” è disordinato, egoista ed in concorrenza con se stesso – i Gruppi alberghieri hanno messo in crisi la piccola azienda – quello che accade nell’imprenditoria si estende al sindacato che non ha più aderenti sufficienti per la contrattazione – una guerra tra poveri anche nel mondo del lavoro con gli extra-comunitari –

Dal dibattito avviato sul “Corriere del Mezzogiorno” lo scorso 25 luglio con un intervento dell’ex-eurodeputato socialista Franco Iacono e che si è sviluppato – per circa due mesi – con grande interesse prendendo sempre più un valore contenutistico anziché personalistico con oltre 10 interventi di esponenti della società civile, della politica regionale e locale, dell’Accademia, è emerso che Ischia, prima località turistica della Campania, è affetta dai “problemi perpetui” che ne minano lo sviluppo ma comunque non siamo “alla frutta” come ha confermato l’amministratore dell’ Ente Provinciale per il Turimo di Napoli, Dario Scalabrini, rendendo noti i dati sul turismo – meno 10% a Napoli rispetto all’agosto 2007 e stessi numeri per la penisola sorrentina e le isole del Golfo (Corriere del 22 agosto) dello scorso anno – e come, soprattutto, ha confermato l'”ottimo settembre” per gli alberghi e le terme dell’isola che hanno registrato il “tutto esaurito o il quasi”.

° Uscire dalla crisi di rappresentatività degli albergatori, dei commercianti, degli artigiani, dei lavoratori e mettere in atto la Programmazione Economica dello “sviluppo locale” – la stagione turistica si è accorciata e spezzettata ed i mercati sono cambiati – la necessità di un Ente Pubblico di coordinamento

– di Giuseppe Mazzellagmazzella-1_0.jpg

° Il ” sistema privato delle imprese” è disordinato, egoista ed in concorrenza con se stesso – i Gruppi alberghieri hanno messo in crisi la piccola azienda – quello che accade nell’imprenditoria si estende al sindacato che non ha più aderenti sufficienti per la contrattazione – una guerra tra poveri anche nel mondo del lavoro con gli extra-comunitari –

Dal dibattito avviato sul “Corriere del Mezzogiorno” lo scorso 25 luglio con un intervento dell’ex-eurodeputato socialista Franco Iacono e che si è sviluppato – per circa due mesi – con grande interesse prendendo sempre più un valore contenutistico anziché personalistico con oltre 10 interventi di esponenti della società civile, della politica regionale e locale, dell’Accademia, è emerso che Ischia, prima località turistica della Campania, è affetta dai “problemi perpetui” che ne minano lo sviluppo ma comunque non siamo “alla frutta” come ha confermato l’amministratore dell’ Ente Provinciale per il Turimo di Napoli, Dario Scalabrini, rendendo noti i dati sul turismo – meno 10% a Napoli rispetto all’agosto 2007 e stessi numeri per la penisola sorrentina e le isole del Golfo (Corriere del 22 agosto) dello scorso anno – e come, soprattutto, ha confermato l'”ottimo settembre” per gli alberghi e le terme dell’isola che hanno registrato il “tutto esaurito o il quasi”.

Ma il sistema delle imprese è assolutamente disordinato, egoista, in permanente concorrenza con se stesso che attua una “guerra fra poveri” o meglio una “guerra tra ricchi o meno ricchi” cioè il “pesce grosso cerca di mangiare il più piccolo “così l’albergo a 4 stelle pur di mantenersi sul mercato internazionale delle vacanze così spietato attua una concorrenza sui prezzi con un albergo di tre o due stelle. In tal mondo il piccolo albergo di tre o due stelle sta rischiando di uscire fuori mercato e di chiudere l’attività perché non è più competitivo. Il ” turbocapitalismo” si è esteso anche nel nostro sistema economico locale che è ormai “iper-maturo” e cioè, sia detto senza equivoci, oltre non è più possibile andare e la Programmazione Economica diventa indispensabile anche senza Pianificazione Territoriale perché non ritengo corretto un Piano Urbanistico Territoriale “ministeriale” ed “ipervincolista” che “ingessa” un sistema economico.

L’isola d’Ischia ha una ricettività turistica “ufficiale” di 23.717 posti letto (dato 2006 EPT Napoli) e dispone di 318 alberghi e di 81 strutture extra-alberghiere. Il sistema commerciale è costituito da 1786 imprese (dato Camera di Commercio 2005) e la forza lavoro disponibile supera le 10 mila unità di cui almeno mille extracomunitari (dati Centro per l’Impiego).

E’ evidente che ci troviamo in presenza di un sistema che ha raggiunto il massimo dello sviluppo tenendo conto delle ridotte dimensioni dell’area ( 45, 79 Kmq).

La compatibilità della Programmazione Economica in un “sistema turistico locale” – come lo chiama la proposta di legge regionale di riforma del sistema istituzionale sub-regionale – con un Piano Urbanistico Territoriale ipervincolista rappresenta il tema di un altro dibattito altrettanto serio. Ma qualsiasi dibattito – sia eminentemente “culturale” sia essenzialmente “ambientale o ambientalista” non può prescindere dalla consistenza dello sviluppo economico e dai suoi riflessi occupazionali.

Assistiamo da alcuni anni al progressivo cambiamento della struttura economica del sistema. Sono nate “concentrazioni” alberghiere cioè i “gruppi” alberghieri che dispongono di 4 alberghi, 8 alberghi o di più che possono offrire tariffe differenziate a seconda della tasca del cliente. Questi gruppi alberghieri sono diventati indispensabili per mantenere il sistema economico complessivo in presenza di una inadeguatezza istituzionale e di una scadente classe politica dai Comuni alla Regione di cui ormai sono tutti d’accordo.

Ma questi gruppi alberghieri non solo rischiano di uccidere il piccolo albergatore delle tre o delle due stelle ma rischiano di mettere in crisi lo stesso collega albergatore con un buon albergo di 4 o 5 stelle. Stesso discorso – con l’imperfezione dell’analogia – può essere esteso al sistema commerciale.

Ma sono cambiati anche i mercati ed i tempi della stagione. I tedeschi – che arrivavano da marzo ad ottobre occupando l’80% della ricettività – non sono più il principale mercato straniero. I nuovi principali clienti stranieri sono i russi mentre sono aumentati i turisti italiani. La “stagione” – come noi ischitani chiamiamo la nostra lunga estate che, grazie al clima dura da marzo ad ottobre – dal punto di vista turistico non dura più 8 mesi, come qualche anno fa, ma 6 mesi. Così i lavoratori lottano per avere un contratto di lavoro di almeno 6 mesi per avere per gli altri 6 l’indennità di disoccupazione. La “stagione” si spezzetta perché grazie ai mutamenti dei costumi dura anche nei week-end di novembre o nelle vacanze natalizie e pasquali e quindi gli alberghi “riaprono occasionalmente”.

E’ evidente che in questo contesto rappresenta una grande forzatura definire l’isola d’Ischia un “sistema alberghiero e commerciale” (sistema: ciò che è costituito da più elementi interdipendenti, uniti tra loro in modo organico” – Garzanti pag.1821). Ma è comunque necessario. La situazione è questa sul piano locale e nel contesto della situazione nazionale ed internazionale. E’ indispensabile una politica economica locale capace di affrontare la competizione mondiale e di permettere la sopravvivenza della piccola impresa del turismo e del commercio. La cosa non è semplice.

Il sistema alberghiero e commerciale così “disordinato” e così “concorrente in se stesso” vive anche una grande crisi di rappresentatività. La Federalberghi e l’Unione Industriali del Turismo rappresentano una quota assolutamente minoritaria degli albergatori e sono assolutamente incapaci di “imporre” una linea di comportamento unitaria per tutti gli imprenditori del settore. Analoga crisi per i commercianti poiché l’ASCOM e la Confesercenti rappresentano una minoranza del settore con scarsa partecipazione degli stessi aderenti. Mi fermo ai due settori prevalenti – gli albergatori ed i commercianti – ma non credo di essere in errore se affermo che la stessa situazione la vive la Coldiretti e la Confartigianato.

Quello che accade nell’imprenditoria accade anche nel sindacato. Su circa 10 mila lavoratori del turismo e del commercio una quota del tutto marginale aderisce ai sindacati. Le più importanti sigle sindacali – CGIL-CISL-UIL-UGL – possono annoverare pochissimi iscritti rispetto all’enorme forza lavoro. L’individualismo che impera nell’imprenditoria regna anche nel mondo del lavoro.

Anche nel mondo del lavoro esiste una guerra tra poveri, tra chi ha un buon posto di lavoro ed un cattivo posto ed addirittura i lavoratori che cominciano ad arrivare ai 50 anni avvertono la paura di perdere il posto di lavoro soppiantati dai più forti e preparati giovani di 20, 30 e 40 anni a seconda il livello di professionalità raggiunto. Se a questo aggiungiamo una recessione nazionale ed internazionale con una riduzione e non un aumento dei posti di lavoro emerge un quadro che definire preoccupante è un eufemismo anche perché la precarizzazione del lavoro, definito dalle nuove leggi ormai similari in tutta Europa, non lascia spazio all’ottimismo per il futuro dei nostri figli. In tema di trattamento dei lavoratori il “turbocapitalismo” diventa “paleocapitalismo” cioè i lavoratori rischiano di essere trattati come al tempo della Prima Rivoluzione Industriale del secolo decimoottavo anche perché siamo diventati un’isola di immigrati con circa 3mila extra-comunitari, fra regolari ed irregolari , che hanno fatto “scendere il prezzo o il costo del lavoro”.

Se questa è la diagnosi trovare la terapia è estremamente difficile e complesso. Il prof. Amato Lamberti nel suo intervento sul “Corriere” del 21 agosto, al quale non si può aggiungere una sola parola se non quella di convinto apprezzamento, ha proposto la nascita anche in Campania dei “distretti turistici-industriali” come hanno fatto la Liguria e l’Emilia-Romagna, Regioni – aggiungo io – che però hanno una legislazione sul sistema istituzionale pubblico cosa che manca in Campania tanto che il neo assessore al turismo, Claudio Velardi, ha dovuto “forzatamente legiferare” per ridurre il costo politico delle comatose Aziende di Cura, Soggiorno e Turismo dandone conto ai lettori del “Corriere” nell’edizione del 9 luglio scorso (ecco come lavora la commissione turismo: caos e consiglieri che parlano in dialetto”suscitando un coro di polemiche).

Ischia ha urgente bisogno di un Ente Pubblico di Coordinamento costituito dalla Regione che sia capace di coordinare le politiche dei sei Comuni non solo in materia di “promozione” ma di “programmazione economica generale”. Un ruolo che dal 1952 al 1972 – cioè nel ventennio del decollo – venne svolto dall’Ente per la Valorizzazione dell’isola d’Ischia ( EVI) che – per legge dello Stato – non solo aveva i compiti della tradizionale Azienda di Cura, Soggiorno e Turismo ma era anche il braccio operativo della Cassa per il Mezzogiorno per le grandi opere infrastrutturali fra le quali è doveroso inserire il Grande Acquedotto sottomarino fra le migliori realizzazioni della storia dell’intervento straordinario. Solo un Ente Pubblico – al quale debbono partecipare gli imprenditori – potrebbe fare da “cabina di regia” o da “stanza di compensazione” di uno sviluppo programmato fra sei Comuni e potrebbe restituire concretezza alla politica di Programmazione Economica facendola uscire sia dal “libro dei sogni o delle favole” o da quello dei “ricordi e delle speranze fallite”.

Il vero problema è ciò che gli inglesi, Maestri del pragmatismo, chiamano il “timing” cioè il “calcolo del tempo”. L’interlocutore diventa in questo caso la Presidente del Consiglio Regionale della Campania, signora Sandra Lonardo Mastella, piuttosto che il “Governatore” Bassolino.

La competenza legislativa è infatti del Consiglio Regionale della Campania a meno che non ci sia un altro, l’ennesimo ” Commissriamento”.

L’ “essential question” è tutta qui.

Ma il sistema delle imprese è assolutamente disordinato, egoista, in permanente concorrenza con se stesso che attua una “guerra fra poveri” o meglio una “guerra tra ricchi o meno ricchi” cioè il “pesce grosso cerca di mangiare il più piccolo “così l’albergo a 4 stelle pur di mantenersi sul mercato internazionale delle vacanze così spietato attua una concorrenza sui prezzi con un albergo di tre o due stelle. In tal mondo il piccolo albergo di tre o due stelle sta rischiando di uscire fuori mercato e di chiudere l’attività perché non è più competitivo. Il ” turbocapitalismo” si è esteso anche nel nostro sistema economico locale che è ormai “iper-maturo” e cioè, sia detto senza equivoci, oltre non è più possibile andare e la Programmazione Economica diventa indispensabile anche senza Pianificazione Territoriale perché non ritengo corretto un Piano Urbanistico Territoriale “ministeriale” ed “ipervincolista” che “ingessa” un sistema economico.

L’isola d’Ischia ha una ricettività turistica “ufficiale” di 23.717 posti letto (dato 2006 EPT Napoli) e dispone di 318 alberghi e di 81 strutture extra-alberghiere. Il sistema commerciale è costituito da 1786 imprese (dato Camera di Commercio 2005) e la forza lavoro disponibile supera le 10 mila unità di cui almeno mille extracomunitari (dati Centro per l’Impiego).

E’ evidente che ci troviamo in presenza di un sistema che ha raggiunto il massimo dello sviluppo tenendo conto delle ridotte dimensioni dell’area ( 45, 79 Kmq).

La compatibilità della Programmazione Economica in un “sistema turistico locale” – come lo chiama la proposta di legge regionale di riforma del sistema istituzionale sub-regionale – con un Piano Urbanistico Territoriale ipervincolista rappresenta il tema di un altro dibattito altrettanto serio. Ma qualsiasi dibattito – sia eminentemente “culturale” sia essenzialmente “ambientale o ambientalista” non può prescindere dalla consistenza dello sviluppo economico e dai suoi riflessi occupazionali.

Assistiamo da alcuni anni al progressivo cambiamento della struttura economica del sistema. Sono nate “concentrazioni” alberghiere cioè i “gruppi” alberghieri che dispongono di 4 alberghi, 8 alberghi o di più che possono offrire tariffe differenziate a seconda della tasca del cliente. Questi gruppi alberghieri sono diventati indispensabili per mantenere il sistema economico complessivo in presenza di una inadeguatezza istituzionale e di una scadente classe politica dai Comuni alla Regione di cui ormai sono tutti d’accordo.

Ma questi gruppi alberghieri non solo rischiano di uccidere il piccolo albergatore delle tre o delle due stelle ma rischiano di mettere in crisi lo stesso collega albergatore con un buon albergo di 4 o 5 stelle. Stesso discorso – con l’imperfezione dell’analogia – può essere esteso al sistema commerciale.

Ma sono cambiati anche i mercati ed i tempi della stagione. I tedeschi – che arrivavano da marzo ad ottobre occupando l’80% della ricettività – non sono più il principale mercato straniero. I nuovi principali clienti stranieri sono i russi mentre sono aumentati i turisti italiani. La “stagione” – come noi ischitani chiamiamo la nostra lunga estate che, grazie al clima dura da marzo ad ottobre – dal punto di vista turistico non dura più 8 mesi, come qualche anno fa, ma 6 mesi. Così i lavoratori lottano per avere un contratto di lavoro di almeno 6 mesi per avere per gli altri 6 l’indennità di disoccupazione. La “stagione” si spezzetta perché grazie ai mutamenti dei costumi dura anche nei week-end di novembre o nelle vacanze natalizie e pasquali e quindi gli alberghi “riaprono occasionalmente”.

E’ evidente che in questo contesto rappresenta una grande forzatura definire l’isola d’Ischia un “sistema alberghiero e commerciale” (sistema: ciò che è costituito da più elementi interdipendenti, uniti tra loro in modo organico” – Garzanti pag.1821). Ma è comunque necessario. La situazione è questa sul piano locale e nel contesto della situazione nazionale ed internazionale. E’ indispensabile una politica economica locale capace di affrontare la competizione mondiale e di permettere la sopravvivenza della piccola impresa del turismo e del commercio. La cosa non è semplice.

Il sistema alberghiero e commerciale così “disordinato” e così “concorrente in se stesso” vive anche una grande crisi di rappresentatività. La Federalberghi e l’Unione Industriali del Turismo rappresentano una quota assolutamente minoritaria degli albergatori e sono assolutamente incapaci di “imporre” una linea di comportamento unitaria per tutti gli imprenditori del settore. Analoga crisi per i commercianti poiché l’ASCOM e la Confesercenti rappresentano una minoranza del settore con scarsa partecipazione degli stessi aderenti. Mi fermo ai due settori prevalenti – gli albergatori ed i commercianti – ma non credo di essere in errore se affermo che la stessa situazione la vive la Coldiretti e la Confartigianato.

Quello che accade nell’imprenditoria accade anche nel sindacato. Su circa 10 mila lavoratori del turismo e del commercio una quota del tutto marginale aderisce ai sindacati. Le più importanti sigle sindacali – CGIL-CISL-UIL-UGL – possono annoverare pochissimi iscritti rispetto all’enorme forza lavoro. L’individualismo che impera nell’imprenditoria regna anche nel mondo del lavoro.

Anche nel mondo del lavoro esiste una guerra tra poveri, tra chi ha un buon posto di lavoro ed un cattivo posto ed addirittura i lavoratori che cominciano ad arrivare ai 50 anni avvertono la paura di perdere il posto di lavoro soppiantati dai più forti e preparati giovani di 20, 30 e 40 anni a seconda il livello di professionalità raggiunto. Se a questo aggiungiamo una recessione nazionale ed internazionale con una riduzione e non un aumento dei posti di lavoro emerge un quadro che definire preoccupante è un eufemismo anche perché la precarizzazione del lavoro, definito dalle nuove leggi ormai similari in tutta Europa, non lascia spazio all’ottimismo per il futuro dei nostri figli. In tema di trattamento dei lavoratori il “turbocapitalismo” diventa “paleocapitalismo” cioè i lavoratori rischiano di essere trattati come al tempo della Prima Rivoluzione Industriale del secolo decimoottavo anche perché siamo diventati un’isola di immigrati con circa 3mila extra-comunitari, fra regolari ed irregolari , che hanno fatto “scendere il prezzo o il costo del lavoro”.

Se questa è la diagnosi trovare la terapia è estremamente difficile e complesso. Il prof. Amato Lamberti nel suo intervento sul “Corriere” del 21 agosto, al quale non si può aggiungere una sola parola se non quella di convinto apprezzamento, ha proposto la nascita anche in Campania dei “distretti turistici-industriali” come hanno fatto la Liguria e l’Emilia-Romagna, Regioni – aggiungo io – che però hanno una legislazione sul sistema istituzionale pubblico cosa che manca in Campania tanto che il neo assessore al turismo, Claudio Velardi, ha dovuto “forzatamente legiferare” per ridurre il costo politico delle comatose Aziende di Cura, Soggiorno e Turismo dandone conto ai lettori del “Corriere” nell’edizione del 9 luglio scorso (ecco come lavora la commissione turismo: caos e consiglieri che parlano in dialetto”suscitando un coro di polemiche).

Ischia ha urgente bisogno di un Ente Pubblico di Coordinamento costituito dalla Regione che sia capace di coordinare le politiche dei sei Comuni non solo in materia di “promozione” ma di “programmazione economica generale”. Un ruolo che dal 1952 al 1972 – cioè nel ventennio del decollo – venne svolto dall’Ente per la Valorizzazione dell’isola d’Ischia ( EVI) che – per legge dello Stato – non solo aveva i compiti della tradizionale Azienda di Cura, Soggiorno e Turismo ma era anche il braccio operativo della Cassa per il Mezzogiorno per le grandi opere infrastrutturali fra le quali è doveroso inserire il Grande Acquedotto sottomarino fra le migliori realizzazioni della storia dell’intervento straordinario. Solo un Ente Pubblico – al quale debbono partecipare gli imprenditori – potrebbe fare da “cabina di regia” o da “stanza di compensazione” di uno sviluppo programmato fra sei Comuni e potrebbe restituire concretezza alla politica di Programmazione Economica facendola uscire sia dal “libro dei sogni o delle favole” o da quello dei “ricordi e delle speranze fallite”.

Il vero problema è ciò che gli inglesi, Maestri del pragmatismo, chiamano il “timing” cioè il “calcolo del tempo”. L’interlocutore diventa in questo caso la Presidente del Consiglio Regionale della Campania, signora Sandra Lonardo Mastella, piuttosto che il “Governatore” Bassolino.

La competenza legislativa è infatti del Consiglio Regionale della Campania a meno che non ci sia un altro, l’ennesimo ” Commissriamento”.

L’ “essential question” è tutta qui.

A proposito dell'autore

Giuseppe Mazzella Giuseppe Mazzella, 61 anni, laureato in scienze politiche, giornalista e funzionario pubblico. E’ stato dal 1973 al 1975 redattore capo e direttore de “ Il Giornale d’ Ischia” fondato da Franco Conte; dal 1976 al 2001 responsabile dell’Ufficio Stampa della Provincia di Napoli; dal 1980 al 2006 è stato corrispondente dell’ANSA dalle isole di Ischia e Procida, ha collaborato dal 1980 al 2002 come free lance fra l’altro a “ Il Mattino”, “Il settimanale d’ Ischia”, “ Il Golfo” e scritto sul “ Corriere del Mezzogiorno” su “ La Repubblica”.E’ stato presidente dell’Associazione della Stampa delle isole di Ischia e Procida dal 1986 al 1994 e Presidente del Centro Studi su l’ isola d’ Ischia.Ha fondato nel 1999 il Museo Civico di Casamicciola Terme del quale è stato direttore onorario fino al 2004. E’ stato consigliere comunale di Casamicciola Terme del PSI dal 1975 al 1983. Dal 2002 è direttore del Centro per l’Impiego di Ischia. Una mia fotografia la si può trovare su la mia presentazione su tesionline.it alla ricerca Giuseppe Mazzella su Virgilio.