Ischia e l’assetto istituzionale: da ieri per domaniIschia e l’assetto istituzionale: da ieri per domani

° Scriviamo senza seguire le “mode storicistiche” ma soltanto per ricercare soluzioni possibili – antifascista e liberalsocialista per la Riforma e non per la rivoluzione – il terreno comune dell’obiettività tra storici e giornalisti – perché negli anni ‘70 il PSI era per la soppressione dell’EVI – il disegno autonomistico dei socialisti ed il contrasto con i repubblicani, che avevano ragione, per la soppressione della Provincia in presenza della Regione – la cocente delusione della Regione, da ente legislatore a grosso municipio – lo svuotamento della Provincia ad ente fantasma – la lana di Franco

di Giuseppe Mazzellagmazzella-1_0.jpg

L’editoriale di Domenico Di Meglio apparso sul numero di venerdì 3 ottobre intorno al dibattito sul futuro della nostra isola dove il direttore de “Il Golfo” fa riferimento al mio ultimo intervento sullo “sviluppo ipermaturo” con sottolineature di condivisione e di apprezzamento, per le quali ringrazio, ricorda la vicenda dell’istituzione e della soppressione dell’Ente per la Valorizzazione dell’isola d’Ischia il cui ruolo – dal 1952 al 1972 – è stato da me richiamato.

Domenico Di Meglio non perde l’occasione per rivendicare al fascismo il merito della prima istituzione negli anni ‘30 del ‘900 e per addebitare all’alleanza DC-PSI il demerito della sua soppressione nel 1972.

E’ uscito – proprio in questi giorni – un libro di un giovane storico genovese , Sergio Luzzatto, intitolato ” Sangue all’Italia” dove Luzzatto critica la “concorrenza sleale” nel campo della rigorosa storiografia da parte dei giornalisti – come Indro Montanelli, Gianpaolo Pansa , Bruno Vespa – colpevoli secondo Luzzatto di “fare uso del passato” per le polemiche di oggi.[lang_it]

° Scriviamo senza seguire le “mode storicistiche” ma soltanto per ricercare soluzioni possibili – antifascista e liberalsocialista per la Riforma e non per la rivoluzione – il terreno comune dell’obiettività tra storici e giornalisti – perché negli anni ‘70 il PSI era per la soppressione dell’EVI – il disegno autonomistico dei socialisti ed il contrasto con i repubblicani, che avevano ragione, per la soppressione della Provincia in presenza della Regione – la cocente delusione della Regione, da ente legislatore a grosso municipio – lo svuotamento della Provincia ad ente fantasma – la lana di Franco

di Giuseppe Mazzellagmazzella-1_0.jpg

L’editoriale di Domenico Di Meglio apparso sul numero di venerdì 3 ottobre intorno al dibattito sul futuro della nostra isola dove il direttore de “Il Golfo” fa riferimento al mio ultimo intervento sullo “sviluppo ipermaturo” con sottolineature di condivisione e di apprezzamento, per le quali ringrazio, ricorda la vicenda dell’istituzione e della soppressione dell’Ente per la Valorizzazione dell’isola d’Ischia il cui ruolo – dal 1952 al 1972 – è stato da me richiamato.

Domenico Di Meglio non perde l’occasione per rivendicare al fascismo il merito della prima istituzione negli anni ‘30 del ‘900 e per addebitare all’alleanza DC-PSI il demerito della sua soppressione nel 1972.

E’ uscito – proprio in questi giorni – un libro di un giovane storico genovese , Sergio Luzzatto, intitolato ” Sangue all’Italia” dove Luzzatto critica la “concorrenza sleale” nel campo della rigorosa storiografia da parte dei giornalisti – come Indro Montanelli, Gianpaolo Pansa , Bruno Vespa – colpevoli secondo Luzzatto di “fare uso del passato” per le polemiche di oggi.[/lang_it]

Non entro nel merito della polemica avendo letto soltanto la recensione del volume da parte di Aldo Cazzullo sul “Corriere della Sera” ma la tesi di Luzzatto merita un approfondimento perché anch’io mi sento affascinato dalla Storia ed anch’io cerco di trovare nel passato un insegnamento per il presente e per il futuro. Ma cerco di farlo con il massimo dell’impegno a ricercare il Giusto senza alcun pregiudizio né ideologico né culturale. Sono laico e non ho Chiese.

Ho citato l’anno di “rinascita” dell’ EVI – il 1952 – anziché quello di “nascita” – il 1939 – non per la mia formazione culturale e politica di convinto e irreversibile antifascista e di convinto e coerente libersocialista sempre schierato per la “Riforma” e non per la “Rivoluzione” ma soltanto perché è in quel ventennio che l’Ente per la Valorizzazione dell’isola d’Ischia dimostrò tutta la sua efficacia e la sua efficienza, con una competente ed appassionata classe dirigente. Con la stessa onestà intellettuale avrei potuto citare il ruolo fondamentale svolto dalla Cassa per il Mezzogiorno ma naturalmente – come mi ammoniva il Maestro prof. Edoardo Malagoli – “ogni Storia vivente è fatta di luci e di ombre” e come mi insegnava il prof. Giuseppe Palomba, altro mio Maestro alla Facoltà di Economia e Commercio, quando ci cimentiamo nella Storia Economica dobbiamo essere rigorosi e non farci trascinare nelle “mode storicistiche” del momento cioè : se va di moda l’antifascismo scriviamo tutto in chiave antifascista o se va di moda l’anticomunismo scriviamo tutto contro perché così non vediamo le luci ma solo le ombre.

Insomma la “passione dell’obiettività” credo che sia un terreno comune sia degli storici di professione che dei giornalisti che sono gli “storici del momento”.

Lunga premessa – per la quale chiedo scusa al paziente lettore – per arrivare nel vivo della polemica e cioè alla “responsabilità” che Domenico Di Meglio assegna alla DC ed al PSI locali che nel 1972.

Poiché sono stato in quegli anni militante del PSI e sostenni in quegli anni la “soppressione” dell’EVI mi sento responsabile di quella scelta e cerco di spiegarla.

Negli ‘70 del ‘900 si visse una grande stagione di passione civile sulla scia del movimento giovanile di contestazione del ’68 – sul quale avrò modo di intervenire anche alla luce del bel lavoro della nostra concittadina prof. Francesca Coltella “Napoli frontale nel Sessantotto” che sarà presentato alla Biblioteca Antoniana il prossimo 25 ottobre.

E’ noto che il PSI fu il principale protagonista nei governi di centro-sinistra degli anni ‘60 e ‘70 per l’attuazione delle Regioni a Statuto Ordinario e per la costruzione del “decentramento democratico dello Stato”. Le Regioni dovevano costituire l’autentico Federalismo mantenendo ben salda l’Unità Nazionale. Dovevano essere Enti di Legislazione e non di amministrazione.

Appariva evidente che con un sistema di Autonomie locali costituito da tre livelli – Regione, Provincia e Comune – non avevano senso gli “Enti Autonomi Monofunzionali di gestione” perché autonomia significava autonomia di bilancio e cioè di spesa senza il controllo democratico degli eletti mentre il Potere doveva essere ricondotto nelle Assemblee elettive che erano ben tre a livello locale mentre il Parlamento era diviso in ben due Camere con gli stessi poteri.

Se da un lato nascevano quindi le Regioni dovevano scomparire tutti gli enti monofunzionali come le Aziende di Cura e Soggiorno ed una miriade di altri “enti inutili” che erano tali nella gestione ma non negli scopi che dovevano essere assegnati o al Comune o alla Provincia o alla Regione.

La logica “pubblicistica” dei socialisti aveva questa impostazione.

Era quindi chiaro che i poteri di “valorizzazione”, di “programmazione”, di “pianificazione” dovevano essere assegnati in prima istanza ai Comuni e poi – senza sovrapposizioni ma con una chiara definizione dei compiti – in seconda e terza istanza alla Provincia ed alla Regione.

I repubblicani di Ugo La Malfa – che erano pur favorevoli al centro-sinistra e costituivano della sinistra “la coscienza critica” – si dichiararono favorevoli al disegno di decentramento ma fecero presente che in questo disegno la Provincia non aveva alcun ruolo e quindi bisognava abolirla con una modifica della Carta Costituzionale.

La proposta – come ormai sanno tutti – non passò sia per la pressione degli amministratori e politici locali della DC e del PSI sia per qualche ragione storica. Le Province dalla data della loro istituzione – nel 1952 perché prima si chiamavano “Deputazione Provinciale” – in assenza delle Regioni – istituite nel 1970 – per 18 anni svolsero un ruolo di cerniera tra il Comune e lo Stato e nel caso del Sud divennero il braccio esecutivo della Cassa per il Mezzogiorno per la realizzazione delle grandi opere infrastrutturali come le grandi arterie che permisero un grande sviluppo economico e nel caso dell’isola d’Ischia ricordo la strada Testaccio-Maronti e la Panza-S.Angelo.

Ma bisogna riconoscere alla luce della Storia che i repubblicani avevano ragione tanto che mai come oggi in Italia si discute della soppressione della Provincia perché in 38 anni non si è riuscito ad assegnare all’Ente Intermedio una chiara funzione anche perché la Regione non è stato soltanto un Ente di legislazione – anzi ha legiferato pochissimo e spesso male – ma è stato soprattutto un Ente di Gestione poco più di un Grosso Municipio o una Grossa Banca che assegna i soldi ai Comuni per tutte o quasi tutte le funzioni. Da qui la preponderanza dell'”esecutivo” – il Presidente detto “Governatore” e della sua Giunta – rispetto al “volitivo” – il Consiglio Regionale.

E’ a mio parere il mancato ruolo di governo del territorio da parte della Provincia che ha fatto prepotentemente tornare a galla l’inadeguatezza istituzionale della nostra isola d’Ischia di nuovo divisa in sei Comuni con Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 556 del 21 agosto 1945 firmato da Umberto di Savoia e dal Presidente del Consiglio Ferruccio Parri e vistato dal Guardasigilli Palmiro Togliatti dopo essere stata per sette anni Comune Unico istituito per Regio Decreto n. 1648 del 25 agosto 1938-XVI, sedicesimo anno dell’Era Fascista, firmato dal Re d’Italia ed Imperatore d’Etiopia Vittorio Emanuele e dal Capo del Governo, Primo Ministro Segretario di Stato, Ministro Segretario per gli affari dell’interno, Mussolini e controfirmato dal Guardasigilli Solmi. (gli atti si possono trovare nel volume di Giuseppe Silvestri, “Ischia base navale inglese 1943-1946” -Valentino Editore ed è interessante leggere le motivazioni di “unificazione” e “divisione” degli amministratori delle due epoche).

Poiché sia per l’unificazione e sia per la ricostruzione rimaneva il riferimento alla Legge Comunale e Provinciale del 1934 che è durata fino al 1990 – con la “Legge Gava” n. 142 – si può spiegare perché l’EVI non ebbe un ruolo così rilevante nell’anteguerra anche per le vicende belliche ma acquistò grande ruolo nel dopoguerra (Raffaele Castagna – Ischia in tremila voci – la rassegna d’ischia (2005).

Con uno sviluppo ipermaturo – 23.717 posti letto “ufficiali”, 318 alberghi e 81 strutture extra-alberghiere “ufficiali”, 1786 imprese del solo commercio e servizi, 13mila lavoratori iscritti al Centro per l’Impiego, 4 Istituti Superiori con 13 indirizzi con una popolazione scolastica superiore di oltre 2 mila studenti con circa 500 docenti con 4 capi d’Istituto – in un’area di grande interesse ambientale di circa 46 Kmq. un “Coordinamento” istituzionale fra i sei Comuni per una politica “marciante” di Programmazione è assolutamente indispensabile nel tempo della globalizzazione e dell’Unione Europea.

Fra gli interventi apparsi sul “Corriere del Mezzogiorno” nel dibattito su Ischia scarsa eco ha avuto quello del prof. Sergio Locoratolo pubblicato il 14 agosto con il rilievo dell’editoriale e dal titolo: “Ischia, un caso non Comune” dove l’editorialista propone che questa sorta di “coordinamento” dei Comuni dell’isola potrebbe, anzi dovrebbe, essere guidato e diretto dall’amministrazione provinciale, di cui ormai si sono perse le tracce e che sarebbe ora desse prova di esistere. Così, tanto per dare un senso ad un ente fantasma, la Provincia appunto, nell’attesa che finalmente qualcuno ce ne sbarazzi”

Poiché il prof. Locoratolo sa bene che per abolire la Provincia occorre una legge costituzionale è evidente il dileggio estremo verso l'”ente fantasma”.

Allo stato dei fatti quindi ci troviamo tutti in panne:

1 – non si può abolire la Provincia;

2 – non si può costituire il Comune unico dell’isola;

3 – non nascono le nuove Aziende Turistiche sub-regionali.

Poiché gli strumenti istituzionali che abbiamo sono questi la nuova strada che – a mio parere – si può percorrere è premere sulla Regione – che ne ha piena competenza – affinché l’Organo Volitivo – il Consiglio Regionale – legiferi in tempi strettissimi dimostrando per una volta, una volta sola, efficienza, su un Ente Pubblico di Coordinamento – al quale debbono partecipare gli imprenditori non per “privatizzare gli utili” e “socializzare le perdite” ma per “sostenere” lo sviluppo con propri denari – che sia capace di coordinare le politiche dei sei Comuni non solo in materia di “promozione” ma di “programmazione economica generale”.

Un ruolo simile a quello svolto dall’Ente per la Valorizzazione dell’isola d’Ischia a meno che la Provincia non batta un colpo ma al suo rilancio non ci crede più nessuno e qualcosa di serio lo avrebbe potuto dire su questo argomento proprio l’ex-eurodeputato Franco Iacono che per 4 anni – dal 1980 al 1984 essendo assessore provinciale agli enti locali ed ai rapporti con la Regione prima di diventare Presidente dal 1984 al 1985 – ha “alluvionato”, attraverso l’ufficio che dirigevo, i giornali dell’epoca con le sue richieste polemiche alla Regione di “deleghe”, di “personale”, di “fondi” salvo dimenticarsene in seguito e riprendere una polemica dopo vent’anni come se fosse stato in vacanza mentre si manifestava a tutti come il pastore che perse le pecore cercava la lana.[lang_it]

Non entro nel merito della polemica avendo letto soltanto la recensione del volume da parte di Aldo Cazzullo sul “Corriere della Sera” ma la tesi di Luzzatto merita un approfondimento perché anch’io mi sento affascinato dalla Storia ed anch’io cerco di trovare nel passato un insegnamento per il presente e per il futuro. Ma cerco di farlo con il massimo dell’impegno a ricercare il Giusto senza alcun pregiudizio né ideologico né culturale. Sono laico e non ho Chiese.

Ho citato l’anno di “rinascita” dell’ EVI – il 1952 – anziché quello di “nascita” – il 1939 – non per la mia formazione culturale e politica di convinto e irreversibile antifascista e di convinto e coerente libersocialista sempre schierato per la “Riforma” e non per la “Rivoluzione” ma soltanto perché è in quel ventennio che l’Ente per la Valorizzazione dell’isola d’Ischia dimostrò tutta la sua efficacia e la sua efficienza, con una competente ed appassionata classe dirigente. Con la stessa onestà intellettuale avrei potuto citare il ruolo fondamentale svolto dalla Cassa per il Mezzogiorno ma naturalmente – come mi ammoniva il Maestro prof. Edoardo Malagoli – “ogni Storia vivente è fatta di luci e di ombre” e come mi insegnava il prof. Giuseppe Palomba, altro mio Maestro alla Facoltà di Economia e Commercio, quando ci cimentiamo nella Storia Economica dobbiamo essere rigorosi e non farci trascinare nelle “mode storicistiche” del momento cioè : se va di moda l’antifascismo scriviamo tutto in chiave antifascista o se va di moda l’anticomunismo scriviamo tutto contro perché così non vediamo le luci ma solo le ombre.

Insomma la “passione dell’obiettività” credo che sia un terreno comune sia degli storici di professione che dei giornalisti che sono gli “storici del momento”.

Lunga premessa – per la quale chiedo scusa al paziente lettore – per arrivare nel vivo della polemica e cioè alla “responsabilità” che Domenico Di Meglio assegna alla DC ed al PSI locali che nel 1972.

Poiché sono stato in quegli anni militante del PSI e sostenni in quegli anni la “soppressione” dell’EVI mi sento responsabile di quella scelta e cerco di spiegarla.

Negli ‘70 del ‘900 si visse una grande stagione di passione civile sulla scia del movimento giovanile di contestazione del ’68 – sul quale avrò modo di intervenire anche alla luce del bel lavoro della nostra concittadina prof. Francesca Coltella “Napoli frontale nel Sessantotto” che sarà presentato alla Biblioteca Antoniana il prossimo 25 ottobre.

E’ noto che il PSI fu il principale protagonista nei governi di centro-sinistra degli anni ‘60 e ‘70 per l’attuazione delle Regioni a Statuto Ordinario e per la costruzione del “decentramento democratico dello Stato”. Le Regioni dovevano costituire l’autentico Federalismo mantenendo ben salda l’Unità Nazionale. Dovevano essere Enti di Legislazione e non di amministrazione.

Appariva evidente che con un sistema di Autonomie locali costituito da tre livelli – Regione, Provincia e Comune – non avevano senso gli “Enti Autonomi Monofunzionali di gestione” perché autonomia significava autonomia di bilancio e cioè di spesa senza il controllo democratico degli eletti mentre il Potere doveva essere ricondotto nelle Assemblee elettive che erano ben tre a livello locale mentre il Parlamento era diviso in ben due Camere con gli stessi poteri.

Se da un lato nascevano quindi le Regioni dovevano scomparire tutti gli enti monofunzionali come le Aziende di Cura e Soggiorno ed una miriade di altri “enti inutili” che erano tali nella gestione ma non negli scopi che dovevano essere assegnati o al Comune o alla Provincia o alla Regione.

La logica “pubblicistica” dei socialisti aveva questa impostazione.

Era quindi chiaro che i poteri di “valorizzazione”, di “programmazione”, di “pianificazione” dovevano essere assegnati in prima istanza ai Comuni e poi – senza sovrapposizioni ma con una chiara definizione dei compiti – in seconda e terza istanza alla Provincia ed alla Regione.

I repubblicani di Ugo La Malfa – che erano pur favorevoli al centro-sinistra e costituivano della sinistra “la coscienza critica” – si dichiararono favorevoli al disegno di decentramento ma fecero presente che in questo disegno la Provincia non aveva alcun ruolo e quindi bisognava abolirla con una modifica della Carta Costituzionale.

La proposta – come ormai sanno tutti – non passò sia per la pressione degli amministratori e politici locali della DC e del PSI sia per qualche ragione storica. Le Province dalla data della loro istituzione – nel 1952 perché prima si chiamavano “Deputazione Provinciale” – in assenza delle Regioni – istituite nel 1970 – per 18 anni svolsero un ruolo di cerniera tra il Comune e lo Stato e nel caso del Sud divennero il braccio esecutivo della Cassa per il Mezzogiorno per la realizzazione delle grandi opere infrastrutturali come le grandi arterie che permisero un grande sviluppo economico e nel caso dell’isola d’Ischia ricordo la strada Testaccio-Maronti e la Panza-S.Angelo.

Ma bisogna riconoscere alla luce della Storia che i repubblicani avevano ragione tanto che mai come oggi in Italia si discute della soppressione della Provincia perché in 38 anni non si è riuscito ad assegnare all’Ente Intermedio una chiara funzione anche perché la Regione non è stato soltanto un Ente di legislazione – anzi ha legiferato pochissimo e spesso male – ma è stato soprattutto un Ente di Gestione poco più di un Grosso Municipio o una Grossa Banca che assegna i soldi ai Comuni per tutte o quasi tutte le funzioni. Da qui la preponderanza dell'”esecutivo” – il Presidente detto “Governatore” e della sua Giunta – rispetto al “volitivo” – il Consiglio Regionale.

E’ a mio parere il mancato ruolo di governo del territorio da parte della Provincia che ha fatto prepotentemente tornare a galla l’inadeguatezza istituzionale della nostra isola d’Ischia di nuovo divisa in sei Comuni con Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 556 del 21 agosto 1945 firmato da Umberto di Savoia e dal Presidente del Consiglio Ferruccio Parri e vistato dal Guardasigilli Palmiro Togliatti dopo essere stata per sette anni Comune Unico istituito per Regio Decreto n. 1648 del 25 agosto 1938-XVI, sedicesimo anno dell’Era Fascista, firmato dal Re d’Italia ed Imperatore d’Etiopia Vittorio Emanuele e dal Capo del Governo, Primo Ministro Segretario di Stato, Ministro Segretario per gli affari dell’interno, Mussolini e controfirmato dal Guardasigilli Solmi. (gli atti si possono trovare nel volume di Giuseppe Silvestri, “Ischia base navale inglese 1943-1946” -Valentino Editore ed è interessante leggere le motivazioni di “unificazione” e “divisione” degli amministratori delle due epoche).

Poiché sia per l’unificazione e sia per la ricostruzione rimaneva il riferimento alla Legge Comunale e Provinciale del 1934 che è durata fino al 1990 – con la “Legge Gava” n. 142 – si può spiegare perché l’EVI non ebbe un ruolo così rilevante nell’anteguerra anche per le vicende belliche ma acquistò grande ruolo nel dopoguerra (Raffaele Castagna – Ischia in tremila voci – la rassegna d’ischia (2005).

Con uno sviluppo ipermaturo – 23.717 posti letto “ufficiali”, 318 alberghi e 81 strutture extra-alberghiere “ufficiali”, 1786 imprese del solo commercio e servizi, 13mila lavoratori iscritti al Centro per l’Impiego, 4 Istituti Superiori con 13 indirizzi con una popolazione scolastica superiore di oltre 2 mila studenti con circa 500 docenti con 4 capi d’Istituto – in un’area di grande interesse ambientale di circa 46 Kmq. un “Coordinamento” istituzionale fra i sei Comuni per una politica “marciante” di Programmazione è assolutamente indispensabile nel tempo della globalizzazione e dell’Unione Europea.

Fra gli interventi apparsi sul “Corriere del Mezzogiorno” nel dibattito su Ischia scarsa eco ha avuto quello del prof. Sergio Locoratolo pubblicato il 14 agosto con il rilievo dell’editoriale e dal titolo: “Ischia, un caso non Comune” dove l’editorialista propone che questa sorta di “coordinamento” dei Comuni dell’isola potrebbe, anzi dovrebbe, essere guidato e diretto dall’amministrazione provinciale, di cui ormai si sono perse le tracce e che sarebbe ora desse prova di esistere. Così, tanto per dare un senso ad un ente fantasma, la Provincia appunto, nell’attesa che finalmente qualcuno ce ne sbarazzi”

Poiché il prof. Locoratolo sa bene che per abolire la Provincia occorre una legge costituzionale è evidente il dileggio estremo verso l'”ente fantasma”.

Allo stato dei fatti quindi ci troviamo tutti in panne:

1 – non si può abolire la Provincia;

2 – non si può costituire il Comune unico dell’isola;

3 – non nascono le nuove Aziende Turistiche sub-regionali.

Poiché gli strumenti istituzionali che abbiamo sono questi la nuova strada che – a mio parere – si può percorrere è premere sulla Regione – che ne ha piena competenza – affinché l’Organo Volitivo – il Consiglio Regionale – legiferi in tempi strettissimi dimostrando per una volta, una volta sola, efficienza, su un Ente Pubblico di Coordinamento – al quale debbono partecipare gli imprenditori non per “privatizzare gli utili” e “socializzare le perdite” ma per “sostenere” lo sviluppo con propri denari – che sia capace di coordinare le politiche dei sei Comuni non solo in materia di “promozione” ma di “programmazione economica generale”.

Un ruolo simile a quello svolto dall’Ente per la Valorizzazione dell’isola d’Ischia a meno che la Provincia non batta un colpo ma al suo rilancio non ci crede più nessuno e qualcosa di serio lo avrebbe potuto dire su questo argomento proprio l’ex-eurodeputato Franco Iacono che per 4 anni – dal 1980 al 1984 essendo assessore provinciale agli enti locali ed ai rapporti con la Regione prima di diventare Presidente dal 1984 al 1985 – ha “alluvionato”, attraverso l’ufficio che dirigevo, i giornali dell’epoca con le sue richieste polemiche alla Regione di “deleghe”, di “personale”, di “fondi” salvo dimenticarsene in seguito e riprendere una polemica dopo vent’anni come se fosse stato in vacanza mentre si manifestava a tutti come il pastore che perse le pecore cercava la lana.[/lang_it]

A proposito dell'autore

Giuseppe Mazzella Giuseppe Mazzella, 61 anni, laureato in scienze politiche, giornalista e funzionario pubblico. E’ stato dal 1973 al 1975 redattore capo e direttore de “ Il Giornale d’ Ischia” fondato da Franco Conte; dal 1976 al 2001 responsabile dell’Ufficio Stampa della Provincia di Napoli; dal 1980 al 2006 è stato corrispondente dell’ANSA dalle isole di Ischia e Procida, ha collaborato dal 1980 al 2002 come free lance fra l’altro a “ Il Mattino”, “Il settimanale d’ Ischia”, “ Il Golfo” e scritto sul “ Corriere del Mezzogiorno” su “ La Repubblica”.E’ stato presidente dell’Associazione della Stampa delle isole di Ischia e Procida dal 1986 al 1994 e Presidente del Centro Studi su l’ isola d’ Ischia.Ha fondato nel 1999 il Museo Civico di Casamicciola Terme del quale è stato direttore onorario fino al 2004. E’ stato consigliere comunale di Casamicciola Terme del PSI dal 1975 al 1983. Dal 2002 è direttore del Centro per l’Impiego di Ischia. Una mia fotografia la si può trovare su la mia presentazione su tesionline.it alla ricerca Giuseppe Mazzella su Virgilio.