I tempi

– di Giuseppe Mazzellagmazzella-1_0.jpg

Uscire dalla crisi di rappresentatività degli albergatori, dei commercianti, degli artigiani, dei lavoratori

°Il ” sistema privato delle imprese” è disordinato, egoista ed in concorrenza con se stesso – i Gruppi alberghieri hanno messo in crisi la piccola azienda – quello che accade nell’imprenditoria si estende al sindacato che non ha più aderenti sufficienti per la contrattazione – una guerra tra poveri anche nel mondo del lavoro con gli extra-comunitari – la proposta di una Associazione di Promozione Sociale ed Economica senza vincoli ideologici per una rappresentatività di tutti gli attori dello sviluppo.

Nel dibattito che Franco Iacono ha avviato sul “Corriere del Mezzogiorno” e che si è sviluppato con grande interesse anche su “Il Golfo” prendendo sempre più un valore contenutistico anziché personalistico – e di questo do atto a Franco Iacono dichiarando la mia amarezza, tuttavia, di non esser letto fino in fondo che considero la peggiore offesa per un vecchio cronista di agenzia stampa abituato all’estrema sintesi in 24 righe che ho esercitato, con qualche complimento, per 26 anni – ho sostenuto che “non mi iscrivo per elementare serietà nell’elenco dei catastrofisti e non credo che sia “scellerata” la strategia dei “bassi prezzi” che non significa affatto “bassa qualità”.

– di Giuseppe Mazzellagmazzella-1_0.jpg

Uscire dalla crisi di rappresentatività degli albergatori, dei commercianti, degli artigiani, dei lavoratori

°Il ” sistema privato delle imprese” è disordinato, egoista ed in concorrenza con se stesso – i Gruppi alberghieri hanno messo in crisi la piccola azienda – quello che accade nell’imprenditoria si estende al sindacato che non ha più aderenti sufficienti per la contrattazione – una guerra tra poveri anche nel mondo del lavoro con gli extra-comunitari – la proposta di una Associazione di Promozione Sociale ed Economica senza vincoli ideologici per una rappresentatività di tutti gli attori dello sviluppo.

Nel dibattito che Franco Iacono ha avviato sul “Corriere del Mezzogiorno” e che si è sviluppato con grande interesse anche su “Il Golfo” prendendo sempre più un valore contenutistico anziché personalistico – e di questo do atto a Franco Iacono dichiarando la mia amarezza, tuttavia, di non esser letto fino in fondo che considero la peggiore offesa per un vecchio cronista di agenzia stampa abituato all’estrema sintesi in 24 righe che ho esercitato, con qualche complimento, per 26 anni – ho sostenuto che “non mi iscrivo per elementare serietà nell’elenco dei catastrofisti e non credo che sia “scellerata” la strategia dei “bassi prezzi” che non significa affatto “bassa qualità”.

Vivendo nel pieno della Terza Rivoluzione Industriale ed in un Mondo-Paese ed ancora una “révolution tranquille” come quella dell’Unione Europea ormai con 27 Stati Membri “non c’è un solo Stato, una sola Nazione, una sola località che non faccia Turismo che è il grande business del nuovo secolo”. Da qui una politica al continuo ribasso o adeguamento dei prezzi degli albergatori che sono “costretti” dalla concorrenza nazionale ed internazionale, che naviga ad una velocità eccezionale su Internet, a praticare una politica dei prezzi al ribasso mentre, logicamente, vorrebbero praticare una politica al rialzo. E’ estremamente difficile, infatti, ribassare i prezzi e mantenere buoni o ottimi servizi e mantenere i livelli occupazionali con l’elevato costo del personale la cui riduzione è strumento indispensabile se il Governo vuole veramente aiutare il Mezzogiorno. Come hanno fatto gli albergatori hanno dovuto fare i commercianti e come è emerso anche dalla radiografia de “Il Golfo” i commercianti ancor di più hanno avvertito sia il cambiamento del sistema economico sia la recessione nazionale ed internazionale.

Ho anche sostenuto che non è più corretto semanticamente parlare di “turismo” ma che è necessario parlare di ” turismi” praticati oggi dall’intera isola d’Ischia e cioè “i turismi” – balneare, giovanile, anziani, termale, congressuale, enogastronomico, rurale, scientifico, religioso, archeologico, nautico, culturale, mondano e chi più ne ha più ne metta – ed ancora che è urgente “praticarli semmai più ordinatamente, con più metodo e più efficacia ma oggettivamente il sistema privato delle imprese sta facendo di tutto per affrontare la competizione mondiale. Va bene anche il “gossip” ed è certamente migliore di quello degli anni ‘80 del ‘900″.

Ho parlato anche della “nota dolente” autentica – per me – che è il sistema istituzionale locale e la classe politica e non intendo ripetermi.

Ma quando parlo di “sistema privato delle imprese” faccio una affermazione estremamente generica. Non sottolineo – da convinto ed antico sostenitore della politica di “Programmazione Economica e di Pianificazione Territoriale” da “socialista liberale” o “liberalsocialista” come mi sono sempre definito – che questo sistema delle imprese è assolutamente disordinato, egoista, in permanente concorrenza con se stesso che attua una “guerra fra poveri” cioè il “pesce grosso cerca di mangiare il più piccolo” così l’albergo a 4 stelle pur di mantenersi sul mercato internazionale delle vacanze così spietato attua – in certi periodi anche i più favorevoli – una concorrenza sui prezzi con un albergo di tre o due stelle. In tal mondo il piccolo albergo di tre o due stelle sta rischiando di uscire fuori mercato e di chiudere l’ attività perché non è più competitivo. Il nuovissimo capitalismo o meglio ancora – tanto per precisione semantica – il ” turbocapitalismo” – il capitalismo ormai da 100 anni deve essere preceduto da un aggettivo se vuole essere spiegato – si è esteso anche nel nostro sistema economico locale che è ormai “iper-maturo” e cioè, sia detto senza equivoci, oltre non è più possibile andare e la Programmazione Economica diventa indispensabile anche senza Pianificazione Territoriale perché non ritengo corretto un Piano Urbanistico Territoriale ” ministeriale” ed ” ipervincolista” che ” ingessa” un sistema economico. La compatibilità della Programmazione Economica in un ” sistema turistico locale” – come lo chiama la proposta di legge regionale di riforma del sistema istituzionale sub-regionale – con un Piano Urbanistico Territoriale ipervincolista rappresenta il tema di un altro dibattito altrettanto serio.

Così assistiamo alla nascita ed all’affermazione delle “concentrazioni” alberghiere. Sono nati i “gruppi” alberghieri che dispongono di 4 alberghi, 8 alberghi o di più che possono offrire tariffe differenziate a seconda della tasca del cliente. Questi gruppi alberghieri sono diventati indispensabili per mantenere il sistema economico complessivo in presenza di una inadeguatezza istituzionale e di una scadente classe politica dai Comuni alla Regione di cui ormai sono tutti d’accordo.

Ma questi gruppi alberghieri non solo rischiano di uccidere il piccolo albergatore delle tre o delle due stelle ma rischiano di mettere in crisi lo stesso collega albergatore con un buon albergo di 4 o 5 stelle. Stesso discorso – con l’imperfezione dell’analogia – può essere esteso al sistema commerciale.

E’ evidente che in questo contesto rappresenta una grande forzatura definire l’isola d’Ischia un “sistema alberghiero e commerciale” (sistema: ciò che è costituito da più elementi interdipendenti, uniti tra loro in modo organico” – Garzanti pag.1821). Ma è comunque necessario. La situazione è questa sul piano locale e nel contesto della situazione nazionale ed internazionale. E’ indispensabile una politica economica locale capace di affrontare la competizione mondiale e di permettere la sopravvivenza della piccola impresa del turismo e del commercio. La cosa non è semplice.

Il sistema alberghiero e commerciale così “disordinato” e così “concorrente in se stesso” vive anche una grande crisi di rappresentatività. La Federalberghi e l’Unione Industriali del Turismo rappresentano una quota assolutamente minoritaria degli albergatori e sono assolutamente incapaci di “imporre” una linea di comportamento unitaria per tutti gli imprenditori del settore. Analoga crisi per i commercianti poiché l’ASCOM e la Confesercenti rappresentano una minoranza del settore con scarsa partecipazione degli stessi aderenti. Mi fermo ai due settori prevalenti – gli albergatori ed i commercianti – ma non credo di essere in errore se affermo che la stessa situazione la vive la Coldiretti e la Confartigianato.

Quello che accade nell’imprenditoria accade anche nel sindacato. Su circa 10 mila lavoratori del turismo e del commercio una quota del tutto marginale aderisce ai sindacati. Le più importanti sigle sindacali – CGIL-CISL-UIL-UGL – possono annoverare pochissimi iscritti rispetto all’enorme forza lavoro. L’individualismo che impera nell’imprenditoria regna anche nel mondo del lavoro.

Anche nel mondo del lavoro esiste una guerra tra poveri, tra chi ha un buon posto di lavoro ed un cattivo posto ed addirittura i lavoratori che cominciano ad arrivare ai 50 anni avvertono la paura di perdere il posto di lavoro soppiantati dai più forti e preparati giovani di 20, 30 e 40 anni a secondo il livello di professionalità raggiunto. Se a questo aggiungiamo una recessione nazionale ed internazionale con una riduzione e non un aumento dei posti di lavoro emerge un quadro che definire preoccupante è un eufemismo anche perché la precarizzazione del lavoro definito dalle nuove leggi ormai similari in tutta Europa non lascia spazio all’ottimismo per il futuro dei nostri figli. In tema di trattamento dei lavoratori il “turbocapitalismo” diventa “paleocapitalismo” cioè i lavoratori rischiano di essere trattati come al tempo della Prima Rivoluzione Industriale del secolo decimoottavo anche perché siamo diventati un’isola di immigrati con circa 3mila extra-comunitari che hanno fatto “scendere il prezzo del lavoro”.

Se questa è la diagnosi trovare la terapia è estremamente difficile e complessa.

Credo che una Associazione che tenti di unire il “sistema isola d’ Ischia” con una rappresentatività più ampia e più forte possibile degli imprenditori, dei lavoratori, della società civile e perfino della scuola e della cultura senza alcun pregiudizio ideologico e senza alcuna pretesa di egemonia di classe per un confronto contenutistico ed “ascoltato” con chi ha la responsabilità politica dei Comuni e della Regione soprattutto possa essere una strada perché è dalla Politica che dipende la soluzione dei problemi.

Naturalmente non è una strada lastricata.

Vivendo nel pieno della Terza Rivoluzione Industriale ed in un Mondo-Paese ed ancora una “révolution tranquille” come quella dell’Unione Europea ormai con 27 Stati Membri “non c’è un solo Stato, una sola Nazione, una sola località che non faccia Turismo che è il grande business del nuovo secolo”. Da qui una politica al continuo ribasso o adeguamento dei prezzi degli albergatori che sono “costretti” dalla concorrenza nazionale ed internazionale, che naviga ad una velocità eccezionale su Internet, a praticare una politica dei prezzi al ribasso mentre, logicamente, vorrebbero praticare una politica al rialzo. E’ estremamente difficile, infatti, ribassare i prezzi e mantenere buoni o ottimi servizi e mantenere i livelli occupazionali con l’elevato costo del personale la cui riduzione è strumento indispensabile se il Governo vuole veramente aiutare il Mezzogiorno. Come hanno fatto gli albergatori hanno dovuto fare i commercianti e come è emerso anche dalla radiografia de “Il Golfo” i commercianti ancor di più hanno avvertito sia il cambiamento del sistema economico sia la recessione nazionale ed internazionale.

Ho anche sostenuto che non è più corretto semanticamente parlare di “turismo” ma che è necessario parlare di ” turismi” praticati oggi dall’intera isola d’Ischia e cioè “i turismi” – balneare, giovanile, anziani, termale, congressuale, enogastronomico, rurale, scientifico, religioso, archeologico, nautico, culturale, mondano e chi più ne ha più ne metta – ed ancora che è urgente “praticarli semmai più ordinatamente, con più metodo e più efficacia ma oggettivamente il sistema privato delle imprese sta facendo di tutto per affrontare la competizione mondiale. Va bene anche il “gossip” ed è certamente migliore di quello degli anni ‘80 del ‘900″.

Ho parlato anche della “nota dolente” autentica – per me – che è il sistema istituzionale locale e la classe politica e non intendo ripetermi.

Ma quando parlo di “sistema privato delle imprese” faccio una affermazione estremamente generica. Non sottolineo – da convinto ed antico sostenitore della politica di “Programmazione Economica e di Pianificazione Territoriale” da “socialista liberale” o “liberalsocialista” come mi sono sempre definito – che questo sistema delle imprese è assolutamente disordinato, egoista, in permanente concorrenza con se stesso che attua una “guerra fra poveri” cioè il “pesce grosso cerca di mangiare il più piccolo” così l’albergo a 4 stelle pur di mantenersi sul mercato internazionale delle vacanze così spietato attua – in certi periodi anche i più favorevoli – una concorrenza sui prezzi con un albergo di tre o due stelle. In tal mondo il piccolo albergo di tre o due stelle sta rischiando di uscire fuori mercato e di chiudere l’ attività perché non è più competitivo. Il nuovissimo capitalismo o meglio ancora – tanto per precisione semantica – il ” turbocapitalismo” – il capitalismo ormai da 100 anni deve essere preceduto da un aggettivo se vuole essere spiegato – si è esteso anche nel nostro sistema economico locale che è ormai “iper-maturo” e cioè, sia detto senza equivoci, oltre non è più possibile andare e la Programmazione Economica diventa indispensabile anche senza Pianificazione Territoriale perché non ritengo corretto un Piano Urbanistico Territoriale ” ministeriale” ed ” ipervincolista” che ” ingessa” un sistema economico. La compatibilità della Programmazione Economica in un ” sistema turistico locale” – come lo chiama la proposta di legge regionale di riforma del sistema istituzionale sub-regionale – con un Piano Urbanistico Territoriale ipervincolista rappresenta il tema di un altro dibattito altrettanto serio.

Così assistiamo alla nascita ed all’affermazione delle “concentrazioni” alberghiere. Sono nati i “gruppi” alberghieri che dispongono di 4 alberghi, 8 alberghi o di più che possono offrire tariffe differenziate a seconda della tasca del cliente. Questi gruppi alberghieri sono diventati indispensabili per mantenere il sistema economico complessivo in presenza di una inadeguatezza istituzionale e di una scadente classe politica dai Comuni alla Regione di cui ormai sono tutti d’accordo.

Ma questi gruppi alberghieri non solo rischiano di uccidere il piccolo albergatore delle tre o delle due stelle ma rischiano di mettere in crisi lo stesso collega albergatore con un buon albergo di 4 o 5 stelle. Stesso discorso – con l’imperfezione dell’analogia – può essere esteso al sistema commerciale.

E’ evidente che in questo contesto rappresenta una grande forzatura definire l’isola d’Ischia un “sistema alberghiero e commerciale” (sistema: ciò che è costituito da più elementi interdipendenti, uniti tra loro in modo organico” – Garzanti pag.1821). Ma è comunque necessario. La situazione è questa sul piano locale e nel contesto della situazione nazionale ed internazionale. E’ indispensabile una politica economica locale capace di affrontare la competizione mondiale e di permettere la sopravvivenza della piccola impresa del turismo e del commercio. La cosa non è semplice.

Il sistema alberghiero e commerciale così “disordinato” e così “concorrente in se stesso” vive anche una grande crisi di rappresentatività. La Federalberghi e l’Unione Industriali del Turismo rappresentano una quota assolutamente minoritaria degli albergatori e sono assolutamente incapaci di “imporre” una linea di comportamento unitaria per tutti gli imprenditori del settore. Analoga crisi per i commercianti poiché l’ASCOM e la Confesercenti rappresentano una minoranza del settore con scarsa partecipazione degli stessi aderenti. Mi fermo ai due settori prevalenti – gli albergatori ed i commercianti – ma non credo di essere in errore se affermo che la stessa situazione la vive la Coldiretti e la Confartigianato.

Quello che accade nell’imprenditoria accade anche nel sindacato. Su circa 10 mila lavoratori del turismo e del commercio una quota del tutto marginale aderisce ai sindacati. Le più importanti sigle sindacali – CGIL-CISL-UIL-UGL – possono annoverare pochissimi iscritti rispetto all’enorme forza lavoro. L’individualismo che impera nell’imprenditoria regna anche nel mondo del lavoro.

Anche nel mondo del lavoro esiste una guerra tra poveri, tra chi ha un buon posto di lavoro ed un cattivo posto ed addirittura i lavoratori che cominciano ad arrivare ai 50 anni avvertono la paura di perdere il posto di lavoro soppiantati dai più forti e preparati giovani di 20, 30 e 40 anni a secondo il livello di professionalità raggiunto. Se a questo aggiungiamo una recessione nazionale ed internazionale con una riduzione e non un aumento dei posti di lavoro emerge un quadro che definire preoccupante è un eufemismo anche perché la precarizzazione del lavoro definito dalle nuove leggi ormai similari in tutta Europa non lascia spazio all’ottimismo per il futuro dei nostri figli. In tema di trattamento dei lavoratori il “turbocapitalismo” diventa “paleocapitalismo” cioè i lavoratori rischiano di essere trattati come al tempo della Prima Rivoluzione Industriale del secolo decimoottavo anche perché siamo diventati un’isola di immigrati con circa 3mila extra-comunitari che hanno fatto “scendere il prezzo del lavoro”.

Se questa è la diagnosi trovare la terapia è estremamente difficile e complessa.

Credo che una Associazione che tenti di unire il “sistema isola d’ Ischia” con una rappresentatività più ampia e più forte possibile degli imprenditori, dei lavoratori, della società civile e perfino della scuola e della cultura senza alcun pregiudizio ideologico e senza alcuna pretesa di egemonia di classe per un confronto contenutistico ed “ascoltato” con chi ha la responsabilità politica dei Comuni e della Regione soprattutto possa essere una strada perché è dalla Politica che dipende la soluzione dei problemi.

Naturalmente non è una strada lastricata.

A proposito dell'autore

Giuseppe Mazzella Giuseppe Mazzella, 61 anni, laureato in scienze politiche, giornalista e funzionario pubblico. E’ stato dal 1973 al 1975 redattore capo e direttore de “ Il Giornale d’ Ischia” fondato da Franco Conte; dal 1976 al 2001 responsabile dell’Ufficio Stampa della Provincia di Napoli; dal 1980 al 2006 è stato corrispondente dell’ANSA dalle isole di Ischia e Procida, ha collaborato dal 1980 al 2002 come free lance fra l’altro a “ Il Mattino”, “Il settimanale d’ Ischia”, “ Il Golfo” e scritto sul “ Corriere del Mezzogiorno” su “ La Repubblica”.E’ stato presidente dell’Associazione della Stampa delle isole di Ischia e Procida dal 1986 al 1994 e Presidente del Centro Studi su l’ isola d’ Ischia.Ha fondato nel 1999 il Museo Civico di Casamicciola Terme del quale è stato direttore onorario fino al 2004. E’ stato consigliere comunale di Casamicciola Terme del PSI dal 1975 al 1983. Dal 2002 è direttore del Centro per l’Impiego di Ischia. Una mia fotografia la si può trovare su la mia presentazione su tesionline.it alla ricerca Giuseppe Mazzella su Virgilio.