I giovani tentano di riappropriarsi del loro futuro

– di Gerardo Calise

In quest’ultimo fine settimana, ho partecipato a tre avvenimenti molto importanti per il futuro della nostra Isola. Ho percepito, lo spero, un segnale che lascia intravvedere, seppur ancora lontana, la luce in fondo al tunnel, in cui ci siamo ficcati negli ultimi anni. Mi auguro che sia un segno di sussulto, di risveglio, per riprendere la strada, dopo lo tzunami della monnezza. Il primo avvenimento riguarda proprio il trattamento dei rifiuti, la cui risoluzione sta spazzando via tutti i sacrifici fatti dai nostri avi, per far si che la nostra Isola diventasse una meta turistica famosa nel mondo intero. Il Comitato Cittadino dell’Isola d’Ischia, presieduto dalla d.ssa Nadia de Siano, ha organizzato questo interessantissimo incontro nel Centro Polifunzionale di Forio, a cui hanno preso parte tantissima gente, tra i quali amministratori locali, operatori turistici e di categoria. La presentazione, di quella che è stata definita la “terza via per il recupero dei rifiuti solidi urbani”, sintetizzati da un acronimo, Thor (Total House Waste Recycling), consite nella raffinazione del rifiuto solido urbano, finalizzata al recupero di materie prime ed energia. Tutto il procedimento ci è stato illustrato in modo chiarissimo dal geologo (e non ingegnere) Paolo Plescia, quanto mai competente ed esaustivo. Tengo a precisare la sua professione, in quanto sulla nostra Isola, dei geologi non ci dobbiamo ricordare solamente in caso di qualche disastro, ma possibilmente interpellarli prima evitando che succedano. Non sto qui a dilungarmi sul contenuto, ma volevo cogliere l’occasione per portare il mio piccolo contributo alla risoluzione(definitiva) del problema rifiuti. Il Plescia ci spiegava che l’impianto con metotologia Thor ha bisogno di uno spazio di circa 200 mq., risultando utilissimo per piccole comunità. A questo punto ho pensato che la mia idea che comportava l’installazione di piccoli termovalorizzatori nei tanti depositi di materiali edili sparsi sulla nostra Isola, potesse realizzarsi più facilmente, in quanto i termovalorizzatori, quando si riescono a farli, sono di grandi dimensioni, e per grandi bacini di utenze, per essere remunerativi.

Uno o più impianti Thor potrebbe fare proprio al nostro caso, semmai combinandoli con un altro sistema, tipo trattamento meccanico biologico, solamente per la frazione umida ed il Thor per tutti gli altri, aumentando lo sfruttamento dal punto di vista strettamente economico, ma soprattutto, inutile sottolinearlo, risolvendo il problema Rsu definitivamente ed in loco, in modo autonomo, senza essere soggetti al continente. Ci sarebbe anche l’opportunità di sistemare l’impianto Thor su una nave, ricalcando in parte l’idea del Sen. Lauro. Per quanto mi riguarda, resta una delle migliori idee praticabili, sia dal punto di vista economico, si parla di circa 2 milioni di euro ogni impianto, sia dal punto di vista dei tempi di realizzazione, che non supererebbero, mi è parso di capire, i tre mesi, ad impianto operativo. Qualcosa incomincia a muoversi, come vedete, anche se resto dell’idea, che poi si è ulteriormente rinforzata alla luce degli ultimi tragici avvenimenti, che se continuiamo a rimetterci nelle mani dei politici, dei nostri politici, vedo prospettive che si intrecciano con tanti profeti e con tempi biblici. E’ venuto il momento di mettere in chiaro una volta e per tutte, evidenziando con i fatti, che la differente velocità del privato va premiata, semmai appoggiata dal pubblico nel finanziare le opere nella giusta misura. I privati, sia per la snellezza dell’organizzazione, che dal punto di vista della reattività e creatività, sono capaci di superare in tempi brevi , le lungaggini burocratiche, che la fanno da padrone nel pubblico. Questo è un aspetto che va sottolineato, in quanto i privati vanno aiutati ed assistiti sotto varie forme, che vanno dall’abolizione della burocrazia, alla detassazione, all’intercettazione dei flussi finanziari atti a mettere in moto dei processi virtuosi, che portino alla risoluzione, nel più breve tempo possibile, di problemi di enorme portata, che se non risolti in tempo breve, ci vedranno soccombere tutti insieme. Abbiamo davanti a noi un profondo baratro che dobbiamo evitare a tutti i costi. Ed in questo quadro, si inserisce il secondo avvenimento di sabato 9 febbraio, con l’inaugurazione della “Casa di Tutti”, sulla Marina di Forio, in un sito incantevole, proprio sul Porto. Anche questo avvenimento, ha la connotazione della Terza Via, ma in questo caso, dal punto di vista socio-politico. Un modo nuovo di vedere la politica dalla parte del cittadino, ponendo fine , dopo troppi anni, ad un vecchio modo di fare politica , gestendo la cosa pubblica con metodi feudali, asservendo la gente a ricattucci e obblighi non dovuti. Un modo nuovo di fare politica, invertendo la prospettiva, cioè vista dal governato e non come governante, tagliando un cordone ombelicale marcio che ci tiene ancora legati ad una madre vecchia e non più operativa da troppo tempo. La Casa di Tutti, ci diceva Vito Iacono, vuole essere un posto, non solo fisico, dove si vuole andare a capire veramente i bisogni chiari, ineccepibili, di concittadini stanchi di essere dimenticati e lasciati crescere in un vortice di falsi obbiettivi, dove la gente nasce già vecchia, rischiando di morire di tranquillità, tanta è la voglia di non voler cambiare. Vuole essere, questa terza via, la casa sicura, delle donne, delle opportunità, delle famiglie, dei giovani, dei cittadini responsabili, dei diritti, dei bambini; di tutti insomma. Un luogo dove vedersi tutti i giorni, preferibilmente non solamente quelli che precedono gli avvenimenti elettorali. Un luogo dove parlare del quotidiano, dove poter fare politica nuova, anzi una politica vecchia, dove il cittadino si riappropri del proprio spazio, delle proprie idee, della propria identità, confrontandole e sviluppandole con quelle dei suoi vicini di banco, facendo, come si dice, sistema. Si deve restaurare un meccanismo virtuoso, che spazzi via la logica degli schematismi individualisti, che tanto danno apportano al tessuto sociale, inteso come vita da trascorrere gomito a gomito, in modo semplice, spartano, a pane e pomodoro, con qualche spezia nostrana. Nient’altro.

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Gerardo Calise Gerardo Calise