Morte del Canonico – Parroco Don Michele ROMANO (Forio 1931-2009)

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Morte del Canonico-Parroco Don Michele ROMANO (Forio 1931-2009)DSC_0003-1

Celebrati i funerali nella Basilica S.Maria di Loreto presieduti da S.E. Filippo Strofaldi  e da tutto il clero isolano, alla presenza di un folto pubblico. La camera ardente era stata allestita nella Chiesa di S.Sebastiano M., dove  tantissima gente ha voluto dare l’ultimo saluto al parroco che ha retto  la parrocchia per ben 43 anni.

Di seguito, pubblichiamo il discorso d’addio fatto dal primo cittadino di Forio al suo illustre  compaesano.

Caro don Michele

di Franco Regine ( Sindaco di Forio) – foto di Gerardo Calise –

DSC_0030mi è terribilmente difficile prendere la parola in questa triste circostanza e commemorare un prete esemplare, come noi ci aspettiamo che un ministro di Dio debba essere. Proprio in questo periodo dell’anno, 43 anni fa, quando io frequentavo ancora le medie,  noi  parrocchiani avemmo la fortuna di  avere tra noi un nuovo parroco di sì alta moralità. Un grande prete che avrebbe lasciato in tutti noi una lunga scia di esempio evangelico. Per me è stato sempre un punto di riferimento, sin da quando frequentavo l’oratorio, che tra l’altro è a pochi passi da casa mia, e lui è stato sempre prodigo di consigli, critiche sempre costruttive, suggerimenti, specialmente da quando  ricopro incarichi di responsabilità istituzionali, critiche che avevano un profondo senso di responsabilità verso la comunità che  si aspetta sempre il meglio da noi politici.

Quarantatré anni che sono trascorsi in un baleno, ma che rappresentano un lungo cammino costellato di tantissimi momenti vissuti a fianco di un vero uomo di Dio, che ha speso tutta la sua vita nella missione evangelica iniziata il giorno dei Santi Pietro e Paolo del 1954: un anno di luce mariana come lui lo ha definito più di una volta. E siccome le date nel campo religioso hanno una valenza e spesso un’anima mi sono fatto, tra me  una semplice riflessione: don Michele nasce uomo di Dio nel primo anno mariano della storia cristiana e muore, dopo una lunga via crucis, nel giorno di Cristo Re, che è testimone fedele, il primogenito dei morti ed il sovrano dei re della terra. Don  Michele è stato particolarmente devoto a sua Madre, la nostra madre della Chiesa, dimostrandosi perfettamente sintonizzato nell’esempio che Lei ci ha saputo donare, glorificando nel modo migliore il grande mistero della luce.

Tutti conoscevano le origini popolane di Don Michele, i cui genitori fecero sacrifici immani per far si che il loro Michelino potesse seguire la sua precoce chiamata apostolica.

Di don Michele mi resterà sempre impressa nella mente la sua profonda DSC_0044spiritualità, la grande sensibilità nell’attuare un liturgia esemplare, senza mai sbavature, sempre sobria ed elegante, precisa e puntuale, non lesinando mai una spesa che potesse rendere più belle le sue funzioni religiose, ma soprattutto non chiedendo mai niente a nessuno. Lui sicuramente, anche nel silenzio più assordante, era più pronto a dare che a ricevere. Come, nello stesso tempo, ci rimarrà sempre impresso la sua perfetta rigorosità morale, che associata ad una  grande dose di timidezza, tante volte ce lo ha fatto apparire, ad una osservazione superficiale, una persona diversa da quella che lui realmente era. Per chi lo ha conosciuto più da vicino, il vanto maggiore che ha raggiunto, a mio modesto avviso, la perfezione nel suo ministero sacerdotale: mai un’ombra di nessun tipo ha macchiato minimamente la sua anima di perfetto ministro di Dio esercitato per ben 55 anni.

Ricordo come era felice cinque anni fa, quando tra i suoi amici e conoscenti più stretti festeggiò il suo Giubileo Sacerdotale, coronando il suo lungo apostolato percorso tra l’ambiente militare (fu per molti anni cappellano militare), quale responsabile diocesano della stampa, nella radio, dove per tanti anni fece ascoltare a migliaia e migliaia di ascoltatori i suoi  puntualissimi e mai banali commenti  biblici. Lo è stato nella spiritualità, profondamente religiosa e nella vita parrochiale, senza mai un periodo di riposo, di svago, di meritate ferie, sempre però collaborato dalla sua amatissima sorella Anna, che ha speso tutta la sua vita accanto a lui, perché il suo adorato Michele fosse un sacerdote con la S maiuscola, come aveva tanto desiderato la religiosissima madre Giuseppina.

Non molti sanno, e questo segreto va sicuramente a suo grande merito, ricalcando in pieno i principi evangelici, che don Michele è stato un uomo di carità, non lesinando mai aiuti morali e materiali a quanti si sono rivolti a lui, che nella massima  discrezione ha fatto felici tantissimi bisognosi, imitando alla perfezione il suo grande ed indimenticato predecessore, il Mons. Luigi Capuano, altra grande figura della nostra amata Forio.

Tante sono state le perle che ha saputo incastonare nel suo lungo e fertile cammino pastorale, ad iniziare dal profondo rinnovamento e risistemazione dei templi da lui retti, ridando nuovo splendore e dignità a questa grande Basilica, tra le prime tre al mondo ad  essere titolata alla Santa Casa di Loreto dove nel grande anno del suo rettorato, il 1987, ci fu la lunga visita pastorale (8 – 11 febbraio) dell’Arcivescovo della cittadina marchigiana, Loris Capovilla, già segretario particolare del Papa Buono, il Beato Giovanni XXIII. Nel luglio dello stesso anno, ci fu la grandiosa ed indimenticabile III Incoronazione della veneratissima Icona di S.Maria di Loreto alla presenza di ben tre cardinali che ripercorsero i luoghi delle precedenti due incorononazioni, fra una foltissima folla in festa. Un giorno storico ed indimenticabile.

DSC_0048La sua chiesa parrochiale, San Sebastiano, abbellita, sempre linda e pulita, con le sue sentitissime feste specialmente quella dell’Addolorata, a cui era devotissimo, e per la quale spendeva ogni anno tantissime energie per fare in modo che la festa fosse sempre più bella e sontuosa. Ricorderemo per sempre le simpatiche processioni per far nascere il Bambinello nel presepe allestito nella Fontana in Piazza, allestito ogni anno a cura dell’associazione dei Commercianti, come non posso non ricordare la felicità che illuminò il tuo viso allorquando ritornando dai uno dei miei viaggi in Terrasanta volli donare alla mia parrocchia il Santo Crocefisso con gli elementi  naturali della Palestina, e che tu orgogliosamente facesti ammirare a tutti i tuoi fedeli per riporlo in seguito dietro la tua scrivania posta nella sacrestia di S.Sebatiano, quasi a volerti fare accompagnare da Lui nella fatica quotidiana di pastore di anime. Tra le sue ultime perle, il restauro puntuale e bellissimo della famosissima Chiesa del Soccorso, riportata agli antichi splendori architettonici e cromatici. Era diventata per te una vera tortura vedere  imbrattati continuamente, da mani barbare ed insensibili, le bianche pareti del Sacro Tempio del Soccorso, che tu facevi pitturare subito di nuovo. Tra le tante cose che lui ha curato di persona e nei minimi particolari, imbrattando di polvere quotidianamente  la sua sottana nel salire fin su all’impalcatura per il restauro dei due campanili di questa chiesa, controllando che le preziose ed antiche mattonelle che ne ricoprono il tetto, fossero sistemate come prima. Come dimenticare la ristrutturazione a tempi di record, effettuata alla “Casa Giuseppina” sede dell’Istituto Superiore degli Studi, che ha permesso agli studenti che la frequentano di non patire le stesse pene che stanno soffrendo i colleghi degli altri istituti isolani.

In me rimarrà sempre il ricordo di una persona intelligente, illuminata dalla bellezza della verità del Vangelo, sempre motivatissimo nel fare bella figura, non come uomo, ma come prete, come depositario di un grande mistero che  è il ministero apostolico, sempre al servizio degli altri.

Ricorderò per sempre i suoi sproni, le sue tantissime sollecitazioni, alle quali, devo ammetterlo, era difficile tenere dietro. Lui aspirava sempre ad un’utopica, purtroppo, unione delle forze politiche, per il bene del paese, della gente, dei giovani, che lui amava particolarmente. Basta ricordare la creazione dei chierichetti mariani in questa Basilica, precedendo i tempi, nell’istituire, con una idea geniale, la figura della chierichetta, che in effetti è di recente, quanto tardiva, istituzione ufficiale dalla parte della Chiesa.

Certamente, di don Michele, essendo anche stato per così tanti anni un caro vicino di casa, mi rimarrano impressi nella mente tantissimi ricordi, ma quello che certamente mi ha colpito di più, quello che più caratterizzerà la sua figura, è stata la sua lungimiranza di un prete moderno, ancorato pienamente però nell’ortodossia di Santa Romana Chiesa, aperto ad ogni novità, senza mai essere rivoluzionario, e ci pensate un po’, questa di essere moderno attenendosi fedelmente all’antico, senza intaccarne i principi sani ed inviolabili, è una caratteristica dei grandi uomini, e lui certamente lo è stato.

Caro don Michele, ricorderò per sempre il tuo grandissimo rigore morale, la dignitosissima e caparbia lotta contro la tua lunga malattia, che non è riuscita a scalfire minimamente la tua enorme dignità di vero cristiano, che hai dimostrato specialmente quando ti sono venuto a visitare, non lamentandoti mai, anzi hai cercato sempre un accenno al sorriso, alla speranza. Fino a quando hai potuto officiare in pubblico, non hai mai fatto trasparire il ben che minimo segno di dolore, e vi assicuro come medico che ha sofferto tanto, sempre impeccabile nelle sue seguitissime funzioni religiose.

Mi porterò sempre nel cuore le visite, ripetute, nelle nostre case della Madonna di Fatima, da lui fatta incoronare quattro anni fa in una bella cerimonia in San Pietro a Roma. Era felicissimo quando entrava nelle case dei suoi parrocchiani, dove, spesso si intratteneva  con dei simpatici siparietti, fatti di dialoghi semplici, e tante volte spiritosi, mettendo in risalto il suo animo candido e giovanile.

Un’ultima annotazione, a conclusione di questo piccolo e modesto ricordo di un DSC_0021grande uomo e di un grande prete: lo voglio dedicare al nostro amatissimo Pastore, Padre Filippo, particolarmente amato dal don Michele che testualmente aveva scritto: è per noi tutti un vero “padre”, come ama farsi chiamare: un vero amico, una forza particolarmente trainante, che in pochi anni ha condotto la Chiesa che è in Ischia, verso traguardi eccezionali. E’ bello, è spronante camminare con lui per l’edificazione del Regno di Dio nell’Isola d’Ischia. Ci sentiamo veramente un “cuor solo ed un’anima sola” con lui, protesi verso una speranza colma di gioia. E’ il Vescovo del mio 50° di Ordinazione Sacerdotale. Gioiamo insieme, nel rendimento di grazie.

Ecco questo era don Michele, un uomo semplice, di famiglia semplice, di grande cultura e di profonda umanità, spesso combattuto dalla enorme timidezza che era “costretto” a vincere, perché voleva portare avanti il suo grande mandato ricevuto in dono da Dio il 29 giugno 1954, Santi Pietro e Paolo, i più grandi apostoli della Chiesa, giorno in cui entra con pieno merito tra gli uomini consacrati.

Arrivederci, Caro don Michele, nel regno della Luce al cospetto di quel Dio che tu hai tanto amato e servito con l’umiltà dei grandi preti, degni della sua Gloria.

A proposito dell'autore

Gerardo Calise Gerardo Calise