Monnezzopoli

– Testi e foto di Gerardo Calise

Sabato scorso, 23 febbraio, sono stato un felice testimone oculare di un avvenimento che spero lasci il segno, soprattutto tra i giovani, per un futuro migliore. Presso l’Auditorium dell’Hotel Terme di Augusto, messo gentilmente a disposizione del sempre attivo e sensibile ai problemi sociali, il patron Dr Bruno Basentini, c’è stata la presentazione del libro “Monnezzopoli” di Paolo Chiariello, edito da Pironti di Napoli.
Alla manifestazione, organizzata dal Centro Culturale Galadriel, erano presenti, Luciano Castaldi, in veste di conduttore, il direttore de Il Golfo, Domenico di Meglio, e l’autore. Spiccava, al centro del lungo tavolo, una bella poltrona vuota, che ho pensato, fosse lo specchio tridimensionale che metteva in evidenza l’assenza assoluta delle autorità. Quelle autorità che noi eleggiamo per farci rappresentare, ma che in molte occasioni importanti come questa, sono assenti. Nemmeno uno straccio di qualche sindaco, assessore, consigliere delegato, consigliere semplice, nè di maggioranza, né di opposizione, nessuno, complimenti vivissimi! Di contro la bella manifestazione, ha avuto il conforto di un folto pubblico, soprattutto giovane, con due classi dell’Istituto Aziendale Turistico ex Isabella d’Este di Forio, con al seguito diversi insegnanti, sicuramente più sensibili dei nostri politici. Folta anche la rappresentanza di personalità della vita sociale e culturale dell’Isola. La bella e forbita introduzione di Luciano Castaldi, che metteva in giusto e meritato rilievo, una fatica letteraria di notevole spessore, che è venuta fuori proprio nel clou di una crisi apocalittica, abbondantemente annunciata, che ha coinvolto un’intera Nazione, mettendo in ginocchio, speriamo per poco, la nostra principale industria, il turismo. Domenico di Meglio, ci ha fatto vivere la nascita di questa coraggiosa denuncia del malaffare, le cui prime pagine sono state vergate nell’estate scorsa nella splendida casa di Paolo Chiariello, che con la moglie Anna Maria, anche lei nota giornalista del TG5, vive in uno dei posti più belli dell’Isola, che ha di fronte il meraviglioso Castello Aragonese ed il suo stupendo corollario di bellezze. Domenico di Meglio, ha giustamente messo in risalto il grande coraggio dimostrato da Paolo Chiariello nel mettere su carta una denuncia ampia, circostanziata, correlata di tanti fatti, persone, cifre, da restare inorriditi. “Le immagini devastanti di una regione in ginocchio, sommersa dalla spazzatura, sempre sull’orlo del disastro igienico – sanitario”. Ciò che colpisce nel libro, almeno a me ex-bancario, è la dovizia di particolari relativi alle tante cifre, alla dimostrazione che l’affare “immondizia”a Napoli ed in Campania si è trasformata in una florida industria, mai in crisi, anzi, in profonda espansione che ha preso il posto della miriade di aziende scomparse, manco a farlo apposta, proprio nell’arco degli ultimi quindici anni, cioè, vedi il caso, da quando è iniziata la gestione commissariale dell’emergenza rifiuti. Io ho lavorato a Napoli per trent’anni, e negli ultimi quindici, ho assistito alla scomparsa di aziende leader nel loro settore, parlo anche a livello nazionale. Ve ne faccio un breve elenco, a partire dal lato occidentale di Napoli iniziando dalla Ilva di Bagnoli, la Cementir, la Eternit, Sofer, industria che produce materiale ferroviario, Olivetti di Pozzuoli, il grande molo dove, unico nel Tirreno, attraccavano le navi provenienti dai Paesi dell’ex Patto di Varsavia, movimentando centinaia di miliardi di lire. Nella parte orientale c’erano la Cirio, la Mobil Oil, la FMI Mecfond, l’Italcantieri, l’Ansaldo, la Ignis Sud, la Rhodiatoce di Casoria, che produceva il famoso polimero Moplen, la filiale italiana della IBM e mi fermo qui, senza considerare l’enorme indotto che producevano queste grandi aziende. Non vanno dimenticati i tanti calzaturifici, pellettieri e la miriade di artigiani che gravitavano intorno a questo grande polo industriale, che all’epoca veniva dopo quello lombardo. Mi sono sempre chiesto, da anni, che fine avessero fatto le tante risorse umane, quali strade avessero intrapreso. Avevo pensato la malavita, il prepensionamento agevolato, la emigrazione interna che è ripresa, negli ultimi anni, a livelli esponenziali, tipo primi anni “60, e poi tutti gli altri, dove erano andati a finire, mi chiedevo. La risposta l’ho avuta con il resoconto che ne vien fuori dal libro “Monnezzopoli”. Finalmente capiamo perché i termovalorizzatori, che altrove hanno risolto tutti i problemi, producendo energia e concimi vari, qui, in Campania non sono “ben voluti”. Abbiamo capito quanto tempo occorrerebbe per farne uno funzionante e con i giusti soldi, e di contro vediamo quanto tempo occorra ancora per terminare l’unico termovalorizzatore campano, quello di Acerra, costato finora chissà quanto esattamente, e che chissà quale messia occorra attendere per metterlo in funzione. In questo scenario appare ancora più meritevole l’opera di Paolo Chiariello, che quando appare in video in Sky Tg24, con la sua dolce voce, educato, quasi come non volesse arrecare fastidio, nel raccontarci i fatti di cronaca, ma nello stesso tempo noti che lui dà un taglio diverso alle notizie denotando chiarezza, fermezza, libertà di pensiero, coraggio. Quel coraggio, e ce ne vuole tanto, ad operare in una delle realtà cronistiche più difficili d’Italia, che gli è valso il premio Siani nel 2007. Il premio Siani, ricorda il giornalista de “Il Mattino”, Gianfranco, ucciso barbaramente dalla camorra negli anni “90, perché nei suoi scomodi servizi dava fastidio alla malavita organizzata. In sua memoria, fu istituito questo riconoscimento, che va a premiare i giornalisti, appunto coraggiosi.”Un’inchiesta messa in onda da Sky Tg24 su come la camorra ha messo le mani su centinaia di alloggi dell’edilizia popolare”, è stato il motivo dell’assegnazione del premio a Paolo Chiariello. Alla presentazione, alla quale ripeto era totalmente assente la classe politica isolana, hanno voluto portare il loro prezioso contributo il Prof. Nicola Lamonica, che quale presidente dell’Autmare ha messo in risalto il cattivo e costoso servizio degli armatori privati, ricordando che quando lui era assessore a Forio, nel 1997, i prezzi del trasporto dei compattatori erano centro volte inferiori a quelli attuali. Un altro contributo, sotto certi aspetti commosso, lo ha testimoniato Peppino di Costanzo, presidente dei termalisti isolani, gran frequentatore della terra di Goethe, dove è stato brutalmente umiliato nel ricordargli che lui vive in un posto sommerso dalla spazzatura, e che tanti teutonici di sua conoscenza, difficilmente ritorneranno sulla nostra Isola. Altro intervento significativo, quello dell’ex vice sindaco di Ischia, l’avv. Luciano Venia, che ha messo in risalto che l’attuale emergenza, che dura da anni, sia il frutto di una responsabilità collettiva degli amministratori, di destra e sinistra, uniti da una mortale trasversalità, che hanno in effetti istituzionalizzato la mala gestio, mettendo, forse definitivamente in ginocchio la nostra regione, ridicolizzando la Nazione intera. Da menzionare gli intelligenti interventi di alcuni alunni presenti in sala, a dimostrazione che questa brutta vicenda, quasi fosse una grande catastrofe senza fine, sia vista come un brutto ostacolo da superare, sulla strada da loro appena intrapresa, della vita. Alla presentazione di questo libro “Monnezzopoli”, a cui auguro lo stesso successo che sta ottenendo “Gomorra” di Roberto Saviano, oltre alle autorità, mancava anche qualche rappresentante dell’Acuii, l’Associazione del Comune Unico che oltre a sollecitare il referendum sull’istituzione del Comune Unico, farebbe bene a sensibilizzare l’isolano ad incominciare a” sentirlo” il Comune, inteso non come istituzione, ma come cosa che appartiene a tutti su questo scoglio, dove ognuno pensa di andare per conto suo, ma dove? Bisognerebbe, più che blaterare ad ogni occasione buona, aiutare a sviluppare, specialmente nelle giovani leve, il senso dell’unica comunità, abituando a pensare in comune, in un solo modo, tutti insieme, sopratutto in presenza di queste grandi tragedie, quale è quella della “monnezza”. Fatto questo, di comuni sull’Isola ce ne potrebbero stare anche dodici, insieme si farebbe ancora meglio. Bellissima la dedica dell’autore: “a mia moglie, luce dei miei occhi e vita della mia vita”. Azzeccata quanto mai, per fare ciò che sta facendo Paolo Chiariello, occorre tanto coraggio si, ma soprattutto tanto amore, un amore vero che ti sorregga, ti stia sempre vicino, che dia, appunto, la vita alla vita. Complimenti Paolo, vai avanti così, con l’appoggio incondizionato di tutti quelli che fanno dell’amore la loro essenza vitale.

A proposito dell'autore

Gerardo Calise Gerardo Calise