L’isola del Sole

– di Gerardo Calisedsc_0098.jpg

Con qualche giorno di ritardo sulla solita tabella , anche quest’anno è iniziata la stagione dell’Associazione Culturale Terra, presieduta da Franco Iacono presso le Cantine Pietratorcia nell’antica libreria Mattera di Forio. L’inaugurazione è stata quanto mai ghiotta, per i personaggi presenti, per i temi trattati, per il tanto pubblico, per le novità che hanno arricchito il romantico pendio di Via Cesare Calise a San Gaetano. Durante la bellissima serata estiva di domenica 20 luglio, è stato ripresentato il libro di Clementina Petroni “L’Isola del Sole– Cronache della memoria ritrovata. Nell’occasione è stata inaugurata la mostra di dipinti ad olio della stessa Clementina, che espone fino a lunedì 28 luglio otto splendide opere originalissime, recensite in modo positivissimo dal grande storico foriano Nino d’Ambra, in questa occasione, in veste di critico d’arte.

dsc_0125.jpgNino d’Ambra ha messo in risalto che lo stile di Clementina, pur personalissimo, ha molti punti di contatto con la pittura Atzteca ed anche Bizantina, lodando le belle tonalità cariche di colori vivi, solari e pieni di significati. Per quanto riguarda il libro, con l’autrice hanno parlato Pasquale Balestrieri, Francesco “Gigiotto” dsc_0065.jpgRispoli e Franco Iacono, nella triplice veste di organizzatore, presentatore e relatore. Sono stati inoltre letti dei brani del libro da Anna Iacono e Nunzia Migliaccio, che aveva portato il suo valido contributo firmando un bell’articolo sul Golfo di domenica 20 presentando in modo egregio, la bella serata inaugurale della ottava edizione degli eventi culturali a Pietratorcia.

Avevo già sentito parlare di questa “barrique” letteraria, di questo piccolo-grande libro, ma non mi era ancora capitato tra le mani. L’occasione l’ho avuta appunto domenica sera, quando attraverso la lucida e preziosissima presentazione di Gigiotto Rispoli, che ho scoperto che è anche un ottimo poliglotta, mi è sembrato di percepire una scrittura quasi visiva, ascoltando il suo resoconto. Ho ritrovato in quel racconto tanti momenti comuni che hanno caratterizzato la mia prima giovinezza, riportando la mia memoria indietro verso anni felici e belli. In tale contesto si è fatto bene a sottolineare che il libro parla di una memoria ritrovata, da non disperdere, senza confondere questo concetto con una misera operazione nostalgia che sa tanto di muffa e di inanimato. Si parla di quegli anni felici del secondo dopoguerra, dove anche le case sgarrupate e circondate ancora da tanti cumuli di macerie non ancora rimosse del tutto, facevano da scenografia realista ad una vita che si viveva insieme, affrontando le mille difficoltà quotidiane con allegria. Le famiglie dell’epoca, cementate da tanti problemi, erano le roccaforti dove spensieratamente, tutti insieme, si davano da fare per risollevarsi da quella nerissima miseria. E’ stato tanto bello trovarsi tra le mani questo libro e leggerlo tutto d’un fiato, rivedendomi in modo speculare in tante circostanze e personaggi poeticamente descritti da Clementina. Speculare perché lei le ha descritte al femminile, facendoti capire l’altra faccia dell’universo, che in un ambiente piccolo come il nostro ed in special modo in quel periodo in particolare, quando anche un grande prete dell’epoca, condannava la canzone che parlava del “mellone uscito bianco”, bollandola come blasfema. Figuratevi quale scalpore poteva generare il posare per un artista come Bolivar, o passeggiare sola in sentieri lontani dal centro, o fare tante altre piccole cose, che in questo momento possono sembrare lillipuziane, ma in quel contesto apparivano quasi rivoluzionarie. Da questo punto di vista, era un brutto periodo, quasi un oscurantismo. Come poteva giustificarsi il condannare un povero cristo, che semmai affetto da profonde crisi depressive, si suicidava, e veniva sepolto come un oggetto senza valore, fuori dal campo-santo, condannato da uomini ancor più poveri di lui che da perfetti farisei, si ergevano a giudici implacabili ed inflessibili. I poveri di spirito si dimenticavano di quel Dio in cui noi abbiamo la fortuna di credere come ad un Essere infinitamente buono e misericordioso, e non ad un forcaiolo od ad un nero boia!

Ricordo tutti i personaggi citati, ma stranamente non ho trovato citato il suo primo parrucchiere, mio padre Serino, dove Clementina che abitava a pochi passi dal negozio, ricordo che è stata una delle prime clienti giovani, quando da barbiere, mio padre incominciò ad essere anche “coiffeur pour dames”. E ricordo nitidamente che all’epoca la capigliatura femminile molto corta era una novità, ma io ho sempre pensato che Clementina l’aveva scelta per mettere meglio in risalto i suoi occhioni luminescenti.

Quando si racconta di Biagio il gelataio, che passava tutti i giorni a vendere la sua “zubetta”, i ragazzi della mia età si erano da poco ritirati dalla spiaggia del Centro, e si erano abbuffati, come ogni giorno, di cozze, ricci e padelle, che all’epoca pullolavano copiosi sulle scogliere dietro il molo borbonico. Come si fanno a dimenticare le urla di Francesca, la moglie di Filippo il Saturnino, che chiamava con una voce spiegata alla Ricciarelli il signor Eduardo (Bargheer) per avvisarlo che il pranzo era servito. Per quelli che non lo sapessero, avevano un ristorantino proprio sulla spiaggia allo stesso posto dove è tuttora. E lui, ubbidiente come un bravo collegiale, si cambiava subito il costume sotto il suo gigantesco accappatoio, che all’epoca, era una vera novità. La vita che pullulava nel quartiere di S.Antonio Abate, l’ho già descritta in un altro articolo, dove però, tra i tanti personaggi che vi abitavano , omisi, per dimenticanza, due altri artigiani che operavano in quella operosa strada. Il primo era Aniello “Gesì” Patalano, l’unico concessionario delle macchine da cucire Singer, un uomo pieno di spirito e di iniziative, l’altro era Giovanni ‘u toscano, un bravissimo fabbro che aveva la sua officina in un sottoscala umido e malsano di fronte a quella falegnameria dove io aiutavo a tagliare i tavoloni.

Tornando alla presentazione del libro di Clementina Petroni, c’è da segnalare la grande proprietà di essere quanto mai chiaro ed esaustivo di Pasquale Balestrieri, una new entry nel club dei pietratorcini, che in modo dsc_0078.jpgappassionato ha descritto molti passi del libro “L’Isola del sole”, che è composto da 24 piccoli capitoli. Bellissimi ed opportuni, gli inserti letti da due belle donne quali Anna Iacono e Nunzia Migliaccio, che dsc_0083.jpghanno sicuramente dato un taglio più gentile al bell’omaggio fatto ad una donna tanto colta, quanto poliedrica nella sua ricerca quotidiana del bello, che certamente merita tutti i complimenti espressi dai presenti. Il cardinale, anche se acciaccato alla corde vocali, non ha fatto mancare, a noi poveri fedeli, il suo illuminato punto di vista, ricordando la antica e profonda amicizia con l’autrice e la sua famiglia, tra cui primeggia il notissimo ed osannato pittore Michele a tutti noto come Peperone, amico di tutti. Nino d’Ambra, questa volta presente , come dicevo sopra, come critico d’arte, ha colpito ancora per la sua enorme teatrale e prorompente simpatia, dando alla serata quel tocco di sapore, che lo rendono sempre più personaggio nel panorama culturale e non , della nostra Isola d’Ischia. Per quando mi riguarda, sono felicissimo di aver potuto fotografare gli otto oli di Clementina, e ne conserverò con gelosia le belle immagini che si sono impresse dentro di me. Il modo di dipingere, originalissimo, come è stato messo in risalto, lascia dentro di noi un senso di appagamento, con tutti quei colori forti, vivi, veri, caldi, solari, che ti seducono a prima vista, anche se li metti sottosopra, hanno sempre lo stesso valore pittorico. In conclusione, la serata mi ha portato una bella carica di energia vitale di cui ho fatto un bel pieno, constatando che un personaggio eclettico e positivo, prima di saper scrivere, dipingere, scolpire, ed essere colto, deve prima di ogni cosa saper amare, come Clementina ha fatto sempre e specialmente con quella sua amica disabile mai più vista.

Quando si ama, a prescindere, e si va incontro al prossimo, l’essere umano riesce a cavare dal niente cose strabilianti che nemmeno noi stessi, tante volte, capiamo come facciamo a tirarle fuori, ottenendo poi un meritatissimo successo. A questo punto non mi resta che complimentarmi con Clementina Petroni, che ci ha regalato la prima bella serata della nuova stagione culturale delle Cantine di Pietratorcia nell’Antica Libreria dsc_0088.jpgMattera di Forio, giunta ormai alla ottava edizione. Gli ingredienti, inutile ripetersi, sono sempre gli stessi: essere felici di ritrovarsi tra amici di vechia e nuova data e parlare di cose sempre più interessanti, che arricchiscono, a buon prezzo, il nostro bagaglio interiore. Uno speciale ringraziamento va anche a Vito Mattera, che non manca mai un appuntamento in quello che è stato per tantissimi anni il suo regno, dove ha ospitato il gotha della cultura nazionale ed internazionale.

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