L’Italia, Ischia e la Grande Riforma

° Parliamo del Comune Unico dell’isola d’Ischia da almeno trent’ anni – l’impegno necessario della classe forense (400 avvocati) non solo per il Palazzo di Giustizia e l’applicazione dei tre condoni edilizi ma anche per la riforma istituzionale – I tentativi de “Il settimanale d’Ischia” e de “Il Golfo” con il giurista Sebastiano Conte degli anni ’80 e ’90 – Il referendum locale è solo “consultivo” e quello nazionale è solo “abrogativo” o “confermativo” – il popolo direttamente non legifera – Il Comune Unico nel 1938 e la Ricostruzione dei sei Comuni nel 1945 non furono mai approvati da un Parlamento – tempo breve e non tempo lungo per la politica.

La replica dell’avv. Nello Mazzella, riconfermato Presidente dell’Associazione per il Comune Unico dell’isola d’Ischia apparsa su “Il Golfo” di venerdì 24 aprile alla mia battuta sugli ischitani che si dividono anche su una associazione per la ricerca dei funghi detta a Gianni Vuoso e con la quale pur rinnovando l’adesione all’ACUII non ho partecipato all’elezione degli organi direttivi perché Forza Italia o il centro-destra voleva portare alla presidenza Peppino Brandi con un “colpo di mano” di bassissimo profilo, mi offre l’opportunità di alcune considerazioni, in parte ripetitive, ma che ritengo necessarie perché anche se siamo sommersi da quella che Mario Capanna chiama la ” triturazione informativa” che non ci permette di conservare Memoria anche di quello che è successo alcuni giorni fa non abbiamo alternative al confronto ed alla partecipazione civile. Preferisco chiamare Nello “Avvocato” anziché con il più familiare “Compagno” con il quale lo chiamavo ai tempi della comune militanza socialista una ventina di anni fa.

Credo cioè che un dibattito, una battaglia, una campagna, sulla “riforma istituzionale” dell’isola non può vedere assenti gli avvocati dell’isola d’Ischia o la “classe forense” costituita da circa 400 membri e che questi 400 avvocati non debbono scendere in piazza soltanto perché il Palazzetto di Giustizia è fatiscente o inadeguato o il personale amministrativo e togato è insufficiente o debbono stilare lunghissimi e difficilissimi documenti sui tre condoni edilizi e sulle demolizioni, ma debbono intervenire sulla “riforma istituzionale” con la stessa forza, la stessa convinzione, la stessa partecipazione, che dimostrano su argomenti diretti della loro professione. Che cosa è la cosiddetta “società civile” ? che cosa è la cosiddetta “classe dirigente” ?

400 avvocati che conoscono il Diritto nelle sue ampissime specializzazioni dovrebbero arricchire le pagine de ” Il Golfo” e della nuova informazione telematica per raggiungere un obiettivo antico ma estremamente attuale come il Comune Unico.

Un po’ di storia recente non guasta a questo punto. Prima “Il settimanale d’Ischia e poi “Il Golfo” da oltre vent’anni hanno portato avanti questa proposta prima di tutto per la convinzione e la passione di Domenico Di Meglio al quale se dedicassimo una Emeroteca o meglio ancora un Museo di Storia Contemporanea dell’isola d’Ischia raccoglieremmo una mole impressionante di proposte, denunce, appelli, documenti, proclami, codici deontologici, e chi più ne ha più ne metta.

Ricordo le proposte che avanzammo con Sebastiano Conte – un fine giurista non laureato in Legge ma in Urbanistica ed in Scienze Politiche più apprezzato in altre parti d’Italia che nella nostra isola – per una legge regionale per il Comune Unico di iniziativa dei sei Consigli Comunali ed ancora una Legge regionale per iniziativa popolare per il Comune Unico che non riuscì a raggiungere il numero minimo di elettori. Ricordo ancora la proposta di legge regionale per iniziativa dei sei Comuni per un Piano Territoriale Paesistico affidato allo studio Ferrara di Firenze.

Non siamo riusciti in nessuno dei tre tentativi eppure abbiamo immerso le nostre proposte nel diritto di partecipazione democratica che è contenuto nello Statuto della Regione Campania.

Così 8 anni fa quando si è proposto una “associazione per il Comune Unico” Domenico Di Meglio ed io vi abbiamo aderito per fedeltà ad una idea ma senza troppa convinzione.

“Il tempo lungo è una guida fallace per gli affari correnti. Nel tempo lungo siamo tutti morti” diceva Lord Kenyes le cui idee sono diventate di nuovo attuali dopo trent’anni di sfrenato liberismo. Domenico ci ha lasciati improvvisamente dopo aver dedicato oltre trent’anni della sua vita di lotta alla proposta del Comune unico.

Augusto Guerriero, il più autorevole giornalista italiano esperto di politica estera degli anni ’60 e ’70 del ‘900, teneva una rubrica settimanale su “Epoca” con lo pseudonimo di Ricciardetto. In un numero di “Epoca” degli anni ’70 ricordò una conferenza stampa tenuta a Roma negli anni ’60 dal primo presidente della IV Repubblica francese, Auriol, nel corso della quale Guerriero chiese al Presidente francese la sua opinione sulla riunificazione della Germania. Auriol rispose: “l’unificazione della Germania si farà”. Guerriero a sua volta replicò: “Signor Presidente, si farà, si farà ma quando si farà? Perché se fra dieci anni è giusto dire oggi: si farà. Ma se fra vent’anni è più esatto dire oggi: non si farà. Le previsioni in politica valgono nel giro di una generazione. Quello che accadrà fra vent’anni è come se oggi non dovesse mai accadere”.

Ho sempre avuto presente nel corso della mia vita le due osservazioni che ho sempre considerato “pietre miliari” per l’azione politica e l’impegno civile. Il paradosso è che questo mio estremo realismo mi ha confinato nella schiera degli “utopisti” o dei “teorici” o peggio ancora nei “non affidabili”. Ma allora quale è il senso o il valore della partecipazione politica?

Se una riforma così importante – un Comune Unico per l’isola d’Ischia perché abbiamo 3200 imprese, almeno 40 mila posti-letto, 13 mila lavoratori stagionali, una economia esclusivamente turistica ipermatura – non riusciamo a farla da almeno vent’anni pur utilizzando tutti gli strumenti giuridici della partecipazione di chi sono le colpe? Perché non ci riusciamo?

Credo che la riforma istituzionale dell’isola d’Ischia debba essere inquadrata nella Grande Riforma istituzionale della Repubblica. Anche della Grande Riforma istituzionale si parla da almeno trent’anni. Da 38 anni si discute della soppressione della Provincia, da almeno 30 anni si discute del Bicameralismo perfetto o dell’abolizione del Senato, da quaranta anni si propone una Repubblica Presidenziale sul modello francese della V Repubblica proposta da Calamandrei fin dal 1946 nella Commissione dei 75. Eppure falliscono tutte le Bicamerali ed il prof. Sartori predica nel deserto tanto che parla di “sultanato” italiano.

Credo che il punto autentico – avvocato Nello Mazzella – è che non possiamo lottare per il Comune Unico con questa Regione Campania diventata soltanto un grosso Municipio o una grossa Banca.

Il referendum che la Regione dovrebbe indire per l’unificazione amministrativa sarebbe soltanto “consultivo”. Il referendum che trova menzione nell’art.75 della Costituzione italiana è soltanto “abrogativo” o “confermativo” per le leggi nazionali ed è vietato per i trattati internazionali. E’ ormai uno strumento di democrazia diretta inefficace. Il referendum invece previsto dall’art. 11 della Costituzione della V Repubblica è “deliberativo” cioè i francesi “approvano” direttamente le leggi proposte dal Presidente della Repubblica che “scavalca” il Parlamento. Quando de Gaulle propose l’art. 11 della sua Costituzione approvata direttamente dal popolo senza passare per il Parlamento nel 1958 fu accusato di essere un uomo di “destra”.

Tutto l’impianto giuridico della Costituzione italiana del 1948 è impostato sulla “democrazia indiretta” e sull’enorme spezzettamento dei poteri al fine di evitare, giustamente, un altro “uomo della Provvidenza” come Pio XI chiamò Mussolini. Ma con una democrazia politica consolidata, una Repubblica accettata da tutti gli italiani, non è più possibile avere due Camere con gli stessi poteri, tre o addirittura 4 livelli di autonomie locali (Regione, Province, Comune e Comunità Montane o Isolane), un Presidente della Repubblica non eletto dal popolo e meramente rappresentativo dell’unità nazionale ed infine una miriade di “Comuni polvere”. Il contesto nazionale è cambiato. Il contesto europeo è cambiato. Il contesto mondiale è cambiato. Siamo una “democrazia economica” non solo “politica”. Abbiamo una “questione sociale” aperta che è il lavoro per tutti, soprattutto per i giovani.

La riforma istituzionale dell’isola d’Ischia si inserisce in questo ragionamento complessivo. Dobbiamo sentirci legati al Continente non solo separati come ci ammoniva il prof. Vincenzo Mennella, e la nostra piccola-grande riforma per il Comune Unico non si farà senza la Grande Riforma dello Stato.

Un ultima osservazione desidero fare. La riunione dei sei Comuni dell’isola d’Ischia nel 1938 – sedicesimo anno della Era Fascista (in maiuscolo per l’ennesimo commovente ricordo di Domenico Di Meglio che ha sempre sostituito il mio minuscolo con il maiuscolo) non fu mai approvata dal Parlamento ma soltanto con un Regio Decreto, su proposta del “Capo del Governo, Primo Ministro, Ministro Segretario di Stato per gli affari dell’interno Cav. Benito Mussolini”, n. 1648 del 25 agosto così come la Ricostituzione dei sei Comuni fu approvata con “Decreto Legislativo Luogotenenziale” n. 556 del 21 agosto 1945 su proposta del “Presidente del Consiglio dei Ministri, Primo Ministro Segretario di Stato, Ministro degli Interni” Ferruccio Parri. I due provvedimenti cioè non sono mai passati per una assemblea legislativa.

Conclusioni : è mia opinione che senza una legge-quadro nazionale per l’accorpamento dei “Comuni-polvere” con specifico riferimento alle isole minori italiane la Regione Campania con il suo Consiglio e la sua Giunta non approverà una legge di unificazione amministrativa dell’isola d’Ischia e quindi non abbiamo alternative ad una “rivitalizzazione partecipativa” dei nostri sei Comuni con una migliore e più matura classe politica nel tempo breve perché nel tempo lungo saremo tutti morti.

A proposito dell'autore

Giuseppe Mazzella Giuseppe Mazzella, 61 anni, laureato in scienze politiche, giornalista e funzionario pubblico. E’ stato dal 1973 al 1975 redattore capo e direttore de “ Il Giornale d’ Ischia” fondato da Franco Conte; dal 1976 al 2001 responsabile dell’Ufficio Stampa della Provincia di Napoli; dal 1980 al 2006 è stato corrispondente dell’ANSA dalle isole di Ischia e Procida, ha collaborato dal 1980 al 2002 come free lance fra l’altro a “ Il Mattino”, “Il settimanale d’ Ischia”, “ Il Golfo” e scritto sul “ Corriere del Mezzogiorno” su “ La Repubblica”.E’ stato presidente dell’Associazione della Stampa delle isole di Ischia e Procida dal 1986 al 1994 e Presidente del Centro Studi su l’ isola d’ Ischia.Ha fondato nel 1999 il Museo Civico di Casamicciola Terme del quale è stato direttore onorario fino al 2004. E’ stato consigliere comunale di Casamicciola Terme del PSI dal 1975 al 1983. Dal 2002 è direttore del Centro per l’Impiego di Ischia. Una mia fotografia la si può trovare su la mia presentazione su tesionline.it alla ricerca Giuseppe Mazzella su Virgilio.