Ischia e le prediche annuali

° il tentativo fallito di istituire una Fondazione o Associazione di Promozione “IschiaFelix” – Non c’è una classe dirigente “generale” che veda protagonisti gli imprenditori – non c’è alternativa alla rivitalizzazione dei sei Comuni e della Provincia nel tempo breve in attesa della grande riforma –

Un anno fa – giorno più giorno meno – si sviluppò sul “Corriere del Mezzogiorno” un ampio dibattito sui mali di Ischia e sulle sue prospettive aperto con un intervento dell’ex eurodeputato Franco Iacono.

Iacono ritorna sugli stessi argomenti un anno dopo con l’intervento ( Insisto: anche a Ischia serve una Fondazione per rilanciare l’isola) apparso sul “Corriere del Mezzogiorno” di mercoledì 3 giugno . La proposta di “Fondazioni” cioè di associazioni private che si sostituiscono alla carenza delle Istituzioni ( Regione, Provincia, Comuni) che nascono a Capri e Sorrento per sostenere lo sviluppo economico non è una prova evidente di una inadeguatezza istituzionale, di “sostituire” le inefficienti amministrazioni pubbliche? Ma perché nuovi enti di diritto privato se c’è un sistema pubblico con tre livelli di potere locale ( Comuni, Provincia e Regione) ed un “ritornato” Ministero del Turismo?

Nel caso dell’isola d’Ischia l’inadeguatezza istituzionale cioè 6 Comuni per un territorio di 46Kmq. che ha raggiunto uno sviluppo economico e sociale “ipermaturo” con 3200 imprese iscritte alla Camera di Commercio, 13 mila lavoratori iscritti al Centro per l’ Impiego di cui 9.500 “precari a vita” cioè lavoratori stagionali del sistema locale che entrano ed escono dallo stato di disoccupazione, 40 mila posti-letto negli esercizi alberghieri ed extralberghieri, 3200 studenti della Media Superiore con 11 indirizzi, almeno 500 diplomati ogni anno, è ancora più evidente perché viviamo un periodo di recessione economica e non di espansione, di riconversione dei mercati turistici, di cambiamenti di costumi di vita sul modo di fare vacanza.

Anche ad Ischia ci abbiamo provato a fare una “Fondazione”, come propone Franco Iacono, lo scorso anno, partendo proprio dalla provocazione di Franco Iacono sul “Corriere del Mezzogiorno” e dal lungo dibattito che ne seguì (circa 30 interventi fra i quali anche il mio e fra i quali c’era quello di un sol sindaco, quello di Forio, e non ci furono quelli dei presidenti della Federalberghi, dell’Ascom, dell’Unione Industriali). Impiegammo circa tre mesi – da agosto ad ottobre – per stilare un “manifesto” che allego se si vuole pubblicare e nominammo anche un Consiglio Direttivo. Naturalmente l’Associazione “IschiaFelix” – questo il nome scelto e che presentammo il 21 ottobre 2008 all’Hotel Continental di Ischia – non è decollata e non credo che decollerà. Perché ? Credo che la ragione vada ricercata in una acuta osservazione del prof. –

Sergio Marotta, ordinario di sociologia giuridica all’Università Suor Orsola Benincasa, che commentando sull’inserto economico del “Corriere del Mezzogiorno” l’ultimo libro di Sergio Zoppi intitolato “Una nuova classe dirigente. Insegnamenti e scelte da Nitti a De Gasperi” riporta un giudizio dell’economista Giulio Sapelli sulle “classi dirigenti del Mezzogiorno” e rileva che “uno dei problemi principali del nostro Paese è quello della scarsa propensione delle classi dominanti economiche a diventare classi dirigenti generali. Ciò ha determinato un ruolo sostitutivo, di supplenza delle classi politiche”.

Cioè – sia detto senza eufemismi – gli imprenditori vogliono “socializzare le perdite e privatizzare gli utili” e quando si chiede loro un ruolo “sociale” non vogliono “investire”. Una “Fondazione” in un sistema istituzionale di tre livelli ha senso solo se gli imprenditori si fanno carico di investire cioè “cacciare soldi” in tempo di vacche magre.

Nel 1997 – lo ricordò anche il prof. Amato Lamberti nel suo intervento sul “Corriere” lo scorso anno – proponemmo il Patto Territoriale e costituimmo anche una società di sviluppo economico ma il tutto finì nel “libro dei sogni” perché non trovammo una classe dirigente “generale” disposta ad avviare una nuova politica di sviluppo locale cioè – sia detto chiaramente – i “ capitali privati” per nuovi ma più rischiosi interventi come il recupero del fatiscente complesso termale del Pio Monte della Misericordia a Casamicciola oggi ridotto in orribile rovina con i giardini trasformati in parcheggi per un rozzo mercato ambulante che non si trova più nemmeno nei Paesi del Terzo Mondo.

Se così stanno le cose verseremo fiumi di inchiostro ma non andremo oltre un amaro “cahier des doléances”. Queste prediche saranno annuali e seguiranno il ritmo delle stagioni mentre niente sarà nuovo sotto il sole.

Da 8 anni esiste una “Associazione per il Comune Unico dell’isola d’Ischia” che ha chiesto un referendum consultivo alla Regione Campania per un unico Comune per l’isola tenendo conto che la prima proposta di legge regionale fu presentata nel 1987 dall’allora consigliere regionale e sindaco d’Ischia, Enzo Mazzella, poi circa 10 anni fa ci furono due proposte di leggi regionali per il Comune Unico per iniziativa dei consigli comunali e per sottoscrizione popolare senza arrivare alla meta. Ci fu anche una iniziativa di legge regionale ad iniziativa dei sei Comuni per l’approvazione del Piano Urbanistico Territoriale la cui redazione fu affidata allo studio Ferrara di Firenze ed anche in questo caso alcun risultato.

Credo che la riforma istituzionale dell’isola d’Ischia debba essere inquadrata nella Grande Riforma istituzionale della Repubblica. Anche della Grande Riforma istituzionale si parla da almeno trent’anni. Da 38 anni si discute della soppressione della Provincia, da almeno 30 anni si discute del Bicameralismo perfetto o dell’abolizione del Senato, da quaranta anni si propone una Repubblica Presidenziale sul modello francese della V Repubblica proposta da Calamandrei fin dal 1946 nella Commissione dei 75. Eppure falliscono tutte le Bicamerali ed il prof. Sartori predica nel deserto tanto che parla di “sultanato” italiano.

Credo che il punto autentico è che non possiamo lottare per il Comune Unico con questa Regione Campania diventata soltanto un grosso Municipio o una grossa Banca.

La riforma istituzionale dell’isola d’Ischia si inserisce in questo ragionamento complessivo. Dobbiamo sentirci legati al Continente non solo separati come ci ammoniva il prof. Vincenzo Mennella, e la nostra piccola-grande riforma per il Comune Unico non si farà senza la Grande Riforma dello Stato. Il fallimento del decennio di Antonio Bassolino alla Regione è anche questo se il prof. Mariano D’Antonio è costretto a lanciare un impossibile “decalogo”.

Un’ultima osservazione desidero fare. La riunione dei sei Comuni dell’isola d’Ischia nel 1938 – sedicesimo anno della era fascista non fu mai approvata dal Parlamento ma soltanto con un Regio Decreto, su proposta del “Capo del Governo, Primo Ministro, Ministro Segretario di Stato per gli affari dell’interno Cav. Benito Mussolini”, n. 1648 del 25 agosto così come la Ricostituzione dei sei Comuni fu approvata con “Decreto Legislativo Luogotenenziale” n. 556 del 21 agosto 1945 su proposta del “ Presidente del Consiglio dei Ministri, Primo Ministro Segretario di Stato, Ministro degli Interni” Ferruccio Parri. I due provvedimenti cioè non sono mai passati per una assemblea legislativa.

Conclusioni : è mia opinione che senza una legge-quadro nazionale per l’accorpamento dei “Comuni-polvere” con specifico riferimento alle isole minori italiane questa Regione Campania con il suo Consiglio e la sua Giunta non approverà una legge di unificazione amministrativa dell’isola d’ Ischia e quindi non abbiamo alternative ad una “rivitalizzazione partecipativa” dei nostri sei Comuni perché le FONDAZIONI NON SI POSSONO FARE o comunque non possono sostituire i doveri e le responsabilità degli Enti Locali ed i Comuni e la Provincia debbono avere una migliore e più matura classe politica nel tempo breve perché” nel tempo lungo saremo tutti morti” come saggiamente ammoniva Lord Keynes.

A proposito dell'autore

Giuseppe Mazzella Giuseppe Mazzella, 61 anni, laureato in scienze politiche, giornalista e funzionario pubblico. E’ stato dal 1973 al 1975 redattore capo e direttore de “ Il Giornale d’ Ischia” fondato da Franco Conte; dal 1976 al 2001 responsabile dell’Ufficio Stampa della Provincia di Napoli; dal 1980 al 2006 è stato corrispondente dell’ANSA dalle isole di Ischia e Procida, ha collaborato dal 1980 al 2002 come free lance fra l’altro a “ Il Mattino”, “Il settimanale d’ Ischia”, “ Il Golfo” e scritto sul “ Corriere del Mezzogiorno” su “ La Repubblica”.E’ stato presidente dell’Associazione della Stampa delle isole di Ischia e Procida dal 1986 al 1994 e Presidente del Centro Studi su l’ isola d’ Ischia.Ha fondato nel 1999 il Museo Civico di Casamicciola Terme del quale è stato direttore onorario fino al 2004. E’ stato consigliere comunale di Casamicciola Terme del PSI dal 1975 al 1983. Dal 2002 è direttore del Centro per l’Impiego di Ischia. Una mia fotografia la si può trovare su la mia presentazione su tesionline.it alla ricerca Giuseppe Mazzella su Virgilio.