Inaugurazione tenuta Giardini Arimei a Forio

– di Gerardo Calise

Sabato 6 ottobre sono stato un fortunato testimone oculare di un evento storico sulla nostra Isola d’Ischia: l’inaugurazione ufficiale delle Cantine Giardini di Arimei a Forio, nella contrada Montecorvo.

La tenuta Giardini Arimei sorge nella vecchia proprietà della famiglia Milone, nota e ricca famiglia foriana sin dal 1700, con origine calabre. La proprietà che si estende per circa 7 ettari fu acquistata definitivamente dalla famiglia dei F.lli Muratori nel 2003. Il primo vigneto è quello di località Pastino, e risale al 2002. Il nome Arimei, proviene dal vecchio nome etrusco di Ischia, Arime, terra di fuoco. Gli impianti delle vigne a Montecorvo sono del 2004. Il vigneto, quando sarà impiantato quello delle Fumarole alte, raggiungerà i 4,5 ettari di estensione.

I fratelli Muratori, Bruno, Diego, Giuliano e Giorgio, provengono dalla Franciacorta in provincia di Brescia, e sono proprietari della Giemme Filati di Capriolo(Bs). Nel 1998 decidono di diversificare i loro interessi, aggiungendo al tessile quello agricolo, oltre ad avere interessi nel campo finanziario e mobiliare. L’avventura nel campo agricolo inizia con l’incontro di un esperto , con esperienze intenazionali, come agronomo ed enologo, Francesco Iacono, che era il responsabile della ricerca in viticoltura presso l’Istituto di S.Michele all’Adige, alle porte di Trento.

In questo periodo nasce il progetto di impresa dell’Azienda Agricola F.lli Muratori, e viene coniato il termine Progetto Arcipelago, termine inventato dallo Iacono, che nel frattempo era diventato direttore generale dell’Azienda. E’ chiaro che il termine Arcipelago vien fuori, anche forse un po’ incosciamente, dalle sue origini ischitane, ma esprime benissimo ciò che il nuovo, giovane e geniale, progetto industriale vuole fare da grande: tante isole, sul cui territorio verrà prodotto il “suo” vino, con caratteristiche specifiche e peculiari. Sarà così sfruttata al meglio la vocazione particolare, valutando o rivalutando, con i dovuti accorgimenti della moderna enologia, i vitigni autoctoni.

La prima Isola, di nome Villa Crespia, ovviamente in Franciacorta, che ormai in tutto il mondo è conosciuta come la Champagne italiana, dove vengono coltivate uve per fare, quasi esclusivamente, spumanti con metodo classico.

La seconda Isola, Rubbia al Colle Suvereto nella Maremma Toscana, nell’entroterra livornese, realtà schiacciata dalle mode e dalla fama del Brunello e del Chianti.

La terza Isola, Oppida Aminea nel Sannio, in piena provincia beneventana, in terre incolte da tantissimi anni.

La quarta, la nostra vera Isola, che appunto prende il nome dalla vecchia Arime, che come dicevo pocanzi, sicuramente è stata scelta per volontà di quello che poi è diventato vice-presidente della Azienda, Francesco Iacono. Tutte queste Isole, sono nate in un contesto di recupero ambientale, quasi totale, una specie di scoperta archeologia a cielo aperto, come nel caso di Montecorvo, dove la ex proprietà Milone era stata soffocata da una fiorentissima piantagione di rovi e sterpaglie di dimesioni bibliche.

Dunque l’aspetto non secondario della F.lli Muratori, sta nel produrre vino di altissima qualità, in un ambiente riconquistato alle sue origini ed alla sua storia, fatto di un lungo cammino in campo enologico. Questo particolare, mi rincuora non poco, perché ricordo che quando frequentavo l’Università, prima di dare qualche esame, andavo a rilassarmi nella contrada, tra Bocca e Montecorvo, dove respiravo un’aria tutta particolare, un ritorno al passato, forse. Ma nello stesso tempo, mi rattristavo nel vedere sempre più abbandonata, e conquistata in modo totale dall’incuria e dall’abbandono. Mi chiedevo come era stato possibile ridurre in quello stato la parte migliore della nostra Isola, almeno dal punto di vista enologico. Mi piangeva il cuore a vederla così malridotta. Poi un giorno sentii una bella notizia, che sembrava un bel sogno, che in quella contrada, sarebbe stata reimpianta di nuovo la vite, la vita, si sarebbe di nuovo fatto il vino!

Tenendo conto che qualche anno prima erano nate le ormai apprezzate e famose Cantine di Pietratorcia, e che nello stesso comprensorio la D’Ambra Vini aveva rilevato l’antica tenuta del Marchese Piromallo, mi son detto fra me, che i famosi tre indizi, a questo punto, portavano ad una prova certa, che la zona del Vino, Montecorvo appunto, avrebbe di nuovo aperto i battenti a nuova vita. La grande fama che ha sempre avuto Forio, nota come luogo d’eccezione per il vino, va a rinnovarsi con nuove e splendide realtà, con circa 30 ettari utilizzati per produrre vino di altissima qualità e pregio.

Alla conferenza inaugurale, svoltasi in un bellissimo anfiteatro naturale, erano state invitate circa 200 persone, tra cui il gotha della enogastronomia nazionale. Il moderatore, Federico Quaranta di RadioRai, ha condotto con il solito piglio professionale ed impeccabile. Gli interventi del presidente, Bruno Muratori e del Vice, Francesco Iacono, hanno messo in evidenza gli immani sforzi e la tantissima bravura delle maestranze locali nel ricostruire circa 3 km di parracine, muri a secco di tufo verde, tipiche del posto, e di tantissimi altri sacrifici nell’impiantare una nuova realtà produttiva. Abbiamo avuto quelli del Prof. Ugo Vuoso e del vice presidente nazionale di slow food, Giacomo Mojoli. Il primo ha fatto un escursus storico della nostra Isola, mentre il Mojoli ha messo in risalto la grande scommessa di un nuovo modello di viticoltura, ecosintonico, come lo ha definito, questo nuovo progetto della famiglia Muratori.

C’è stato anche il saluto del Sindaco, il Dr Franco Regine, che si è complimentato con la nuova e splendida struttura produttiva nel suo territorio. L’intervento, forse fuori programma, della regista Lina Wertmuller, in splendida forma, che ha pronunciato un vero atto d’amore nei confronti della nostra terra, alla quale non manca proprio nulla, e che era già nota sin dall’antichità. Ha messo in risalto i tantissimi film girati sulla nostra Isola, mostrando un disgusto notevole per le mega navi da crociere, che le ha definite dei palazzoni galleggianti, brutti e mostruosi. Ha ricordato le tante personalità che hanno frequentato i nostri lidi, invogliandoci a fare un turismo di qualità, fortemente di qualità. Dopo la conferenza, la grande regista è stata la madrina della inaugurazione della enorme cantina, con il taglio del classico nastrino tricolore, e degli altrettanti classici flash dei fotografi. Siamo passati, grazie al gruppo Folk di Buonopane, alla esecuzione della Battuta dell’astrico, ‘U puntone, ed alla Classica ‘Ndrezzata, eseguite su un palco sorretto sempre da un bel muro di tufo verde, alle spalle dell’anfiteatro dove si era tenuta la conferenza. Spettacolo e locazione impeccabili.

La cantina, la vecchia cantina del 1700, sommersa da sterpaglie, terreno e tanto altro ancora, venuta alla luce, come una vera operazione archeologica, dicevo pocanzi. Avevo sempre sentito parlare di questo posto magico, ma vedere rifatto ex- novo l’ampio salone rettangolare, con un enorme tavolo al centro, ed un tetto in pali di rovere intrecciati alla vecchia maniera; rivedere i palmenti, di varia misura, le classiche ventarole nella parti alte della cantina. Autentiche maniche a vento, che servono come prese d’aria ai quattro punti cardinali, per captare, tutti i tipi di vento. La cantina ha una superfice di circa 400 mq, a cui è annessa una dependance. Tutto questo incastonato in un contesto fiabesco, dove rivedi il trionfo del nostro tufo verde, rimesso in opera con rara maestria, una vera goduria. Un sito splendido ed unico, con panorama mozzafiato. Pensate: alle spalle l’Epomeo, con tante fumarole che fanno diventare rossastre le pietre, e giù a valle quasi tutta l’estensione di Forio, sotto i balconi dei terrazzamenti. Un posto unico, per un’Azienda che deve costituire una nuova grande opportunità per i nostri figli. Non mi è sembrato un caso chiamare questa nuova-vecchia tenuta Giardini. Io trovo giustissimo rifarci sempre alle nostre radici, riappropriandoci del nostro territorio, rendendolo di nuovo un Giardino, come i Poseidon, Mortella, come tutta l’Isola, che come diceva l’indimenticato Enzo Mazzella, deve essere conosciuta nel mondo come “Giardino d’Europa”.

Mi sento fiero ed onorato, che gente tanto esperta abbia indirizzato i suoi interessi sulla nostra terra, riportandola ad antichi splendori. E siamo inoltre grati, alle stesse persone, che hanno dimostrato, al di là del giusto tornaconto, un amore ed una sensibiltà per la nostra storia, fuori dal comune, ridando la luce ad antiche realtà, ormai perse, ma che avevano dato lavoro e vita a tantissimi nostri antenati. Siamo certissimi, che quello che potrebbe sembrare una specie di follia, una pazzia, termine usato anche durante la conferenza inaugurale, non è altro che un rischio imprenditoriale ben calcolato. Ben calcolato da persone esperte e competenti, ma soprattutto animate da una passione per quello che fanno, che produrrà, sicuramente, i frutti sperati.

Il prodotto di questa splendida operazione, che abbiamo avuto il pudore di non chiedere quanto sia costata, è un vino da uve stramature con 40% di Biancolella, 30% Forastera, 10% Uva Rilla, 10% San Lunardo e 10% Coglionara. La gradazione si aggira sui 16° e gli abbinamenti consigliati sono: formaggi vaccini, stagionati ed erborinati, pastiera, pasticceria secca. Verrà commercializzato in originalissime bottiglie ambra-scuro,un rame antico, da ½ litro. Il collo della bottiglia, ricorda tanto i vecchi tubi di terracotta che si usavano tanti anni fa, e di cui abbiamo visto traccia nei vecchi lavatoi restaurati, a fianco la cantina. Ci è piaciuto molto il termine di vino termale, usato da Francesco Iacono, e che consigliamo di pubblicizzare con giusto risalto, che sò, registrandone anche il nome. Tantissimi auguri.

A proposito dell'autore

Gerardo Calise Gerardo Calise