Il Tempo di un’apnea

– di Gerardo Calise,

Sabato scorso, 30 giugno, nella antica Libreria Mattera, attuale punto vendita e degustazione delle Cantine Pietratorcia, si è tenuta la presentazione del libro di Massimo Scarpati, “Il Tempo di un’apnea”, edito dall’Arte Tipografica di Napoli.
E’ l’opera prima di Scarpati. Erano presenti, insieme all’autore, già campione mondiale di pesca subacquea, l’editorialista del Corriere del Mezzogiorno, Carlo Franco, Claudio Ripa, già campione mondiale di pesca subacquea, amico inseparabile di Scarpati, Giancarlo Bracale, già presidente del Circolo Canottieri Napoli, l’attore Gino Rivieccio e Salvatore “sissant” Manna, antico pescatore subacqueo. Ha introdotto la serata Vito Iacono, amministratore delegato delle Cantine Pietratorcia, al loro decimo anno di vita, e gia famose non solo in Italia.
L’ideatore della serata, che in effetti è stato il prologo della sesta stagione di incontri culturali, di alto livello, presso l’antica Libreria Mattera, il mitico Franco Iacono, per tutti il Cardinale. Il Tempo di un’Apnea, forse è un titolo che ci vede coinvolti tutti, talmente è breve la nostra esistenza. La recensione è stata fatta in modo impeccabile da Carlo Franco, che con poche parole, ci ha fatto “leggere” il bel libro di Massimo Scarpati. Ha messo in risalto, forse, l’essenza dello scrivere, la ricerca di comunicare con gli altri, il prossimo. Non ha importanza come si scrive, ma importante riuscire a mettersi sulla stessa lunghezza d’onda di chi ti legge. L’importante è trasmettere immagini, sogni, realtà, desideri. Interpretarli insieme al lettore, interagire in modo semplice ed efficace, aiutando a riempire un vuoto che si gonfia sempre di più.
Il prof. Bracale, ha messo in giusto risalto la vulcanicità di Franco Iacono. La sua continua ricerca di unire cultura, storia, identità delle persone, che vivono a stretto contatto, ma che spesso manco si conoscono. Il cardinale, nei suoi bellissimi incontri, ai quali partecipo sempre con vivo piacere, mi dà sempre la sensazione che punti sempre di più a rigenerare il nostro tessuto sociale, facendo della sacralità dell’amicizia, il suo punto di forza. Quella che ad una vista superficiale potrebbe sembrare una triste e decadente operazione nostalgia, è invece, nella sua essenza, un proiettare nel futuro la nostra individualità, conservando e migliorando, la nostra struttura socio-culturale, affinché, non siamo presi nel vortice mortale della nostra frenetica vita attuale. Fermarsi un attimo, contattare amici di vecchia data, ma di animo giovane, “sfruttando” la loro frequentazione per farci vivere insieme a loro autentici momenti di scuola culturale. Quanto costa la cultura; leggere, documentarsi continuamente, aggiornarsi quotidianamente, alimentando il nostro spirito con la cultura, l’acqua della nostra esistenza, in tutt’uno con la fede.
Quando Claudio Ripa, nel suo sentito intervento ricordava i primi anni di Massimo Scarpati a Forio, quando si viveva con il pesce pescato, quando i soldi erano un vocabolo, si viveva a stretto contatto con i propri simili, condividendo e convivendo anche le più semplici delle emozioni, che venivano vissute insieme, semplicemente. L’inseparabile amico Ripa, ricordava che insieme al compianto campione mondiale di apnea Ennio Falco trovarono ospitalità in una stanza della casa di un noto barbiere, di cui a distanza di cinquantaquattro anni, si era dimenticato il nome. Quel barbiere, grande personaggio di Forio degli anni cinquanta-sessanta, dei mitici anni, si chiamava Serino, mio padre.
Serino, il cui negozio era ubicato in Piazza Pontone, di fronte al notissino Bar Maria, di Maria Senese, di cui era molto amico, era anche barbiere, perché nel suo esercizio si vendevano i primi giornali, i primi rollini fotografici Ferrania, il primo regalo di bigiotteria, i primi profumi, i primi prodotti di bellezza, i primi addobbi natalizi, con i fragilissimi pastori di terracotta(più quelli che si rompevano…). Ma soprattutto, da mio padre, si “vendeva” la stessa atmosfera amicale che oggi riesce a crearla, in modo perfetto Franco Iacono nei suoi incontri presso l’antica Libreria Mattera – Cantine Pietratorcia. Incontri estemporanei, gli stessi che si formavano spontaneamente da mio padre con bellissime jam-session ante-litteram, tra suonatori, spesse volte ad orecchio, di mandolini, chitarre, mandole, banji, fisarmoniche, flauti ed altri strumenti vari. Quante volte sempre in modo estemporaneo, ho assistito a cenacoli con Bargheer, Capote, Hauden, ed altri di cui mi dimentico i nomi, tutti clienti di Serino. Il farsi barba e capelli da mio padre, spesso era un pretesto per parlare di tutto, e trascorre giornate intere tra amici genuini. Ricordo in quel periodo un signore molto distinto che noi chiamavamo “il cubano”. Si sposò con una sorella di Salvatore “sissant” Manna, e scoprimmo a distanza di anni, che era un diplomatico che era dovuto esiliare in seguito all’avvento di Castro. Che gran brava persona. Si colloquiava, spesso, senza conoscere né il nome, né il mestiere, né la provenienza dell’astante. L’importante era stare insieme, comunicare, scambiandosi le impressioni del quotidiano, lontani, lontanissimi dallo scorrere virulento dei nostri vuoti giorni attuali. Siamo diventati, dicevo in altro intervento, siamo diventati tanti manichini di carne, tutti belli imbottiti di soldi, griffati, truccati, uomini e donne, fa lo stesso, sospesi nel vuoto del niente, marionette inanimate. Ecco il motivo per cui mi tengo strette, ben strette queste belle manifestazioni, che fanno sperare in un futuro migliore, e non hanno a che fare con la nostalgia. Dobbiamo un grazie all’instancabile Franco Iacono, che crea questi momenti che diventano un pretesto di continuare insieme, da attori, questo breve soggiorno, questa comparsa vitale, che somiglia tanto al “Tempo di un’apnea”.
Come era bello quando Ennio Falco tornava a casa di mio padre e portava il “pigione”, cernie enormi, veri mostri marini, che a distanza di tempo, ho realizzato che la più piccola superava i dieci chili. Lui, Ennio, per “vedere” il peso le metteva in verticale e le comparava con la mia altezza. Avevo poco meno di sei anni, mi superavano sempre di una spanna!
Ricordo le affollate abbuffate che si facevano tra gli amici del Centro. In quell’epoca, era fortunato chi mangiava nel periodo delle feste o di grandi occasioni. Quanto erano saporiti i frutti di quelle che noi chiamavamo comunemente le cozze imperiali, che altro non erano che le ormai scomparse pinne di mare. Con il frutto di ognuna, si saziavano due persone!
Grazie Franco Iacono, continua a deliziarci con gli incontri vissuti insieme ai tuoi tanti amici, che tu, istrionico nato, sai “sfruttare” bene , per farci passare serate belle ed indimenticabili, che stanno, sempre di più, caratterizzando la parte migliore della tua ancor giovane esistenza. Una volta dicevi che siamo cresciuti tanto senza progresso. L’importante che persone come te ce la mettano tutta per ricolmare questo vuoto procurato dal troppo denaro, guadagnato in troppo poco tempo. La presenza di persone come te ci fa svegliare dal narcotico del consumismo più becero, che ha consumato anche la nostra anima, divorando la nostra storia, il nostro passato, ma soprattutto il nostro futuro. Guai a non reagire, come tu hai saputo fare bene anche nel campo enologico. Fa bene al cuore rivedere le viti ripopolare, pian piano, già gran parte della parte bassa dell’Epomeo che si può scorgere dal Centro di Forio. Le brulle terrazze degli ultimi anni si stanno lentamente rianimando.
Tornando alla presentazione del libro di Scarpati, volevo segnalare la emblematica presenza, di uno degli ultimi personaggi di quell’epoca, Salvatore “sissant” Manna, discepolo di Ennio Falco e grandissimo amico di Massimo Scarpati. Sissant era fratello del mitico Rocky (Pietro Manna) recentemente scomparso, gran bella figura sosia del Burt Lancaster del “Corsaro dell’Isola Verde”.
Rocky e Sissant, sono stati i primi veri pescatori subacquei, di Forio sicuro, forse dell’Isola. Grandi amanti del mare, rispettosi della sua natura, ampiamente ripagati nella loro bella passione.
Sissant mi fa venire alla memoria i minuti più lunghi della mia vita, quando lo accompagnai con la sua barca a remi in una battuta di pesca. Non riemergeva più, quattro, eterni, indimenticabili, minuti, in cui non sai cosa fare. Andare a terra a chiedere aiuto, o rimanere lì. Vi assicuro non li dimenticherò mai più. Emergendo, mi rassicurò, che normalmente stava ancora di più….Ma io non ho avuto più il coraggio di accompagnarlo un’altra volta. Sissant, uno degli ultimi personaggi autentici, veri, genuini, testimone vivente di un’epoca che ha rappresentato un momento obbiettivamente sublime del nostro spaccato di vita vissuta con poche lire , ma con molte amicizie vere, quali sono quelle che cerca sempre di coltivare e mantenere sempre in vita il nostro Franco “Cardinale” Iacono.

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