I funerali di Don Salvatore Castiglione

Sabato 10 gennaio nella Basilica Pontificia di Santa Maria di Loreto in Forio, si sono celebrati i solenni funerali del nostro amatissimo compianto Don Salvatore Castiglione, presieduti dal Vescovo P.Filippo e dalla maggior parte del clero isolano.DSC_0112-1.JPG

C’era la folla delle grandi occasioni, sia dentro che fuori la Basilica, dopo che una fiumana di gente aveva dato l’estremo saluto a Don Salvatore nella “Sua” chiesetta di San Giuseppe presso la Casa  Villa Joseph di Casamicciola. Scrivere queste note, per me che sono stato da tanti anni,  uno dei suoi tantissimi amici, mi risulta molto difficile, ma mi piace prendere spunto dall’intervento perfetto del suo confratello, don Alberto Alfarano, che nell’omelia ha ricordato la figura di Don Salvatore in un modo esemplare: semplice, incisivo, esaustivo, che ha fatto capire a tutti noi quale perdita abbiamo avuto sulla terra e quale gioiello abbiamo conquistato in Paradiso. Cito testualmente le parole  pronunciate da don Alberto, scritte dal loro fondatore San Orione: “riposa nella pace di Cristo, o dolce e benedetto mio figliolo, che da questa misera vita te ne sei andato a vita beata. Ti accompagnino al Paradiso gli Angeli del Signore; ti introducano nella Santa Gerusalemme e , sulla palma delle loro mani, ti portino al trono di Dio i vergini ed i martiri. E, giunto sul Cuore di Gesù Crocefisso, prega per noi! Noi tutti verremo presto con Te: vogliamo essere sempre con Te, fra le braccia del Signore in eterno, e vicino alla nostra Madre celeste“. Queste poche, bellissime e sante righe, che hanno fatto scendere qualche lacrima in più, sembrano essere state scritte  da don Orione espressamente  per questo suo fedelissimo discepolo ischitano, piccoletto nel fisico, gigante nello spirito. Un uomo di Dio  predestinato, un predestinato della prima ora, e rimasto nella grazia del Signore per tutta la sua lunga e santa esistenza consacrata.

Don Salvatore Castiglione, in effetti è stato prete quasi dalla nascita, almeno anche come abito, perché già nel 1936, Scan10060.JPGquando aveva solo 11 anni, ci si vestiva con la sottana nera, come dalla foto che lo ritrae con altri tre chierici. Durante il probandato gira mezza Italia, da Voghera a Montebello a  Buccinigo, e nel ricevere il suo primo abito religioso partecipò la madre Maria di questa sua immensa gioia, per scusarsi, quasi, di una mancata visita che aveva dovuto rimandare. A diciassette anni, nel 1942 emette la prima professione religiosa, sei anni dopo quella perpetua, finisce gli studi di teologia al Sant’Anselmo di Roma e viene ordinato sacerdote di Cristo e della Chiesa il 7 giugno 1952, di sabato, un giorno qualunque, senza scegliere ricorrenze come si fa spesso. Don Salvatore, già prima di essere ordinatoScan10058.JPG sacerdote, era assistente dei ragazzi nella Casa di Roma-Testaccio nel primo dopoguerra (1946-1954); poi da sacerdote, economo a Napoli (1954-1962), ed all’Istituto Orfani di Roma (1962-1969). Il 1969, quarant’anni fa, per la vita di Don Salvatore, rappresenta un anno particolare nel cammino della sua santa esistenza, perché i suoi superiori lo incaricano di avviare l’attività per anziani di Villa Joseph a Casamicciola, dove fortunatamente per noi, ci è rimasto fino  alla fine dei suoi giorni terreni. Risulta affascinante scrivere su di una persona che ha messo in pratica il concetto più volte espresso da Papa Wojtyla: si può essere santi vivendo nel Vangelo la vita quotidiana dimostrando eroismo cristiano nell’applicare i principi del Bene su tutto ciò che si fa, spesso senza farsene accorgere. Ecco, Don Salvatore, secondo il parere di molti suoi conoscenti, è stato un santo nella quotidianità, non facendo mai  pesare ciò che faceva, e spesso non se ne faceva accorgere, nascondendo alla mano sinistra ciò che faceva la destra! Don Salvatore, specialmente quando è stato per lunghi anni cappellano presso il nostro Ospedale “Anna Rizzoli”, non ha fatto mai mancare un sorriso, una parola buona, un incoraggiamento per nessuno. Quando lui si interessava dello stato di salute di  un  degente, non lo faceva mai per prassi, ma sempre con partecipazione, entrando nei particolari, soffrendo della malattia del suo fratello. Non potrò mai dimenticare, quando terminata la messa, faceva il “pieno” di particole che andava a somministrare a fedeli infermi, impossibilitati a partecipare alla S.Messa. Come era contento quando espletava questo bellissimo incarico.

E’ stato già ricordato, e magnificamente, i mille mestieri che ha fatto Don Salvatore, specialmente nel periodo difficilissimo della nascita della Casa di Cura Villa Joseph. In pochissimi, credevano che si sarebbero reperiti così tanti soldi occorenti per realizzarla, ma Don Salvatore seppe smuovere le coscienze degli Ischitani in maniera quasi sovrannaturale, facendo si che sulla nostra Isola fossero abbatuti per la prima volta, tutti i confini ed i limiti campanilistici. Io ricordo che proprio in quel periodo, Don Salvatore incominciò a smettere l’abito talare, perché evidentemente, gli procurava fastidio nei suoi  molteplici, e spesso faticosi, lavori. Fu la prima volta che demmo un alto valore alle robbe vecchie, quando tanti di noi si prodigarono a raccogliere tonnellate di panni vecchi ed altro ed a portarlo nei punti di raccolta. Ricordo il giorno di San Giuseppe di trentadue anni fa, quando si inaugurò  questa  struttura che   a tutti noi apparve come  un vero miracolo. In questi anni, quanta gente anziana  è stata accudita e viene accudita amorevolmente, in questa struttura che noi ci auguriamo rimanga sempre con la sua originale destinazione. Con 2007_0516Image0084.JPGimmenso piacere sono stato presente anche ai festeggiamenti del suo trantennale presieduto dal Card. Crescenzio Sepe. In una foto scattata in quella occasione, mi sembra di cogliere l’essenza della vita di Don Salvatore: sempre operativo, indaffarato, attento a tutto ciò che occorreva per i più bisognosi, illuminato da una forza interiore capace di infondere forza e coraggio ai suoi cari, e poi nelle celebrazioni, appunto, sempre ai margini, defilato, schivo dai riflettori e dalla prime file. La foto di cui vi dicevo, lo ritrae al tavolo insieme al Vescovo Strofaldi ed il Cardinale Sepe, e Don Salvatore  dà la sensazione che lui fosse di troppo a quel tavolo, quasi desse fastidio, anche se io trovavo più logico e giusto che lui stesse al centro dello stesso, essendo stato lui il motore ispiratore, il realizzatore, l’anima, di quella opera 2007_0516Image0156.JPGbenefica quale è la Casa di Riposo Villa Joseph, e questo senza mancare di rispetto a nessuno.

Don Salvatore Castiglione rimane un raro esempio di uomini che coagulano intorno a sé l’unanimità dei giudizi, talmente è stata cristallina la sua esistenza. Tutti noi che abbiamo avuto la grande fortuna di conoscerlo e di praticarlo, gli dobbiamo tanto, ma soprattutto gli dobbiamo eterna riconoscenza per averci fatto  capire che in molte occasioni un sorriso, una pacca sulla spalla, una parola buona e sentita, uno sguardo compiaciuto, un segnale di umiltà,  sanno essere dei rimedi efficacissimi per una vita qualitativamente superiore. In me, di Don Salvatore, rimarrà sempre la sua eterna capacità di essere sempre gioviale, portato  alla battuta, intelligentissimo, pronto a capire il tuo stato d’animo ed a infonderti fiducia e forza. Mi fu molto vicino nella grande perdita che ebbi qualche anno fa e con i miei figli, tutti e tre suoi devoti chierichetti, si è sempre comportato meglio di un padre affettuoso e buono, prodigo di complimenti e di incoraggiamenti. Anche loro, come tantissimi altri bimbi, porteranno con sé il ricordo imperituro di un piccolo-grande uomo che è riuscito in modo perfetto ad imitare la vita santa del suo padre Don Orione.

Io ricoderò sempre con quanto ardore parlava del suo secondo amore, dopo Dio, la caccia, che per lui è stato soprattutto una grande valvola di sfogo ai tantissimi problemi che faceva suoi. Come gli si illuminavano i suoi vispi occhietti quando Scan10062.JPGsi parlava dell’arciere, la sua araba fenice, che non era mai capace di catturare. Porterò sempre con me il ricordo delle sue semplici ma mirate omelie, alle tantissime Messe vespertine a cui ho partecipato, in cui molto umilmente metteva in risalto le cose che noi dovevamo fare, ad inizare da me sacerdote, soleva dire: sorelle e fratelli miei, questa era la sua  tipica frase d’ingresso, che infondeva nei fedeli presenti in chiesa un senso di pacata fraternità. Una pacata fraternità la infondeva anche, quando poggiava la sua spalla destra sull’ampone, nel prendere spunto dalle parole del Vangelo, da poco lette, e ce le spigava con il cuchiaino. Così ha fatto anche domenica 28 dicembre 2008, quando avremmo partecipato a quella che sarebbe stata l’ultima S.Messa officiata nella Basilica di S.Maria di Loreto. Caro Don Salvatore, il ricordo della tua santa vita ci sia da efficace concime per la nostra povera esistenza, e ben ha detto il tuo confratello, quando ci ricordava che con la morte terrena ha inizio  la tua opera più importante, avendo seminato in modo abbondante nel campo fertile, a noi non ci resta che cercare di seguire il tuo esempio. L’esempio che ci hai dato mettendo in atto il Vangelo, che  tu con tanto amore ed abnegazione hai saputo onorare nel migliore dei modi. Il tuo esempio ci guidi verso quella santità quotidiana a cui deve anelare ogni essere umano, di qualunque razza o religione. Arrivederci Don Salvatore, e complimenti ed auguri che hai raggiunto col massimo dei voti la Luce, la Verità, la Vita!

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Gerardo Calise Gerardo Calise