Festa del Vino Novello alle Cantine Pietratorcia

– di Gerardo Calise

Sabato scorso nel primo pomeriggio c’è stata la ormai tradizionale festa del Vino Novello presso le Cantine Pietratorcia alla contrada Cuotto, nella parte sudoccidentale di Forio. Le famiglie Iacono, Regine e Verde, proprietarie della ormai famosa realtà enologica foriana, erano al gran completo, per festeggiare insieme ai clienti, amici, contadini che conferiscono la loro uva per farla diventare un buon vino, tutti coloro che colgono questa bella occasione per fare festa.

Questo appuntamento amicale-enogastronomico è giunto al dodicesimo anno di vita. Le tre famiglie socie delle Cantine Pietratorcia erano in prima fila ad accogliere nel migliore dei modi tutti i convenuti, e vi assicuro sono stati tantissimi, una vera fiumana di persone in doppio senso, come si davano il turno. In prima fila abbiamo notato vecchi contadini, come Franzino Iacono, Vito Carcaterra, Vituccio ‘e zappacenere, tanti altri di cui non ricordo i nomi, felici come una pasqua, con Vito Verde e la sua famiglia, Bartiluccio Regine, anche in veste di oste, insieme al grande personaggio Ruggiero, amico da sempre del Cardinale, autentico padrone del banco, dietro il quale sbrigava centinaia di persone, con una freschezza giovanile inusuale. Fuori il cortile, il mitico Mario Capuano, sempre più personaggio, anche nell’abbigliamento, tipico di altri tempi, che quando celebra il Cardinale sembra essere stato sempre un provetto cuoco, un vero gourmet, dimenticandosi di essere un eccellente giardiniere. Altro personaggio, alla griglia, Aniello “piccolo paradiso” Di Maio, che ha cotto quintali di pietanze, soprattutto castagne, senza un briciolo di stanchezza. Non offendo nessuno se elogio ancora una volta l’anfitrione per antonomasia, Franco Iacono. Padrone di casa generoso ed ospitale, che sta attento ad ogni più piccolo dettaglio, affinchè i suoi soliti ingredienti, semplici, genuini, quelli di sempre, stiano tutti al loro posto. Dal pane, alle torte, preparate dalle sue donne, Carmelina, l’adorata sorella siamese, e dalla sempre amata Anna, moglie esemplare, vera regista occulta di tutto il cast, di prim’ordine.

Quest’anno, oltre alle solite pietanze, abbondanti, squisite e sempre ben accoppiate, innaffiate, ovviamente, dal Novello Pietratorcia, sono stato colpito da una bella novità, una folta partecipazione di tantissimi giovani. Nei miei resoconti estivi delle tante manifestazioni tenutesi presso l’Antica Libreria Mattera-Cantine Pietratorcia a San Gaetano, mi ero soffermato spesso sul fatto che i convenuti, sempre numerosi, non andavano mai via prima della conclusione delle manifestazioni, e spesso tanto tempo dopo. Sembravamo aderenti ad una setta religiosa, che teneva il suo ritiro ciclico, con tante persone che superavano gli anta. Invece, ad un esame più attento, siamo tanti, tanti soggetti che vogliono riprendersi in mano una vita più accettabile, più umana, più in comunione con i propri simili. Queste manifestazioni, dicevo, diventano un pretesto per stare insieme, anche se attratti da una bella dose di nutella, che nel nostro caso sono tante pietanze varie e ben assortite cucinate da dio da mani esperte e brave. In questa dodicesima edizione, dicevo, sono stato colpito dalla presenza di una folta rappresentanza giovanile, proveniente da tutta l’Isola, segnale inequivocabile che i nostri giovani incominciano a sentire forte e chiaro un bisogno interiore di interagire con il proprio simile, non in modo virtuale come accade da un po’ di tempo. Questa considezione mi porta ad un ricordo che supera i venti anni, quando su una corrispondenza da Berlino del Corsera, lessi un articolo che non ho mai dimenticato, data la sua atrocità. Riferiva di una statistica, nella ormai svuotata ex capitale tedesca, dove nei pomeriggi domenicali, quando pare si raggiunge il massimo della tristezza, si verificava un alto numero di suicidi, soprattutto di vedove anziane. Donne abbandonate dai loro figli costretti a scappare all’ovest a cercare fortuna, e rimaste desolatamente sole, trovavano nel suicidio, il rimedio più efficace. Il paradosso attuale di una società che non vive più a misura d’uomo, come lo stesso Franco Iacono ci ha spiegato a tinte forti e brutali qualche giorno fa in un articolo, che io considero un vero saggio in proposito, apparso sul Golfo e sul Corriere del Mezzogiorno. Città che si sono riempite a dismisura di tanti abitanti, nell’era delle telecomunicazioni, e però, non ci si conosce nessuno, e se ci si conosce, si vive in uno stato perenne di frizione e di conflittualità full time. Nelle case, dove manca ogni forma di dialogo, deleghiamo alle varie tribù, alle community, ai live messanger, e fatto ancora più grave, i nostri familiari vengono a conoscere i nostri sentimenti attraverso un sms, o ai tanti Amici, le varie Isole ed il famigerato Grande Fratello, che inizia a reclutare nuove leve per la prossima ennesima, squallida edizione. Tutto questo ha fatto sì che il vero male del nostro tempo, un micidiale cancro collettivo, sia diventata la solitudine. Non soffrono più questa infida malattia le vecchie vedove in città anonime e grige, ma i tentacoli di questa peste del nostro tempo stanno carpendo anche le giovani generazioni, sempre più sole ed indifese verso questo vero mostro invisibile e micidiale. Io dicevo in qualche altra occasione, passando anche per un fan eccessivo del Cardinale, che mi tengo ben stretto questi rari esempi di persone che riescono a coagulare intorno a sé tanta gente desiderosa di non essere colpita da questa malattia dei nostri giorni: la solitudine. Io mi tengo ben stretti questi personaggi, perché li vedo come l’unico antitodo per debellare questa triste eventualità di rimanere soli. Prima degli ultimi tragici avvenimenti, non solo isolani, forse non si è mai affrontato, seppur marginalmente, questo profondo senso di solitudine che avvertono i nostri giovani. Noi adulti, non abbiamo mai prestato la giusta attenzione ad uno dei disagi maggiori a cui sono soggeti le nostre giovani leve.

Concludendo, mi sembra di poter affermare che questa dodicesima edizione del Vino Novello Pietratorcia, sarà ricordata come quella più frequentata da giovani e giovanissimi, che hanno trovato ad accoglierli una buona rappresentanza della Banda Insieme per La Musica, capitanata dal M° Claudio Matarese, e dal quartetto folk di Lello ‘u seniello e Dino Camardella, sempre divertentissimi e simpaticissimi, in antico costume foriano Tutto questo nello splendido scenario, sulle collinette che sovrastano la Baia di Citara-Giardini Poseidon, tutte ancora coltivate, grazie ad antiche tradizioni della famiglia Verde ‘e mic’, con la pianta delle piante, la vite, che in queste zone trova il suo habitat naturale. Il raccolto viene portato nella antica cantina, che è posta sulla sommità di una delle collinette, e che gode di una sapiente e bella illuminazione artificiale, che di sera la fanno somigliare tanto ad un vecchio santuario.

Fra i tanti convenuti tantissima gente famosa di tutta l’Isola, tra cui tanti che rivestono od hanno rivestito incarichi importanti di prim’ordine. Una menzione particolare, al segretario del Cardinale, il prof. Gigiotto Rispoli, che questa volta ha messo da parte la sua riconosciuta e forbita dialettica, dando il meglio di sé con affilatissime mascelle. Ma a dire la verità, molti hanno “mangiucchiato” facendo impallidire i più agguerriti piranias. Nel tornare a casa, ero convinto che la gente ospitata sia stata molto più contenta della squisita ospitalità e compagnia di tante persone felici che per l’altrettanta squisitezza delle cibagioni. Complimenti di cuore ai padroni di casa Pietratorcia, che festeggia con onore i suoi ottimi vini della nostra Isola d’Ischia, ormai famosi dovunque.

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Gerardo Calise Gerardo Calise