Donna Carità

– di Gerardo Calise

Voi di me non dovete parlare! Era il motto, la frase più usata, specialmente dopo aver fatto un’opera di bene della non dimenticata Lucia Monte.

In questi ultimi giorni mi sono dedicato alla ricerca su questa splendida figlia della carità, e ne sono rimasto quasi sconvolto nell’apprendere come una persona possa dedicarsi, anima e corpo, per tantissimi anni, ad aiutare le persone che non avevano avuto la sua stessa fortuna. La cosa che maggiormente mi ha colpito, nell’andare a conoscere, attraverso importanti testimonianze di persone che le erano state più vicine, è quella di aver trovato una sola fotografia, una sola, per di più adattata dalla sua tessera di identità, ed usata anche per il ricordino del trigesimo!Mi scuso per il giro di parole, ma questa unica e sola fotografia, fotografa in pieno, secondo il mio parere, questa grande figura, schiva, spartana, senza fronzoli, francescana nel più profondo della sua anima, la modestia fatta persona.

Ho trascorso una bella domenica mattina di mezza estate, con una delle sue amiche più intime, la signora Anita Monti Regine, la quale in un primo momento era stata un po’ restia ad illuminarmi su un esempio cristiano di prim’ordine. Era anche un po’contrariata sul fatto che non aveva avuto i giusti riconoscimenti da beneficiari delle sue tante donazioni, ma tant’è. Poi viste le mie intenzioni, di porre almeno in parte rimedio, ne è venuto fuori uno spaccato interessante di una persona bella, di una vita bella, tutta dedita agli altri. La mano sinistra non deve sapere ciò che fa l’altra, ma il prossimo deve sapere, conoscere, quanto più possibile, ciò che hanno fatto le due mani, di una donna che ha speso i suoi lunghi anni per il bene di tutte le persone che hanno avuto a che fare con lei, in un modo o in un altro.

L’idea di conoscere più a fondo questo personaggio, che nell’aprile scorso avrebbe compiuto cent’anni, mi è venuta quando abbiamo trattato della inaugurazione del nuovo Centro di Prima Accoglienza Giovanni Paolo II a Via Purgatorio, alla contrada Scentone di Forio. Il terreno su cui è sorto, più circa 150 milioni di lire, furono donati alla Parrocchia dalla signorina Lucia Monte, e parte di questo sito fu donato al colono che per tanti anni ne aveva curato le colture.

Approfondendo, sono venuto a conoscenza che non c’è stata chiesa o parrocchia che non abbia beneficiato delle sue munifiche donazioni, e non c’è stata mano d’opera, mezzadri, coloni che non abbiamo avuto congrue liquidazioni, salvo poi, come capita quasi sempre, a non esserne riconoscenti a pieno. Tra le donazioni ne posso citare alcune. La prima di un terreno vicino al distributore Total, donato alla Parrocchia di S.Michele, venduto per completare la nuova Chiesina delle Rose. Un altro terreno in Via Bocca, donato alla Parrocchia di S.Vito per ripristinare e riattare ammodernandolo, il vecchio albergo dei poveri in Villa Milone, a Vico albergo a Forio, un’altra casa con terreno, poi venduti per completare e migliorare la chiesa di S.Francesco di Paola. Altro lascito ha visto beneficiata la chiesa di S.Francesco d’Assisi, sempre venduto per migliorare il convento. Di altre cospicue donazioni ne hanno beneficiato la Parrocchia di S.Sebastiano e la Basilica S.Maria di Loreto, con un negozio all’inizio di S.Antonio Abate, un terreno nella località Mortola, ed un altro a Monterone Alta, di cui erano tenutari i fratelli Carcaterra, precisamente a Via Campo. Un altro lascito a S.Michele, dietro l’asilo di Monterone. Anche la organizzazione umanitaria di P.Arturo da Visciano ha beneficiato di un terreno sito in Via Pastino. Non poteva mancare il Santuario di Pompei, sempre nei pensieri della munifica Donna Carità. Sono innumerevoli le persone, senza volto, ne nome, mi raccontava un’altra amica e parente, la signora Pina Provenzano, che hanno fatto la conoscenza con questa persona che durante la sua esistenza ha avuto un unico obbiettivo: fare del bene al prossimo, molte, tante volte, senza farsi la più piccola pubblicità. Voi di me non dovete parlare! Il mio ricordo personale di questa figura di nobile donna: spaccati che mi vengono alla memoria quando veniva ad aggiustarsi i capelli da mio padre Serino. Sempre contenta, sorridente, mai una parola fuori posto. Non un pettegolezzo. Molti sanno che dal parrucchiere, normalmente, non si va solamente per aggiustarsi i capelli….. La ricordo sempre in ordine, precisa, mai sfarzosa, ne appariscente, ma elegante nel suo modo spartano di porgersi, sempre disponibile ed accomodante, mai avara di un complimento o di una buona parola. Quando qualche sua amica si sfogava con lei per qualche torto ricevuto da altri, la Lucia si prodigava per smorzare qualunque forma di polemica, smussando gli angoli delle solite vicende umane. E’ stata la colonna portante di tutte le associazioni umanitarie che si sono formate già durante il secondo conflitto e negli anni a seguire. Lucia Monte, insieme alla inseparabile amica, Anita Valentino, con Maria Manna, Eva Monti, Linda Luongo, Elena Nonno, Anna Schiano ed in seguito con Claudina Di Meglio Del Deo, Anita Monti Regine, qualche nome mi sfuggirà e me ne scuso, hanno fatto da architrave a varie associazioni di carità, quali dame di S.Vincenzo, Terziarie francescane, Azione Cattolica.

Voglio ricordare un aneddoto significativo, riguardo un vecchio corriere di Forio, tale Vittorio ‘ntoniomaria, che nel vedere la signorina Monte tanto indaffarata per l’ultimazione di una raccolta benefica che dovevano devolvere alla nascente Opera di Don Orione, la invitava a vendere qualcuno dei suoi tanti terreni per aiutare ancora di più la Casa. Durante la notte non dormì pensando a questo invito rude e forse scostumatino, ma lei, chiamato il notaio sempre durante la notte, lo incaricò di stilare l’atto di donazione che la mattina successiva fece ricapitare a don Salvatore.

L’Opera Don Orione è stata beneficiata di un successivo lascito, con il cui ricavato bisognava assumere una infermiera che avrebbe dovuto accudire gli ospiti non autosufficienti della Casa.

L’enorme ricchezza che Lucia Monte aveva ereditata, e che alla fine dei suoi giorni aveva quasi del tutto devoluta in beneficenza, era stato il frutto di una combinazione vincente, quasi unica. Difatti Lucia Monte, figlia unica e nubile di Enrico Monte e di Luisa Biondi, fu unica erede sia da parte di padre (sic…) che della madre che aveva avuto quattro sorelle, Rachele, Lucia, M.Teresa, M.Concetta, un’altra morì infante, tutte nubili! Chi conosce un po’ la storia di Forio, saprà che i Monte ed i Biondi, senza il forse, erano i più ricchi di Forio. Immaginate solo per un po’, che ben di Dio venne in dote alla Lucia Monte. Ma lei al contrario di come fanno le altre novantanove persone, non si dedicò ad incrementare l’ingentissimo patrimonio (soldi chiamano soldi), ma lo polverizzò in opere di beneficenza, la maggior parte, ovviamente non tutte, abbiamo cercato di descrivere in questo piccolo, ma dovuto, contributo che ho voluto fare ad una donna che fece della carità il suo credo, lo scopo principale della sua lunga esistenza. Volevo inoltre ricordare, essendo ancora nell’anno, che si potrebbe organizzare un memorial del suo primo centenario dalla nascita.

Il titolo di questo articolo, vuole essere un riassunto che metta in giusta evidenza una bella figura di Donna, di Donna in senso nobiliare, dando giusto risalto allo scopo principale della sua vita: la Carità!

A proposito dell'autore

Gerardo Calise Gerardo Calise