Dio Mio, NoDio Mio, No

No, Dio Mio questa proprio No. E’ l’espressione che ho ripetuto cento volte, che sento dentro di me ancora mentre scendono le lacrime e sono inarrestabili, alla notizia della improvvisa morte di Domenico Di Meglio datami dal nostro amico di sempre Antonio Pinto, il più razionale di noi tre.

Avevamo cominciato insieme ad amare il giornalismo e la vita civile 41 anni fa. Sui banchi di scuola. Da posizioni molto differenti. Ma abbiamo avuto il piacere di conoscere ed apprezzare l’Amicizia, oltre gli steccati ideologici della nostra generazione, le differenze di formazione, la concezione del mondo e della vita. Ma eravamo Amici. Sapevamo che nei momenti di avventura e di difficoltà potevamo contare sull’altro. Ma soprattutto Antonio Pinto ha amato Domenico come un fratello sostenendolo sempre anche su alcune posizioni che non condivideva.No, Dio Mio questa proprio No. E’ l’espressione che ho ripetuto cento volte, che sento dentro di me ancora mentre scendono le lacrime e sono inarrestabili, alla notizia della improvvisa morte di Domenico Di Meglio datami dal nostro amico di sempre Antonio Pinto, il più razionale di noi tre.

Avevamo cominciato insieme ad amare il giornalismo e la vita civile 41 anni fa. Sui banchi di scuola. Da posizioni molto differenti. Ma abbiamo avuto il piacere di conoscere ed apprezzare l’Amicizia, oltre gli steccati ideologici della nostra generazione, le differenze di formazione, la concezione del mondo e della vita. Ma eravamo Amici. Sapevamo che nei momenti di avventura e di difficoltà potevamo contare sull’altro. Ma soprattutto Antonio Pinto ha amato Domenico come un fratello sostenendolo sempre anche su alcune posizioni che non condivideva.

Cominciammo- Domenico, Antonio ed io – con il nostro giornaletto scolastico “Tempo di Scuola” nel 1967 e già allora ci costruimmo i ruoli: Antonio, l’amministratore, la mente razionale dell’organizzazione, Domenico la punta avanzata della ” polemica” che comunque fatta – da destra o da sinistra – determinava discussione, ed io nel mezzo a fare da “compromesso”, alla ricerca spasmodica di una ” Terza Via” tra la destra e la sinistra, eternamente ondeggiante tra il liberalismo ed il socialismo.

Non ci siamo mai lasciati da allora. Abbiamo avuto strade diverse noi tre, ci siamo detti parole critiche noi tre, non ci siamo risparmiati frecciate, ma se avevamo bisogno l’uno dell’altro l’altro accorreva.

Credo che questa Amicizia così profonda vada segnalata prima di tutto e deve essere di ammonimento per la generazioni di oggi che vivono la più grande crisi economica e sociale del dopoguerra.

Domenico chiude la sua vita come avrebbe voluto. Improvvisamente. Senza editoriali di lungo declino. A 60 anni. Dopo aver visto i suoi amati due figli incamminati per la difficile strada della vita, i suoi amatissimi nipoti felici.

Ai suoi figli ed ai nipoti non lascia, come eredità materiale, che questo giornale – “Il Golfo” – al quale io ho dato il nome in un giorno di primavera del 1989 ed al quale Egli ha dedicato tutta la sua vita, spendendosi fino all’ultimo con l’obiettivo di servire l’isola d’Ischia e non di servirsene.

Ci sarà tempo – quando smetteranno di scorrere queste lacrime – per un esame più rigoroso sulla sua opera ma sento di interpretare la voce ed il cuore di tutta l’isola d’Ischia e di quella di Procida ma anche di quella della Napoli Operaia che Lui amava dall’esperienza di direttore de “La Verità”, se dico che Domenico Di Meglio ha costruito la stampa locale nell’isola d’Ischia ed ha cercato – con tutte le sue forze – di realizzare una società più giusta e più umana in quest’isola dove sono presenti le contraddizioni più vistose del capitalismo.

Cercare di dare un “volto umano al capitalismo” è il minimo comune denominatore che ci univa.

Questo credo che sia stata l’autentica ideologica di Domenico Di Meglio e credo che questo sia il nostro impegno di noi sopravvissuti. Dobbiamo avere il suo coraggio e dobbiamo continuare la sua opera ed anzi dobbiamo portarla a termine con il suo giornalismo militante.

Adesso lasciatemi piangere l’Amico, il Fratello e lasciatemelo chiamare come avrei voluto sempre chiamarlo se non mi avesse inondato di male parole: Compagno.

Gli dico che in francese Compagno si dice “Camarede”. Cioè è la stessa cosa di “Camerata”.

Mi manderà a quel paese ma, Dio Mio, come mi voleva me, come voleva bene a tutti noi!.

Mio Dio, accoglilo nella Tua Pace.

G.M.

Lunedì 23 marzo 2009 ore 15.

Cominciammo- Domenico, Antonio ed io – con il nostro giornaletto scolastico “Tempo di Scuola” nel 1967 e già allora ci costruimmo i ruoli: Antonio, l’amministratore, la mente razionale dell’organizzazione, Domenico la punta avanzata della ” polemica” che comunque fatta – da destra o da sinistra – determinava discussione, ed io nel mezzo a fare da “compromesso”, alla ricerca spasmodica di una ” Terza Via” tra la destra e la sinistra, eternamente ondeggiante tra il liberalismo ed il socialismo.

Non ci siamo mai lasciati da allora. Abbiamo avuto strade diverse noi tre, ci siamo detti parole critiche noi tre, non ci siamo risparmiati frecciate, ma se avevamo bisogno l’uno dell’altro l’altro accorreva.

Credo che questa Amicizia così profonda vada segnalata prima di tutto e deve essere di ammonimento per la generazioni di oggi che vivono la più grande crisi economica e sociale del dopoguerra.

Domenico chiude la sua vita come avrebbe voluto. Improvvisamente. Senza editoriali di lungo declino. A 60 anni. Dopo aver visto i suoi amati due figli incamminati per la difficile strada della vita, i suoi amatissimi nipoti felici.

Ai suoi figli ed ai nipoti non lascia, come eredità materiale, che questo giornale – “Il Golfo” – al quale io ho dato il nome in un giorno di primavera del 1989 ed al quale Egli ha dedicato tutta la sua vita, spendendosi fino all’ultimo con l’obiettivo di servire l’isola d’Ischia e non di servirsene.

Ci sarà tempo – quando smetteranno di scorrere queste lacrime – per un esame più rigoroso sulla sua opera ma sento di interpretare la voce ed il cuore di tutta l’isola d’Ischia e di quella di Procida ma anche di quella della Napoli Operaia che Lui amava dall’esperienza di direttore de “La Verità”, se dico che Domenico Di Meglio ha costruito la stampa locale nell’isola d’Ischia ed ha cercato – con tutte le sue forze – di realizzare una società più giusta e più umana in quest’isola dove sono presenti le contraddizioni più vistose del capitalismo.

Cercare di dare un “volto umano al capitalismo” è il minimo comune denominatore che ci univa.

Questo credo che sia stata l’autentica ideologica di Domenico Di Meglio e credo che questo sia il nostro impegno di noi sopravvissuti. Dobbiamo avere il suo coraggio e dobbiamo continuare la sua opera ed anzi dobbiamo portarla a termine con il suo giornalismo militante.

Adesso lasciatemi piangere l’Amico, il Fratello e lasciatemelo chiamare come avrei voluto sempre chiamarlo se non mi avesse inondato di male parole: Compagno.

Gli dico che in francese Compagno si dice “Camarede”. Cioè è la stessa cosa di “Camerata”.

Mi manderà a quel paese ma, Dio Mio, come mi voleva me, come voleva bene a tutti noi!.

Mio Dio, accoglilo nella Tua Pace.

G.M.

Lunedì 23 marzo 2009 ore 15.

A proposito dell'autore

Giuseppe Mazzella Giuseppe Mazzella, 61 anni, laureato in scienze politiche, giornalista e funzionario pubblico. E’ stato dal 1973 al 1975 redattore capo e direttore de “ Il Giornale d’ Ischia” fondato da Franco Conte; dal 1976 al 2001 responsabile dell’Ufficio Stampa della Provincia di Napoli; dal 1980 al 2006 è stato corrispondente dell’ANSA dalle isole di Ischia e Procida, ha collaborato dal 1980 al 2002 come free lance fra l’altro a “ Il Mattino”, “Il settimanale d’ Ischia”, “ Il Golfo” e scritto sul “ Corriere del Mezzogiorno” su “ La Repubblica”.E’ stato presidente dell’Associazione della Stampa delle isole di Ischia e Procida dal 1986 al 1994 e Presidente del Centro Studi su l’ isola d’ Ischia.Ha fondato nel 1999 il Museo Civico di Casamicciola Terme del quale è stato direttore onorario fino al 2004. E’ stato consigliere comunale di Casamicciola Terme del PSI dal 1975 al 1983. Dal 2002 è direttore del Centro per l’Impiego di Ischia. Una mia fotografia la si può trovare su la mia presentazione su tesionline.it alla ricerca Giuseppe Mazzella su Virgilio.