Da Ischia a Stoccolma con Amore

The lovers of Ischia/ la storia di Hjordis e Franco

Il cantante Franco Mazzella incontrò la capogruppo svedese Hiordis Normann nell’estate del 1958 – amore a prima vista e la scelta di Franco di vivere in Svezia – tre figli con due culture – il comune innamoramento per giuseppe_mazzella.jpgl’isola d’Ischia – gli articoli di colore di Franco, la passione per la fotografia ed il suo lavoro di barman al Grand Hotel di Stoccolma – – il dolore per la morte di Antonio, uno dei tre figli – l’ultimo messaggio

di Giuseppe Mazzella

hjordis_normann_0.jpgHjordis Normann aveva 31 anni, nell’estate del 1958, esattamente 50 anni fa, quando scelse di lavorare per un tour operator svedese, Ungoomens Resebyra, che portava gruppi di giovani svedesi a visitare l’Italia. Era una bella ragazza dai capelli ramati, non biondi come le tipiche ragazze svedesi, e dagli stupendi occhi verdi. Era già divorziata dopo un matrimonio con un connazionale durato pochi anni.

Avevo scoperto l’Italia e le sue bellezze un anno prima, nel 1957, visitando Roma e trascorrendo una vacanza di una settimana ad Ischia in un piccolo albergo situato ai Maronti chiamato “ Casa Antica” e gestito da uno svedese che si chiamava come il più famoso giocatore di calcio dell’epoca, Hamrin. Restai talmente fulminata dalla bellezza dell’isola d’Ischia che ritornata a Stoccolma ed incominciato a lavorare nell’agenzia di viaggi proposi di inserire Ischia nelle tappe italiane dei nostri viaggi. Ero la capogruppo. Il nostro aereo charter atterrava a Pisa e poi in pulman accompagnavo i turisti a Roma dove stavamo una settimana all’Albergo Duca d’Alba eppoi un’altra settimana ad Ischia dove la nostra agenzia aveva stipulato una convenzione con l’Albergo Pineta ad Ischia Porto. I gruppi generalmente erano di circa 30 persone, giovani soprattutto che amavano il mare, il sole, il verde delle colline ed i viaggi duravano da giugno a settembre” racconta oggi seduta nel piccolo giardino della sua casa ischitana, un’ala della bella costruzione edificata negli anni ’40 dal capostipite Antonio Mazzella (1895 – 1963), Maestro Muratore, interamente ricoperta da pietre a faccia vista, una tecnica che Mastu’ Antonio aveva appreso in America dove era emigrato lavorando nel New Jersey, alla via Michele Mazzella.

Ad Ischia i Mazzella stanno come i Rossi a Milano. Discendiamo tutti dal piccolo villaggio di Campagnano nel Comune di Ischia e la grande famiglia, perdendo i legami di parentela, si è estesa a tutta l’isola ed ancora a Monte di Procida, all’isola di Procida e perfino nelle isole pontine, a Ventotene e Ponza, dove i Mazzella hanno contribuito alla colonizzazione borbonica fin dal XVIII secolo.

Accanto a me, a suo cognato Raffaele di 63 anni che da almeno 40 fa l’agente di viaggio ( un segno del destino? Una casualità ?) e che per trent’anni è stato capogruppo del più importante tour operator tedesco specializzato in vacanze tutto compreso ad Ischia, poi c’è la figlia Anna ed il piccolo nipotino Raffaele di 10 anni.

Dovevo organizzare le escursioni sull’isola ed interessarmi anche del divertimento. C’erano pochi locali. Una sera portai i miei turisti in un piccolo albergo situato in Via Quercia ad Ischia, la Pensione- Ristorante Epomeo, gestita da un austriaco, il signor Mandel, che organizzava anche serate musicali. Cantava un bel ragazzo ischitano dalla bella voce di baritono. Si chiamava Franco Mazzella ed aveva 27 anni. Ci guardammo intensamente per tutta la serata e poi, quasi alla fine, mi dedicò “la più bella del mondo” la canzone alla moda di quell’estate lanciata da Marino Marini ed il suo complesso all’epoca molto famoso. La scintilla dell’amore scoppiò allora e la nostra unione, è durata 43 anni fino alla sua morte avvenuta il 21 ottobre del 2001 a Stoccolma” racconta ancora.

Per presentare Franco interviene Raffaele.franco_mazzella002_0.jpg

Franco, il più grande dei 4 fratelli, avrebbe voluto fare il cantante. Io, Il più piccolo, l’ho sempre guardato con ammirazione per la sua mentalità aperta. Era già un poco “svedese” prima ancora di conoscere Hjordis. Aveva studiato fino alla licenza ginnasiale ed aveva studiato anche canto a Napoli presso maestri privati. A 21 anni nel 1951 mentre faceva il militare a Venezia cantò anche alla radio e ricordo che la nostra famiglia, non possedendo una radio, dovette andare da amici per ascoltarlo. A Venezia visse anche una grande storia d’amore con una ragazza di vent’anni, Grazia, che le scriveva stupende lettere d’amore che abbiamo conservato fino a qualche tempo fa. Poi andò in Venezuela dove restò due anni lavorando presso un bar di Caracas di proprietà di un nostro parente, Gennaro Mazzella, e dopo ancora il ritorno ad Ischia con la sua inguaribile passione per il canto. Cantava alle serate organizzate nei pochi alberghi di allora ed alla Taverna Antonio sulla Riva Destra del Porto che cominciava proprio alla metà degli anni ‘50 a diventare il luogo dei ristoranti e dei locali con i cantanti ed i chitarristi.

Avevo 13 anni nel 1958. In dicembre, poco prima di Natale, ci comunicò che sarebbe andato in Svezia a trovare una ragazza e che probabilmente sarebbe rimasto a Stoccolma. I miei genitori, Antonio e Anna (1910-1998), presero atto delle sue decisioni con rispetto un poco “mugugnando” però. Franco partì in treno con una enorme valigia carica di indumenti invernali”.

Racconta Hjordis:

Lo andai a prendere alla stazione e venne a vivere con la nostra famiglia composta da mia madre e dalle mie due sorelle. Doveva trovarsi un lavoro perché non si viveva cantando e così iniziò a lavorare al bar dell’Hotel Strand per poi passare al Grand Hotel di Stoccolma dove è stato barman per oltre 30 anni fino a quando non è andato in pensione ma ogni tanto non si lasciava pregare per cantare una canzone italiana con il pianista dell’albergo. Abbiamo avuto tre figli, Peter, Antonio ed Anna ed abbiamo avuto un grandissimo dolore con la morte di mio figlio Antonio a 34 anni il 9 luglio del 2000 per un cancro al cervello. Da allora Franco non è stato più bene, quasi si è lasciato morire, ma è stato il cancro ad ucciderlo un anno dopo”.

Franco Mazzella per vivere faceva il barman ma era un artista, un cantante, un musicista, un poeta, un innamorato dell’isola d’Ischia, delle sue tradizioni e dei suoi colori.

Ad Ischia Franco ed Hjordis venivano d’estate ogni anno con poche eccezioni. Con loro venivano Peter, Antonio ed Anna che sono cresciuti con una doppia cultura, italiana e svedese, amando, come i loro genitori, i due Paesi e la loro isola d’Ischia.

Franco – un ischitano a Stoccolma – frequentava Angelo Tajani, corrispondente di molti giornali italiani fra i quali “Il Mattino” e fino a quando è stato a Stoccolma Gianni Boncompagni che prima della unione con Raffaella Carrà è stato sposato con una svedese.

Franco era anche appassionato di fotografia e nella casa di Stoccolma Hjordis conserva una enormità di fotografie scattate da Franco degli angoli e delle scene più suggestive dell’isola d’Ischia ma anche di Roma e di Napoli e naturalmente scatti della moglie e dei figli. Gli piaceva anche scrivere e così nelle estati degli anni ‘ 70 si presentava in Piazza Croce ad Ischia Porto dove avevamo la sede de “Il Giornale d’Ischia” con la sua macchina fotografica a tracolla e consegnava al mio Direttore, Franco Conte, un pezzo di colore sui personaggi che lo colpivano. Scrisse un pezzo su un Maestro fornaio ed un altro su Don Leopoldo, un cantante-chitarrista napoletano che faceva la “posteggia” e portava gli occhiali senza lenti ed un altro ancora sulle sue sensazioni sul clima della Rive Droite 16 anni dopo il suo debutto come cantante..

“ Non scriveva solo di colore. Interveniva anche sui problemi dell’isola e nel 1959 scrisse una “lettera da Stoccolma” a “Il Mattino” sui problemi dell’isola d’Ischia come il traffico ed il rispetto dell’ambiente che fece scalpore. I problemi di sempre, sul tappeto ancora oggi” dice Raffaele che aggiunge: “Ma i nostri problemi, i torti all’ambiente, che Franco guardava con il cuore dell’ischitano ma con la razionalità “svedese” non vengono avvertiti da Hjordis che io chiamo “ottusa innamorata dell’isola”.

Hjordis conferma: “Sono innamorata dell’isola d’Ischia ieri come oggi e la trovo stupenda anche con il traffico e con le strade non proprio pulite. Eppoi quando ritorno ogni anno in questa casa, passeggio per Cartaromana, sento Franco con me”.

Le ceneri di Franco Mazzella sono poste nel cimitero di Ischia. Quelle del figlio Antonio per sua volontà sono state disperse nel mare antistante i Giardini Termali del Castiglione.

Ogni anno il 9 luglio con il nostro amico pescatore Vito ci rechiamo nel mare del Castiglione con 40 rose, 20 bianche e 20 rosse, e le poniamo nel mare affinché Antonio ovunque sia ne possa sentire il profumo, possa sentire ancora gli odori ed i sapori della Terra dei suoi Padri” dice con commozione Hjordis.

E con le rose per Antonio il suo biglietto con una frase per Lui, per Franco, per Ischia: “ Min Alskling” che in svedese vuol dire “ Amore Mio”.

A proposito dell'autore

Giuseppe Mazzella Giuseppe Mazzella, 61 anni, laureato in scienze politiche, giornalista e funzionario pubblico. E’ stato dal 1973 al 1975 redattore capo e direttore de “ Il Giornale d’ Ischia” fondato da Franco Conte; dal 1976 al 2001 responsabile dell’Ufficio Stampa della Provincia di Napoli; dal 1980 al 2006 è stato corrispondente dell’ANSA dalle isole di Ischia e Procida, ha collaborato dal 1980 al 2002 come free lance fra l’altro a “ Il Mattino”, “Il settimanale d’ Ischia”, “ Il Golfo” e scritto sul “ Corriere del Mezzogiorno” su “ La Repubblica”.E’ stato presidente dell’Associazione della Stampa delle isole di Ischia e Procida dal 1986 al 1994 e Presidente del Centro Studi su l’ isola d’ Ischia.Ha fondato nel 1999 il Museo Civico di Casamicciola Terme del quale è stato direttore onorario fino al 2004. E’ stato consigliere comunale di Casamicciola Terme del PSI dal 1975 al 1983. Dal 2002 è direttore del Centro per l’Impiego di Ischia. Una mia fotografia la si può trovare su la mia presentazione su tesionline.it alla ricerca Giuseppe Mazzella su Virgilio.