Centenario della nascita di Maria Senese del Bar Internazionale

– di Gerardo Calise

L’Associazione Culturale Terra, la Galleria EloArt, L’Ascom, con il Patrocinio del Comune di Forio e della Regione Campania, hanno messo su un bel cartellone di eventi che sono iniziati venerdì scorso 14 settembre nella Galleria EloArt, sempre nella discesa dietro la Chiesa di San Gaetano, a Via Cesare Calise.

Si è avuta la inaugurazione della mostra dei quadri donati a Maria Senese dai pittori che frequentavano il suo Bar. Son intervenuti, per tagliare il virtuale nastro, la moglie del pittore Gino Coppa, la sempre verde Anita Verde, la nipote Gisella, la cognata Italia, il nipote Pasquale Elia con la introduzione di Franco Iacono, ed un breve e sentito, a tratti commosso, intervento dell’avv. Nino d’Ambra, presidente del Centro Studi d’Ambra, lo storico principe dell’Isola d’Ischia.

Nino d’Ambra, nel suo stile inconfondibile, sempre giovanile ed ancora pieno di tanto ardore, ha tratteggiato con parole piene di sentimento, la figura della nota Maria “zibacchiella” Senese, la gestrice del Bar Internazionale di Piazza Pontone a Forio. I ricordi sono andati, a quando lui, giovane studente universitario, ancora più squattrinato dei suoi coetanei, era solito sedersi al Bar provando il dolce gusto di esserci, di far parte delle tante comparse a cui piaceva respirare l’aria “internazionale” del mitico Bar. Di curiosare sui tanti personaggi famosi,per sentito dire, che in quel periodo frequentavano copiosi il locale, molti dei quali erano diventati di “famiglia”, perché svernavano nella nostra Forio. Nino d’Ambra, insieme a Franco Iacono, hanno messo in risalto il grande dono di Maria, donna colta ma con pochi studi, la grande capacità di interpretare gli umori degli avventori e di assecondarne i loro desideri, molte volte guidandoli con la sua innata e contagiosa simpatia. Maria è stata la pioniera, fra l’altro, di una originale forma di integrazione, non relegando i paesani in posti marginali, quando nel periodo estivo guadagnando di più , si faceva più spazio ai forestieri, che molti di noi chiamavano “signori”. Facevamo parte tutti del suo cast, dal poeta famoso nel mondo, al figlio del barbiere Serino, suo dirimpettaio. Specialmente noi bambini, non siamo stati mai cacciati, come si era solito fare in quell’epoca, ed io la ricorderò sempre con profondo affetto, anche perché amica e coetanea di mio padre. Ricorderò sempre la sua profonda umanità, la sua classe nel porgersi, mai una parola fuori posto, sempre gentile ed affabile, con la battuta arguta a fil di labbra. Insieme a lei, non bisogna dimenticarsi di Nicola Serpico e di Serino, che formavano un triangolo dentro il quale gravitava questo fenomeno culturale che ha contrassegnato più di un trentennio della storia della nostra Isola.

Personaggi della pittura, della scultura, della musica, del cinema e della cultura, che avevano trovato una seconda patria nella nostra terra. I personaggi, ormai li conoscete tutti, Truman Capore, Wystan H. Auden, Bolivar Patalano, Alberto Moravia con la giovanissima Dacia Maraini, P.P. Pisolini, Renato Guttuso, Gino Coppa, il principe Enrico d’Assia, Sir William Walton, che aveva comprato da poco il terreno su cui sarebbero sorti gli splendidi Giardini Mortella. Io ricordo qualche comparsa anche del grande Angelo Rizzoli, innamoratissimo della nostra Forio, ma non fu mai corrisposto, preferendogli negli anni futuri, altri figuri.

Un particolare di Maria, uno di quei lampi che ti accompagnano una vita: ti dava sempre l’impressione, soprattutto d’estate, di trovarsi nel Bar per caso, per pochi minuti, ti dava la sensazione che avesse altro da fare, nell’orto, a casa, con quelle sue mani nodose, quella corporatura compatta e forte. Poi , quando la vedevi recarsi al tavolo per ricevere la ordinazione, a “consigliare” cosa prendere, ti accorgevi che era una maga, specialmente quando portava in bottiglie usate di qualche liquore, il buon vino locale che mesceva in bicchieri, quasi mai appaiati, quasi sempre opachi. Ma il suo sorriso, il suo dialogare con gli stranieri, dialogo sorretto dalla gentilezza, dall’accoglienza, dal far sentire l’ospite ben accettato, altrimenti non vedo come si faceva capire, visto che parlava a malapena l’italiano. Il sorriso di Maria mi rimarrà sempre negli occhi. Il sorriso che tutti noi abbiamo smarrito, e che forse è stata una delle cause principali del decadimento della nostra qualità turistica. I quadri esposti nella Galleria EloArt, molti sono acquerelli di Bargheer, li ricordo tutti come erano posizionati sulle pareti del suo locale, che hanno ingentilito la memoria visiva, e che hanno fatto bella compagnia a tutti noi. Ricordo la gioia di Maria quando li riceveva in regalo, facendoci partecipare, era normale in quel periodo, alla sua contentezza incontenibile, quasi teatrale.

Domenica sera, 16 settembre, sempre in questo contesto, di fronte alle Cantine di Pietratorcia nella Libreria Mattera, si è avuta la presentazione del libro del Prof. Piero Craveri, De Gasperi, un bel volume edito dal Mulino, di oltre 600 pagine, che praticamente rappresenta la più completa biografia politica di quello che è considerato, insieme a Cavour, il più grande politico italiano. Grande lavoro che ha visto l’autore impegnato per oltre quattro anni di ricerche storiche approfondite. Parla di tutta la vita di Alcide De Gasperi, soprattutto dei suoi lunghi anni alla guida del Governo, dal dicembre 1945 al luglio 1953. E’ il cuore della ricostruzione, e della nascita della democrazia repubblicana, quando l’Italia, da paese sconfitto , senza avere avuto l’onore di firmare una resa, alla fame, incomincia a costruire il suo miracolo economico, entrando nella rete delle alleanze, prima europee e poi atlantiche. Ricordo che Piero Craveri insegna Storia Contemporanea all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Erano presenti Luigi Covatta, già senatore e sottosegretario ai Beni Culturali, ed il senatore a vita Emilio Colombo, già capo del governo, tante volte ministro degli esteri e del tesoro, ed altri alti incarichi. Dobbiamo essere grati a Franco Iacono ad aver ospitato un padre della Patria, che da giovanissimo fece parte della Costituente, che malgrado sia un ospite abituale della nostra Isola, non avevamo mai sentito parlare in pubblico, mai invitato a darci la gioia di ascoltare una lezione, una bella, seguita ed apprezzata lezione di Politica.

Grande impressione ha suscitato la sua lunga, lucida, documentata ed attenta recensione del libro di Craveri, ricordando la sua gioventù trascorsa a stretto contatto con De Gasperi. Ha citato, tra gli altri, un episodio avvenuto durante la riforma dei patti agrari, quando lui giovanissimo sottosegretario all’agricoltura, aveva solo 28 anni, andò in Calabria in un momento storico molto difficile che avrebbe visto la fine dei grandi latifondi terrieri e la nascita delle nuove e moderne realtà rurali. Ai tempi d’oggi chi parla più di queste grandi e storiche riforme. Siamo rimasti tutti incantati nell’ascoltare, per tanto tempo questo giovane ottantasettenne, che lucidamente ci illustrava con tanti appunti scritti, con date ed aneddoti che spesso lo avevano visto attore nella nascita della nuova Italia del dopoguerra. Un Padre della Patria, un politico che conserva tutt’ora una grande carica propositiva, in cui emerge in modo chiaro il senso del dovere, del servizio verso lo Stato, verso la comunità, di un politico che per tantissimi anni ha ricoperto incarichi istituzionali di primissimo piano. Un uomo politico, al di là della sua collocazione, che tutti noi desideriamo riavere. Ci siamo sentiti tutti orfani di queste persone, che prima di rappresentare i propri interessi, hanno avuto come credo uno spiccato senso dello Stato, che ora tutti riconoscono, specialmente in questo brutto contesto dove politica è diventato sinonimo di centri di potere.

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