Bagni di Mare

– di Gerardo Calise

Qualche giorno fa mi sono soffermato davanti una bella foto d’epoca, anni 60, che ritrae la nostra bella Spiaggia Centrale, la spiaggia per antonomasia, perché noi bimbi degli anni 50 abbiamo avuto la splendida fortuna di avere una grande spiaggia, con uno dei primi stabilimenti balneari, dentro il cuore del centro storico di Forio, a due passi da casa, ovviamente mi riferisco agli abitanti del Centro. Sono trascorsi quarant’anni che le nuove generazioni non hanno avuto il piacere di gustare un bagno in pieno centro storico. Sono otto lustri che ci hanno privato di questa enorme comodità, senza che si fosse verificata la condizione che ci negò la balneazione: il porto. Sono trascorsi quattro decenni, e non abbiamo più nè la spiaggia, né il porto!

Guardavo la foto insieme al Com.te Gianni Gallo, gli ricordavo che al centro della spiaggia dove arenavano le piccole barche del padre e degli zii, autentici specialisti alla pesca delle perchie, sorci di mare (pettini), e labridi. Gli ricordavo che insieme a tanti amichetti, aspettavamo impazienti e curiosissimi, tutti i giorni verso le tredici, che Venanzio, Nanino e Vincenzo, alzassero le tavolette dei paioli per scoprire quanti pesci guazzavano nell’acqua della”sentina”. Questa era una scena di un grande spettacolo che si teneva giù alla Spiaggia Centrale, quotidianamente, per quasi tre mesi, dalla metà di giugno a metà settembre. C’era un approccio diverso con i bagni. Ricordo la liturgia che antecedeva il primo bagno stagionale. Dovevamo prepararci al grande evento, preparare la miracolosa vegetalluminio, crema contro le scottature, dovevamo purgarci, con l’altrettanto nota magnesia S.Pellegrino, non dovevamo mangiare troppo, e possibilmente fare il primo bagno dopo il 24 giugno, S.Giovanni Battista. Vi erano altre istruzioni per l’uso, ma la maggior parte di noi se ne fregava. Ma con il passare degli anni, mi sono reso conto che l’acqua di mare diventa desiderabile verso la fine di giugno, con la giusta temperatura, e la giusta ambientazione climatica. Il culmine della gioia, si aveva con l’arrivo dei forestieri, che poi erano sempre i soliti, appartenenti alla solida e pulita borghesia napoletana, che portavano con se i nostri amici partenopei, con i quali ci confrontavamo, crescendo in due dimensioni diverse, ma con obbiettivi simili, fatti di tanta buona educazione, rispetto, gioia di vivere, ma soprattutto amore verso le cose che facevamo, comportandoci in modo leale.

Era il tempo in cui si lasciava la chiave o chiavino, come lo chiamavano in molti, nella toppa, senza trovare sgradite sorprese. Ci faceva compagnia un carattere aperto, solare, accogliente. Era il periodo in cui l’ospitalità non era un sostantivo femminile, ma un verbo, quasi una religione. La festa dei Bagni, si materializzava con tanti giochi, sempre nuovi, intelligenti, fantasiosi, socializzanti al massimo. Tra questi la mitica “pista”, uno dei giochi da me preferiti, anche perché noi avevamo la fortuna di avere la grande duna che allargava in salita la nostra spiaggia e dal vertice della quale disegnavamo, con il culetto strisciante di qualche amico più leggero, dei bellissimi tracciati molto tecnici, con curve mozzafiato e sottopassi difficoltosi. L’attrezzo, la pallina, era fatta con pezzi di pomice presi in riva al mare e sapientemente arrotondati, levigando alla perfezione i più piccoli spigoli.

Un altro gioco, che fu quasi inventato in quel periodo è l’attuale Shanghai, che noi praticavamo, sotto la fresca ombra delle pagliarelle davanti alle cabine, con le cannucce usate delle bibite, fatte di sottilissime canne che venivano usate anche per costruire le pagliette coloniali, freschissimi cappelli tuttora prodotti.

Quante gare di nuoto, di tuffi, di presa della sabbia sul fondale, quanti attraversamenti subacquei delle barche più grandi. Chi della mia età non ha partecipato, almeno una volta, ai trofei di tamburello, in riva al mare, fatti di eterni rimbalzi sulle pelli ben tese ai telaietti sottili e circolari di vero faggio. Le cacce al tesoro, le interminabili partite di pallanuoto, senza dimenticarsi delle faticosissime partite del primitivo beach-soccer. Alla fine, quando stanchi morti tornavamo a casa, una bella razione di fichi d’india, che si vendevano sui gradoni sottostanti il Torrione, che all’andata, per fare presto a raggiungere la fresca e genuina acqua, erano stati percorsi con salti da canguro, toccando in volo uno si ed uno no…..

Nel nostro tempo, andare a farsi il bagno, per chi come me non si è perso un gioco di quell’epoca, mi comporta una doppia sofferenza; constatare che i giovani di oggi non si divertono affatto a farsi il bagno, per chi ci va a farsi il bagno, ed inoltre non avere più la forza di farti lunghe nuotate che non avevano mai fine. Come aspettavamo le prime mareggiate per consumarci nelle onde, inscenando autentiche gare di surf. Quanta sabbia ci siamo mangiati! In quel periodo, ci siamo mangiati tanti ricci di mare, che quando l’acqua non è pulita non ci sono, non ci sono più, da tanto tempo,in tanti punti, che prima brulicavano di migliaia e migliaia di puntini neri, autentiche prove della purezza dell’acqua. Quante scorpacciate di patelle ci siamo fatti, i saporiti gasteropodi, autentiche patacche che tante volte superavano i sei centimetri di circonferenza. Pranzavamo sugli scogli, e ce ne portavamo tante a casa, dove era pronta ad accoglierle la bella padella di alluminio, rigorosamente nerastra, che le insaporiva ancora di più….

Tutto faceva parte di un bello spettacolo, anche assistere alla vendita che veniva effettuata dai barconi ormeggiati ai due lati del pontile. Me ne ricordo cinque da un lato e cinque dall’altro. Portavano di tutto e lungo il pontile era un brulicare di persone allegre, spensierate, molte delle quali felici di aver comprato per le loro femmine qualche primizia. Alla prima scaletta, sempre del pontile, c’erano legati i famosi verdoni di cozze di Salvatore ‘u perillo, padre di Pappone, che lui, dopo averle fatte stabulare ben bene, prima di venderle, non le trovava mai della stessa quantità, vittime dei nostri raid subacquei, tipo piranias, e tante volte scompariva la parte più sommersa….

Lui bonario, faceva finta di arrabbiarsi, ma ci perdonava sempre. Era festa anche quando andavamo a vendere i giornali sulla spiaggia, sulla nostra spiaggia, e la gente era contenta che tu offrivi loro questo gradito servizio, nuovo per quel periodo, quando uscì il primo numero di Gente, per far concorrenza al già affermato Oggi. Era il tempo delle prime granite, i nostri ratta-ratta, fatte con il ghiaccio che arrivava a prima mattina per alimentare le ghiacciaia dell’epoca. Noi come dei felini, aspettavamo sotto la sponda del camion, per accalappiarci al volo le desiderate schegge che venivano prodotte con l’impatto sulle lunghe barre di ghiaccio del piede di porco, un aggeggio di ferro che serviva a tirarle dal camion, scollandole dalle altre. Che freschezza!

Sicuramente oggi si gioca in altri modi, che forse noi adulti e stagionati non riusciamo a captare, ma a me piace ricordarmi e ricordare quel periodo che ci vedeva tutti attori della nostra gaia e spensierata gioventù, che ora, ripeto, posso sbagliare angolatura, mi sembra più grigia, pensierosa, meno ottimista.

I bagni di mare , comunque, facevano e fanno bene alla salute, e non bisogna scocciarsi di farli, possibilmente…in allegria.

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