Angelo Rizzoli a trentotto anni dalla Sua morteAngelo Rizzoli a trentotto anni dalla Sua morte

Mercoledì 24 settembre è stato commemorato il grande Angelo Rizzoli con la solita semplice, sobria, ma DSC_0006.JPGsentita cerimonia tra pochi intimi che hanno provveduto a deporre tanti fasci di fiori davanti al suo mezzobusto bronzeo di Piazza Santa Restituta. In prima fila il Sindaco di Lacco, Restituta Irace e molti componenti della amministrazione lacchese, il solito Cocò, al secolo Salvatore di Meglio, uno dei pochi che serba e dimostra una riconoscenza eterna al grande Cumenda, e pochi, purtroppo pochi altri.

Dopo questa toccante funzione ci siamo recati nella villa che fu di Rizzoli, ora museo Villa Arbusto, dove davanti alla piccola cappella, il Vicario vescovile Can. Luigi Trofa ha celebrato la santa Messa di suffragio. A dire il vero, malgrado il tempo un po’ più inclemente dell’anno passato, alla funzione hanno preso parte più persone, e ciò mi ha reso più felice. Io, purtroppo, è solo il secondo anno che partecipo a questo evento, e sono entrato nel ristretto club delle persone che dimostrano gratitudine e che amano ritrovarsi annualmente a ricordare Angelo Rizzoli.

La sua figura mi ha sempre sfiorato sin da quanto avevo poco più di sei anni, ma non ho avuto mai il piacere di conoscerlo di persona. Sfiorato, perché sono stato sempre aggiornato dei suoi tanti tentativi di venire ad investire a Forio, non riuscendoci purtroppo, sia da mio padre Serino che era amico intimo dell’allora Sindaco, Vincenzo Mazzella, e con il suo vice, il Cav. Michele Colella, che poi sarebbe divenuto mio suocero. Quest’ultimo partecipò in prima persona alle trattative con una delegazione panzese per costruire un aeroporto nella conca di Campotese, e non se ne fece nulla. Quando divenne mio suocero, spesso mi raccontava di questa grande occasione persa non solo da Forio ma da tutta l’Isola.Un altro episodio fu quello di tentare di comprare il Ristorante Terra del Fuoco, proprio in perpendicolare ai Giardini Poseidon, e si parlava anche di fare una seggiovia che portasse sulla spiaggia! Un altro tentativo, l’acquisto del comprensorio della Mezzatorre, all’epoca di proprietà Agnelli. Senza Inaugurazione Campo Sportivo Ischiaterme 23/10/56dimenticarci, che lui per accattivarsi le simpatie foriane, aveva fatto costruire a sue spese il Campo Sportivo Ischiaterme, che fu inaugurato il giorno in cui l’URSS invadeva l’Ungheria, il 23/10/56 con addirittura il Milan di Liedholm, Nordahl, Schiaffino, Maldini, Soerensen……Vedi foto ricordo. Campo sportivo che dopo la sua morte doveva essere a lui intitolato. [lang_it]

Mercoledì 24 settembre è stato commemorato il grande Angelo Rizzoli con la solita semplice, sobria, ma DSC_0006.JPGsentita cerimonia tra pochi intimi che hanno provveduto a deporre tanti fasci di fiori davanti al suo mezzobusto bronzeo di Piazza Santa Restituta. In prima fila il Sindaco di Lacco, Restituta Irace e molti componenti della amministrazione lacchese, il solito Cocò, al secolo Salvatore di Meglio, uno dei pochi che serba e dimostra una riconoscenza eterna al grande Cumenda, e pochi, purtroppo pochi altri.

Dopo questa toccante funzione ci siamo recati nella villa che fu di Rizzoli, ora museo Villa Arbusto, dove davanti alla piccola cappella, il Vicario vescovile Can. Luigi Trofa ha celebrato la santa Messa di suffragio. A dire il vero, malgrado il tempo un po’ più inclemente dell’anno passato, alla funzione hanno preso parte più persone, e ciò mi ha reso più felice. Io, purtroppo, è solo il secondo anno che partecipo a questo evento, e sono entrato nel ristretto club delle persone che dimostrano gratitudine e che amano ritrovarsi annualmente a ricordare Angelo Rizzoli.

La sua figura mi ha sempre sfiorato sin da quanto avevo poco più di sei anni, ma non ho avuto mai il piacere di conoscerlo di persona. Sfiorato, perché sono stato sempre aggiornato dei suoi tanti tentativi di venire ad investire a Forio, non riuscendoci purtroppo, sia da mio padre Serino che era amico intimo dell’allora Sindaco, Vincenzo Mazzella, e con il suo vice, il Cav. Michele Colella, che poi sarebbe divenuto mio suocero. Quest’ultimo partecipò in prima persona alle trattative con una delegazione panzese per costruire un aeroporto nella conca di Campotese, e non se ne fece nulla. Quando divenne mio suocero, spesso mi raccontava di questa grande occasione persa non solo da Forio ma da tutta l’Isola.Un altro episodio fu quello di tentare di comprare il Ristorante Terra del Fuoco, proprio in perpendicolare ai Giardini Poseidon, e si parlava anche di fare una seggiovia che portasse sulla spiaggia! Un altro tentativo, l’acquisto del comprensorio della Mezzatorre, all’epoca di proprietà Agnelli. Senza Inaugurazione Campo Sportivo Ischiaterme 23/10/56dimenticarci, che lui per accattivarsi le simpatie foriane, aveva fatto costruire a sue spese il Campo Sportivo Ischiaterme, che fu inaugurato il giorno in cui l’URSS invadeva l’Ungheria, il 23/10/56 con addirittura il Milan di Liedholm, Nordahl, Schiaffino, Maldini, Soerensen……Vedi foto ricordo. Campo sportivo che dopo la sua morte doveva essere a lui intitolato. [/lang_it]

Di questo grande uomo mi sono fatto un’idea, che con il passare degli anni, si è ulteriormente rafforzata, suffragata da tanti episodi che ne hanno evidenziato il suo grande cuore buono. Rizzoli era come se fosse “perseguitato” dalla parabola evangelica di Marco, ripeto è la mia personale idea, dove praticamente i ricchi vengono condannati all’inferno, quando si parla che è più facile per un elefante passare per la cruna di un ago che per un ricco che vada in Paradiso…… Ecco, Angelo Rizzoli ha trascorso la seconda parte della sua vita, quando era molto ricco, a voler sfatare questa iattura, facendo tantissime opere di bene, condividendo la sua immensa fortuna con quelli che erano rimasti poveri, come lui aveva trascorso la prima parte della sua vita. Un episodio famoso, raccontato da Nenni a Franco Iacono, e che Rizzoli stampava di giorno per i fascisti al potere, e di notte per i socialisti a cui apparteneva il suo grande amico Pietro, ma da loro, poveracci, non percepiva una lira! Gli episodi della sua grande generosità di cui sono venuto a conoscenza sono tantissimi, ed io a questo punto penso che a lui negli altri cinque comuni dell’Isola non solo gli si debba intitolare una strada od altro, ma fare molto di più, perché non credo che il comune di Lacco Ameno sia stato l’unico ad aver beneficiato dell’immenso benessere piovuto sulla nostra terra, e di cui ne godiamo ancora i frutti. In queste note voglio partire proprio dall’opera di bene per antonomasia che lui ha voluto fare alla nostra Isola: il nostro Ospedale, intitolato alla sua cara moglie Anna, citato anche nell’omelia della messa in suffragio celebrata da don Luigi Trofa, che ricordava, appena dopo l’inaugurazione dell’ospedale, ci fu il primo pronto soccorso per appendice acuta, proprio del Vicario di allora Mons. Scoti. In seguito Rizzoli andò a visitare il Seminario in Ischia Ponte e chiese ai seminaristi cosa lui avrebbe potuto fare per loro, qualunque cosa, lui avrebbe provveduto. Loro di rimando chiesero un televisore, all’apoca una grande conquista e rarità, che se non altro rendeva un po’ più allegro l’ambiente, anche se a loro fu poi concesso solo la visione di “Carosello”, lo spettacolo pubblicitario quotidiano delle ore 21, e che durava circa un quarto d’ora, dopo, tutti a nanna! Era meglio di nulla.Un altro episodio lo ha voluto raccontare un signore alla fine della Messa, ricordando di quando suo padre ingegnere edile lavorava con Rizzoli alla realizzazione delle piscine. All’epoca c’erano degli operai che facevano un lavoro sotto il livello del mare, in un ambiente terribilmente malsano e pericoloso, tanto che i turni di lavoro duravano solo due ore, alla fine dei quali, molti ne uscivano con sangue alle orecchie o al naso! Quando il Cumenda venne a saper ciò, ordinò che venisse raddoppiata la paga ed i turni resi meno massacranti. Un altro episodio me lo ha raccontato il signor Nanni di Vado in Emilia, che con sua moglie ed un’altra coppia di amici, fanno coincidere il loro periodo di riposo con la fine di settembre, per partecipare alla funzione di ricordo di Rizzoli. Sono molto amici di Cocò, ma lo fanno per riconoscenza per l’uomo che nella vallata del Reno, cito testualmente, creò una grande cartiera dando lavoro e vita a tutta la zona compreso le valli circostanti come la valle del Setta. Le popolazioni furono fortemente gratificate dal lavoro e dalla lungimirante visione sociale di questo grande uomo. Sarà sempre ricordato come un padre buono e generoso.

Venendo a noi, ricordo che Vado di Monzuno dista pochi chilometri dalla tristemente nota Marzabotto, sulla tragica linea gotica, dove gli abitanti del posto le prendevano dagli amici e dai nemici, e che in questi giorni viene ricordata la bruttissima strage di 64 anni fa, quando furono trucidate quasi 200 persone inermi. Molto toccante è stata la testimonianza di un altro episodio di filantropia di Rizzoli e che risale al 1957. I particolari li ho raccolti dalla testimonianza diretta della figlia di Vito della Speranza, Giovanna, nostra assidua e fedele lettrice del Golfo, che serba, a distanza di 50 anni, un bel ricordo del Cumenda. Vito della Speranza faceva parte della Banda Musicale A. Rizzoli, che comprendeva una settantina di elementi, tra cui molti foriani, tra i quali Raffaele Iacono, i fratelli Silvestri, Antonio “scialò” Genovino, il M° Monti, Samuele Iacono ed altri. In quel periodo, anche per i grandi sacrifici di dover sopportare il peso di una famiglia numerosa con nove figli da sfamare, Vito faceva anche il calzolaio, e si ammalò di depressione. Qualche tempo prima aveva conosciuto il grande Charlot, il quale era anche lui padre di numerosa prole, ed in uno dei suoi frequenti soggiorni al Regina Isabella, parlò di questo caso umano Charly Chaplin e Vito della Speranzaad Angelo Rizzoli, che però non conosceva il nome del poverino. Riuscì comunque a ritracciarlo, chiedendo di un uomo alto, magro, con i baffetti…Non fu difficile individuarlo, ed il grande editore lo rassicurò che non lo avrebbe licenziato dalla banda, ed in più gli dette un assegno di quasi trecentomila lire a mo’ di liquidazione, accompagnato da un foglietto in cui gli augurava una pronta guarigione: lo aspettavano gli amici della banda. Per i più giovani, tanto per farsi un’idea, quella cifra equivaleva a quasi dieci stipendi di un maestro di scuola elementare! Ma non finì lì perché il Cumenda, toccato evidentemente dal racconto fattogli da Charlie Chaplin, voleva conoscere il primogenito di Vituccio, fissando un appuntamento, al quale lui si presentò con la figlia Giovanna, allora men che diciassettenne, non avendo figli maschi grandicelli per poter affrontare un futuro lavoro, promesso da Rizzoli. A questo grande evento si presentarono con un enorme mazzo di fiori, e lui si intrattenne a parlare con la bella giovnietta per quasi dieci minuti, dicendole che era troppo piccola per metterla al servizio nei piani, consigliandola di imparare un po’ di tedesco per l’anno successivo. Ma di espisodi filantropici come questo, specialmente a Lacco ed in particolare nel quartiere popolare dell’Ortola, attiguo ai suoi alberghi, ce ne sono a iosa. Un segno della riconoscenza di Rizzoli per i lacchesi, uno dei tanti, lo intravedo nel diritto di passaggio per andare a mare, proprio a fianco la grande piscina, che ha voluto lasciare per sempre agli abitanti. In conclusione, da parte mia, mi impegnerò, quale novello componente del ristretto club dei nostalgici di questo grande uomo buono, a far sì che più che una strada a Forio, gli venga intitolato il “suo” Campo Sportivo, semmai dopo averlo risistemato e ammodernato. Si spera inoltre, che gli altri cinque Comuni, accogliendo la proposta del nostro direttore, sentano il dovere morale di intitolargli una strada , chissà, entro la ricorrenza del quarantennale della sua morte, fra due anni.Grazie sempre e comunque, grande Cumenda Angelo Rizzoli!

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Di questo grande uomo mi sono fatto un’idea, che con il passare degli anni, si è ulteriormente rafforzata, suffragata da tanti episodi che ne hanno evidenziato il suo grande cuore buono. Rizzoli era come se fosse “perseguitato” dalla parabola evangelica di Marco, ripeto è la mia personale idea, dove praticamente i ricchi vengono condannati all’inferno, quando si parla che è più facile per un elefante passare per la cruna di un ago che per un ricco che vada in Paradiso…… Ecco, Angelo Rizzoli ha trascorso la seconda parte della sua vita, quando era molto ricco, a voler sfatare questa iattura, facendo tantissime opere di bene, condividendo la sua immensa fortuna con quelli che erano rimasti poveri, come lui aveva trascorso la prima parte della sua vita. Un episodio famoso, raccontato da Nenni a Franco Iacono, e che Rizzoli stampava di giorno per i fascisti al potere, e di notte per i socialisti a cui apparteneva il suo grande amico Pietro, ma da loro, poveracci, non percepiva una lira! Gli episodi della sua grande generosità di cui sono venuto a conoscenza sono tantissimi, ed io a questo punto penso che a lui negli altri cinque comuni dell’Isola non solo gli si debba intitolare una strada od altro, ma fare molto di più, perché non credo che il comune di Lacco Ameno sia stato l’unico ad aver beneficiato dell’immenso benessere piovuto sulla nostra terra, e di cui ne godiamo ancora i frutti. In queste note voglio partire proprio dall’opera di bene per antonomasia che lui ha voluto fare alla nostra Isola: il nostro Ospedale, intitolato alla sua cara moglie Anna, citato anche nell’omelia della messa in suffragio celebrata da don Luigi Trofa, che ricordava, appena dopo l’inaugurazione dell’ospedale, ci fu il primo pronto soccorso per appendice acuta, proprio del Vicario di allora Mons. Scoti. In seguito Rizzoli andò a visitare il Seminario in Ischia Ponte e chiese ai seminaristi cosa lui avrebbe potuto fare per loro, qualunque cosa, lui avrebbe provveduto. Loro di rimando chiesero un televisore, all’apoca una grande conquista e rarità, che se non altro rendeva un po’ più allegro l’ambiente, anche se a loro fu poi concesso solo la visione di “Carosello”, lo spettacolo pubblicitario quotidiano delle ore 21, e che durava circa un quarto d’ora, dopo, tutti a nanna! Era meglio di nulla.Un altro episodio lo ha voluto raccontare un signore alla fine della Messa, ricordando di quando suo padre ingegnere edile lavorava con Rizzoli alla realizzazione delle piscine. All’epoca c’erano degli operai che facevano un lavoro sotto il livello del mare, in un ambiente terribilmente malsano e pericoloso, tanto che i turni di lavoro duravano solo due ore, alla fine dei quali, molti ne uscivano con sangue alle orecchie o al naso! Quando il Cumenda venne a saper ciò, ordinò che venisse raddoppiata la paga ed i turni resi meno massacranti. Un altro episodio me lo ha raccontato il signor Nanni di Vado in Emilia, che con sua moglie ed un’altra coppia di amici, fanno coincidere il loro periodo di riposo con la fine di settembre, per partecipare alla funzione di ricordo di Rizzoli. Sono molto amici di Cocò, ma lo fanno per riconoscenza per l’uomo che nella vallata del Reno, cito testualmente, creò una grande cartiera dando lavoro e vita a tutta la zona compreso le valli circostanti come la valle del Setta. Le popolazioni furono fortemente gratificate dal lavoro e dalla lungimirante visione sociale di questo grande uomo. Sarà sempre ricordato come un padre buono e generoso.

Venendo a noi, ricordo che Vado di Monzuno dista pochi chilometri dalla tristemente nota Marzabotto, sulla tragica linea gotica, dove gli abitanti del posto le prendevano dagli amici e dai nemici, e che in questi giorni viene ricordata la bruttissima strage di 64 anni fa, quando furono trucidate quasi 200 persone inermi. Molto toccante è stata la testimonianza di un altro episodio di filantropia di Rizzoli e che risale al 1957. I particolari li ho raccolti dalla testimonianza diretta della figlia di Vito della Speranza, Giovanna, nostra assidua e fedele lettrice del Golfo, che serba, a distanza di 50 anni, un bel ricordo del Cumenda. Vito della Speranza faceva parte della Banda Musicale A. Rizzoli, che comprendeva una settantina di elementi, tra cui molti foriani, tra i quali Raffaele Iacono, i fratelli Silvestri, Antonio “scialò” Genovino, il M° Monti, Samuele Iacono ed altri. In quel periodo, anche per i grandi sacrifici di dover sopportare il peso di una famiglia numerosa con nove figli da sfamare, Vito faceva anche il calzolaio, e si ammalò di depressione. Qualche tempo prima aveva conosciuto il grande Charlot, il quale era anche lui padre di numerosa prole, ed in uno dei suoi frequenti soggiorni al Regina Isabella, parlò di questo caso umano Charly Chaplin e Vito della Speranzaad Angelo Rizzoli, che però non conosceva il nome del poverino. Riuscì comunque a ritracciarlo, chiedendo di un uomo alto, magro, con i baffetti…Non fu difficile individuarlo, ed il grande editore lo rassicurò che non lo avrebbe licenziato dalla banda, ed in più gli dette un assegno di quasi trecentomila lire a mo’ di liquidazione, accompagnato da un foglietto in cui gli augurava una pronta guarigione: lo aspettavano gli amici della banda. Per i più giovani, tanto per farsi un’idea, quella cifra equivaleva a quasi dieci stipendi di un maestro di scuola elementare! Ma non finì lì perché il Cumenda, toccato evidentemente dal racconto fattogli da Charlie Chaplin, voleva conoscere il primogenito di Vituccio, fissando un appuntamento, al quale lui si presentò con la figlia Giovanna, allora men che diciassettenne, non avendo figli maschi grandicelli per poter affrontare un futuro lavoro, promesso da Rizzoli. A questo grande evento si presentarono con un enorme mazzo di fiori, e lui si intrattenne a parlare con la bella giovnietta per quasi dieci minuti, dicendole che era troppo piccola per metterla al servizio nei piani, consigliandola di imparare un po’ di tedesco per l’anno successivo. Ma di espisodi filantropici come questo, specialmente a Lacco ed in particolare nel quartiere popolare dell’Ortola, attiguo ai suoi alberghi, ce ne sono a iosa. Un segno della riconoscenza di Rizzoli per i lacchesi, uno dei tanti, lo intravedo nel diritto di passaggio per andare a mare, proprio a fianco la grande piscina, che ha voluto lasciare per sempre agli abitanti. In conclusione, da parte mia, mi impegnerò, quale novello componente del ristretto club dei nostalgici di questo grande uomo buono, a far sì che più che una strada a Forio, gli venga intitolato il “suo” Campo Sportivo, semmai dopo averlo risistemato e ammodernato. Si spera inoltre, che gli altri cinque Comuni, accogliendo la proposta del nostro direttore, sentano il dovere morale di intitolargli una strada , chissà, entro la ricorrenza del quarantennale della sua morte, fra due anni.Grazie sempre e comunque, grande Cumenda Angelo Rizzoli!

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A proposito dell'autore

Gerardo Calise Gerardo Calise