Anche Ischia è stata una “colonia” di Sua Maestà Britannica

La base navale inglese di Ischia dal 1943 al 1946 costituì l’avvio per la ” rinascita economica” dell’isola dopo la guerra – Arrivarono anche i soldati americani con il “rest camp” a Casamicciola – Alcuni militari britannici trovarono anche l’amore – il ritorno dei sei Comuni con decreto del Luogotenente del Regno Umberto di Savoia – il capitolo di storia contemporanea raccontato da un libro del prof. Giuseppe Silvestri

di Giuseppe Mazzellagmazzella-1_0.jpg

Anche l’isola d’Ischia è stata una “colonia” di Sua Maestà Britannica e l’Union Jack ha sventolato sul palazzo del Governatore come a Sant’Elena o in Giamaica. Certo non ha mai avuto lo stato giuridico di “possedimento della Corona” o di “dominion” del “British Empire” ma una e vera e propria “occupazione” si, con un Governatore ed un Comandante delle Forze Armate.

L’occupazione inglese dell’isola d’Ischia avvenne dopo l’8 settembre del 1943, alla resa dell’Italia agli Alleati. Gli inglesi arrivarono alla fine di settembre con motoscafi del tipo MTB nel porto di Ischia sparando diversi colpi che causarono la morte di un giovane isolano, Franco Buono e di un anarchico di quaranta anni, Gino Lucetti di Massa Carrara, che era un “confinato politico” dopo aver trascorso circa vent’anni di prigione per un attentato a Mussolini effettuato nel 1926. I due malcapitati si trovavano seduti su di una panchina in località Pagoda sul lato destro del porto di Ischia. Dopo la presa di possesso dell’isola con il loro governatore, capitano John Whyte e con una guarnigione composta da circa 100 uomini tra ufficiali, sottoufficiali e marinai allestirono nel porto una base navale condotta dal capitano J.E. Gibbons con un cantiere per la riparazione di motoscafi e motovedette. La base navale inglese durò fino ai primi del 1946 e vi trovarono lavoro circa 200 isolani che facevano di tutto dall’interprete all’orologiaio.

Gli inglesi instaurarono un buon rapporto con la popolazione locale anche se requisirono i pochi alberghi dell’epoca e molte ville private e qualcuno di loro trovò ad Ischia anche l’amore come il capo carpentiere Frankle Bailey che sposò una ragazza di Ischia. Ma avviarono la “ricostruzione economica” dell’isola dopo gli anni di guerra in cui gli isolani avevano sofferto la fame ma non avevano subito gli orrori del secondo conflitto mondiale poiché Ischia non fu mai un obiettivo militare. Ma proprio la notte successiva all’armistizio il 9 settembre un aereo tedesco sorvolando l’isola forse rincorso da aerei alleati si liberò del suo carico di bombe che caddero su alcune località di Forio, Lacco e Casamicciola causando la morte di 13 ischitani. La base militare inglese dette animazione al porto con il riavvio dei collegamenti con Napoli e Pozzuoli e con la rinascita di tutte le attività indotte perfino dei due stabilimenti isolani dove si produceva energia elettrica. Anche il turismo ricominciò grazie all’occupazione alleata. Nei 4 piccoli alberghi di Casamicciola furono allestiti i “rest camp” per i turni di soggiorno e riposo di soldati inglesi, americani, canadesi e neozelandesi. Il più importante dei “rest camp” era localizzato nell’Albergo Pithaecusa di Casamicciola ed era diretto da un ufficiale americano che cambiava ogni tre o quattro mesi e che i proprietari ed i lavoratori dell’albergo chiamavano “boss”. L’ultimo “boss” del “rest camp” dell’Albergo Pithaecusa fu Mr. Rossi, un itolo-americano che ad Ischia trovò l’amore con una ragazza napoletana che in seguito sposò.

La copertina del libro Ischia base navale inglese 1943 - 1946 di Giuseppe SilvestriLa nascita, la crescita e la chiusura della base navale inglese di Ischia dal 1943 al 1946 con le sue conseguenze positive per la rinascita economica dell’isola d’Ischia dopo la guerra sono raccontate con precisione documentaristica da Giuseppe Silvestri, 65nne, professore di italiano e storia in pensione, nel suo libro – Ischia: base navale inglese 1943-1946 pubblicato da Valentino Editore di Ischia.

Silvestri nel ricostruire la storia della Base Navale di Ischia – anche raccogliendo le testimonianze di alcuni protagonisti dell’epoca – non manca di soffermarsi sulla ricostruzione amministrativa dell’isola riportando i documenti nell’appendice documentaria.

Infatti l’isola fu unificata in sol Comune per regio decreto del 25 agosto 1938 su istanza dei podestà dei sei Comuni – ma i sei Comuni – Ischia, Casamicciola, Lacco Ameno, Forio, Barano e Serrara Fontana – furono ricostruiti con decreto legislativo luogotenenziale , del 21 agosto 1945 firmato dal Luogotenente del Regno, Umberto di Savoia e dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Ferruccio Parri.

Gli inglesi si portarono Ischia nel cuore e dettero il loro nome, per “nomina popolare” alla spiaggia di Sant’Alessandro che ancor oggi si chiama ” spiaggia degli inglesi” e furono i primi turisti stranieri negli anni ’50 prima del grande decollo turistico degli anni ’60 e ’70 in cui l’isola fu “scoperta” dai turisti italiani e da quelli tedeschi.

” L’intento del libro – scrive Giuseppe Silvestri nella prefazione – è di ricondurre nella memoria storica dell’isola d’Ischia un evento certamente interessante quale fu l’occupazione alleata dal 1943 al 1946 e che segnò la ripresa economica e turistica dopo la seconda guerra mondiale”. Intento perfettamente riuscito. Un pezzo importante di storia contemporanea viene portato alla luce per capire ancor meglio l’importanza e la bellezza di Ischia.

A proposito dell'autore

Giuseppe Mazzella Giuseppe Mazzella, 61 anni, laureato in scienze politiche, giornalista e funzionario pubblico. E’ stato dal 1973 al 1975 redattore capo e direttore de “ Il Giornale d’ Ischia” fondato da Franco Conte; dal 1976 al 2001 responsabile dell’Ufficio Stampa della Provincia di Napoli; dal 1980 al 2006 è stato corrispondente dell’ANSA dalle isole di Ischia e Procida, ha collaborato dal 1980 al 2002 come free lance fra l’altro a “ Il Mattino”, “Il settimanale d’ Ischia”, “ Il Golfo” e scritto sul “ Corriere del Mezzogiorno” su “ La Repubblica”.E’ stato presidente dell’Associazione della Stampa delle isole di Ischia e Procida dal 1986 al 1994 e Presidente del Centro Studi su l’ isola d’ Ischia.Ha fondato nel 1999 il Museo Civico di Casamicciola Terme del quale è stato direttore onorario fino al 2004. E’ stato consigliere comunale di Casamicciola Terme del PSI dal 1975 al 1983. Dal 2002 è direttore del Centro per l’Impiego di Ischia. Una mia fotografia la si può trovare su la mia presentazione su tesionline.it alla ricerca Giuseppe Mazzella su Virgilio.