1970 – 2007 Orfani di Angelo Rizzoli da trentasette anni

[lang_it]- di Gerardo Calise

Sul grande ed indimenticato “Commenda” si è scritto, giustamente, tanto. Rizzoli deve essere ricordato, ricordato da chi può averlo conosciuto, seppur di sfuggita, ma con parole sue lo deve ricordare. Lo deve ricordare anche se non ha avuto l’onore di conoscerlo di persona, o di aver potuto colloquiare con questo grande uomo che sprigionava energia, simpatia da contagio. Le poche volte che l’ho visto, in Piazza Pontone a Forio vicino al Bar Maria, lo ricordo come è quasi sempre raffigurato nelle foto più note, con vestiti chiari, il panama, la sigaretta penzola dalle labbra carnose, ed un’espressione viva. Sul suo volto era di casa il sorriso, che evidentemente faceva da conrapunto alla fanciullezza di piccolo orfano di padre, vissuta nella miseria e nella tristezza più oscura. Rizzoli, era nato nel 1889 a Milano, e visse i primi anni della fanciullezza in un collegio dei Martinitt (dall’oratorio di S.Martino dove c’era l’antico orfanotrofio). Lì imparò a fare il tipografo. A 16 anni era operaio, con i pochi soldi risparmiati, comprò, pagandola in cinque anni, il primo Linotype, la macchina per stampare. Da lì incominciò l’ascesa di quello che sarebbe diventato il più grande editore di sempre in Italia e tra i primi in Europa. Tramite il prof. Pietro Malcovati, ginecologo di famiglia, Rizzoli conobbe l’Isola d’Ischia e se ne innamorò, pensando anche al business, ovviamente. Aveva intenzione, dopo aver rilevato le azioni del Malcovati sulle Terme Regina Isabella, di incrementare gli stabilimenti termali in ogni comune dell’Isola. In quel periodo, 1954, fondò l’Ischia Terme SpA, nome che campeggiava, in un bell’arco di ferro battuto, sull’ingresso del campo sportivo di Forio, che lui fece costruire a sue spese donandolo al Comune, per ingraziarsi, si diceva, le autorità locali. All’inaugurazione venne la squadra al completo del Milan, presieduta dal figlio Andrea e guidata in panchina da Puricelli. Era il Milan di Liedholm, Nordahl, Schiaffino, Maldini, Soerensen. Ricordo, era il 23 ottobre 1956, il giorno in cui in Ungheria scoppiò la rivoluzione contro l’URSS , ed era un grigio pomeriggio con tanta animazione e festa. Gli spalti: due gradini di pietra verde che costeggiava tutto il bordo campo, senza barriere, lato ovest. Tutti a festeggiare un evento che è rimasto unico, mai più ripetuto. Ennesima perla di una lunga collana di occasioni mancate. Dopo Lacco , Forio, che avrebbe fatto da potente contraltare alla presenza, sempre più ingombrante, del Marzotto ischitano. Per noi foriani, sarebbe stato l’inizio di una vera meta turistica, con alberghi e strutture anche più grandi di quelle che potette fare nella bella ma piccola conca lacchese. Ed in più, la dimostrazione della nostra pochezza, l’avemmo quando togliemmo il bell’arco di ferro battuto, con un bel nome benaugurante, per sostituirlo con un altro senza senso.

La presenza di Rizzoli sulla nostra Isola, fortunatamente, si nota ancora, dopo 37 anni, in tante cose che lui ci ha lasciato in eredità, non solo a Lacco Ameno, dove non c’è famiglia che non abbia un rappresentante che non sia stato in contatto o che comunque ha avuto a che fare con il Conte Angelo Rizzoli. E sì, perché il 6 aprile 1967, il titolo glielo conferì S.M. Umberto II dall’esilio di Cascais. In quel periodo Rizzoli fece un altro tentativo di penetrazione a Forio, proponendo l’acquisto del Ristorante Belvedere al Cuotto, da dove voleva costruire una periferica fin giù a Citara, a fianco dei neonati Giardini Poseidon(1964). Un’altra presenza, mancata, è il ricordo dispiaciuto di mio suocero, già Sindaco di Forio, il Cav. Michele Colella, il quale, anche a distanza di tanti anni, mi ricordava triste e dispiaciuto, di quando Angelo Rizzoli, intorno al 1965, aveva ripetutamente tentato di fare un aeroporto nella conca di Campotese a Panza. La “delegazione” che andò a rappresentare la frazione, insieme ai proprietari dei terreni sui quali sarebbe dovuta nascere l’importante struttura, motivarono il loro “no” irrevocabile, perché quelle terre servivano per la coltivazione delle “cipece”, le cipolle. Ora al posto delle cipolle, sono nati tanti brutti “casatielli”, funghi velenosi di celloblock, appunto. Mio suocero, gran mediatore, sconfitto, ricordava questa grande opportunità buttata a mare per capriccio e cecità, come un incubo vissuto ad occhi aperti. Che occasione colossale perdemmo, lasciando di stucco gli emissari del Commenda.

Un’altra bufala , un’altra mancata presenza di Rizzoli, l’abbiamo verificata anche a Nitrodi , dove aveva fatto progettare un ospedale idropinico, basato sulla miracolosa acqua del posto. Anche in questa circostanza abbiamo assistito a quanta superficialità, che gode sempre la compagnia di arroganza e presunzione, e l’acqua scorre sempre, scorre ancora, senza sfruttarne appieno, come si sarebbe potuto fare, le sue qualità taumaturgiche.

La presenza di Rizzoli la possiamo vedere anche nella nuova cultura, fortunatamente questa volta, che lui seppe infondere nella cura dei giardini, facendo venire sull’isola giardinieri già affermati, dando un nuovo impulso al settore, che languiva da sempre, con poche specie, e niente qualità. In quel periodo sulla nostra Isola si sono visti i primi frigoristi, i primi impianti idraulici, la prima meccanizzazione, la prima grande rimessa ed officina attrezzata per auto. Senza dimenticare i primi motoscafisti, con i mitici Aquarama della Riva I primi eventi, le prime manifestazioni, il primo cinema che proiettava le anteprime, spesso della sua Cineriz, per noi che eravamo abituati alle ferraglie dei vari” pidocchietti” antelucani, dove i film più moderni avevano un lustro, per noi tutte queste novità, era fantascienza. Sempre in questo contesto avemmo il primo albergo di lusso, il fiabesco Regina Isabella, il primo approccio con il golf, con i mini impianti, il primo grande yacht, il suo Sereno, ed il jet-set internazionale, che per la prima volta vedeva l’Isola d’Ischia proiettata tra le nuove località turistiche internazionali, su tutti i media di allora.

Io la presenza del grande “Commenda” l’ho sentita lunedì 24 settembre, quando è stata officiata una messa in suo suffragio, dal nostro stimatissimo Vescovo P. Filippo Strofaldi, coadiuvato dal parroco Can. Franco Patalano, in occasione del trentasettesimo anniversario della sua morte. Insieme al sindaco Tuta Irace, l’ex ed attuale vice sindaco Domenico de Siano, il direttore del Golfo, Domenico di Meglio, l’assessore di Ischia Luciano Bazoli, quello di Barano Michele Iacono, il mitico Cocò, che in Piazza S.Restituta ha deposto un bel mazzo di fiori davanti il mezzobusto in bronzo di Rizzoli, il Cav. Giovanni Calise, ieri 91anni, suo vicino di casa in estate, Guerino Cigliano, i genitori del sindaco, Franco Iacono e pochi altri, di cui mi scuso di non conoscere i nomi. Pochi, comunque pochi. I tanti, i veramente tanti che dovrebbero riconoscenza eterna, e quotidiana ad Angelo Rizzoli, assenti ingiustificati, dai termalisti, agli albergatori, ai rappresentanti di tante categorie, che senza la venuta del nostro, avrebbero fatto tanti mestieri molto, ma molto meno remunerativi e miserabili. Sempre, ovviamente, se avessero avuto la possibilità di farli sull’Isola, perché io quando ero piccino, ricordo tante case svuotate di emigranti in cerca di fortuna, molte volte, in terre lontanissime. Ovviamente in queste assenze ingombranti, spicca quella di uno straccio di un familiare, seppur lontano. La semplice funzione religiosa, con una stupenda omelia del Vescovo, si è tenuta alla bella Cappellina di Villa Arbusto, a fianco Villa Gingerò, dove tra l’altro, si sta tenendo una apprezzatissima mostra del grande pittore foriano, il prof. Gino Coppa, aperta fino al 31 ottobre prossimo. Io alla simpatica Tuta Irace proporrei di far celebrare messa in questo splendido posto tutte le domeniche estive, ricordando Rizzoli ogni settimana nella sua Villa che frequentava soprattutto nella bella stagione, officiata, semmai in varie lingue straniere. Comunque, almeno una volta l’anno, il 24 settembre, dovremmo, attraverso la nostra presenza, dimostrare riconoscenza ad un grande uomo che ha fatto tantissimo per la nostra Isola. Non dimentichiamoci mai, e poi mai, del grande dono, intitolato alla moglie Anna, dell’unico nosocomio presente sul nostro territorio, che negli ultimi tempi è anche migliorato sensibilmente. Immaginate solo per un attimo se non lo avessimo, e staremmo sicuramente conciati come su tante isole, e in tante piccole realtà dove a stento ci sta un presidio di pronto soccorso, tipo ospedale da campo. Grazie sempre, a nome di tutti quelli che intendono mantenere comunque viva la speranza che un altro Commendatore Angelo Rizzoli si rifaccia vivo sulla nostra Isola, e faccia capire a tanti dove abbiamo buttato il suo bellissimo esempio di fare Turismo!

[/lang_it]

A proposito dell'autore

Gerardo Calise Gerardo Calise