ISCHIA, un sistema economico e sociale da salvare

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Come “ incanalare la pressione storica dello sviluppo” in un’isola legalmente ipervincolata da 70 anni? Il racconto della mancata Pianificazione Territoriale dal 1962 ad oggi – Attualmente ci sono 2.993 imprese di cui 853 alberghi e ristoranti e 13 mila lavoratori iscritti al Centro per l’Impiego con 3.200 studenti delle Superiori e 500 diplomati ogni anno – Una flessione del 30% dei turisti rispetto al 2009 – Un Comune Unico per Ischia ed una “Legge Speciale” per “sanare” l’urbanizzazione realizzata ed avviare una “Programmazione Possibile” – Dopo la Macelleria Edilizia arriveranno quelle Economica e Sociale – L’ipotesi di un nuovo distretto turistico da Capri a Ponza –

di Giuseppe Mazzella

Sulla vicenda degli abbattimenti di case abusive nell’isola d’Ischia forse è opportuno rimarcare che l’isola d’Ischia è “ ipervincolata” da almeno settanta anni. Cioè dalle leggi n. 1089 e 1497 del 1939 senza contare i vincoli idrogeologico, sismico, stradale, marittimo, cimiteriale e se questa enormità di leggi vincolistiche fosse stata rigorosamente applicata l’isola non avrebbe potuto avere la consistenza edilizia di 69.560 vani al 1981 – dato della ricerca degli studiosi ischitani Francesco Rispoli e Sebastiano Conte del 1984 – e non avrebbe oggi la consistenza economica di 2.993 imprese iscritte alla Camera di Commercio di cui 853 alberghi e ristoranti con una ricettività di almeno 40 mila posti-letto ed una forza lavoro disponibile di almeno 13 mila lavoratori di cui almeno 1000 extra-comunitari che rappresentano 34 nazioni ed alla quale fa riscontro una “offerta formativa” di 4 Istituti Superiori per 13 indirizzi con una popolazione studentesca di 3.200 alunni che produce ogni anno almeno 500 diplomati.

Da almeno 25 anni– cioè dalla approvazione della Legge Galasso nel 1984 che impediva qualsiasi modifica del territorio, fino alla approvazione del Piano Urbanistico Territoriale “ sovraordinato” rispetto ai Piani Regolatori dei sei Comuni da parte della Regione Campania – non è possibile alcuna “legale” nuova costruzione e l’ “ ingessatura legale allo sviluppo” è stata confermata nel Piano Urbanistico Territoriale approvato nel 1995 dal Ministro dei Beni Ambientali, Antonio Paolucci, tecnico di un Governo tecnico, surrogando i poteri di assetto territoriale non esercitati per undici anni dalla Regione Campania. Il problema della Pianificazione è “ scegliere” non “ vietare”. Vietare è facile ma “ consentire” dove e come è difficile.

E’ quindi assolutamente evidente che da almeno 25 anni qualsiasi nuovo intervento edilizio è sostanzialmente abusivo mentre dal 1967 ci sono state le Leggi Mancini (1967) e Bucalossi (1977) poi i due condoni edilizi (1983 e 1993) ed ancora un terzo (2003), che però non è applicabile .

L’abusivismo – sia speculativo, sia di necessità e sia di sincero investimento economico per costruire o ampliare un albergo che dà profitti all’imprenditore ma anche salari ai lavoratori – è diventato necessario in una “ società aperta” dove a tutti i livelli si sosteneva il liberismo economico e non la Programmazione intesa come Terza Via tra il liberismo ed il socialismo storicamente realizzato. Con politiche sociali inadeguate per le “ case popolari” il lavoratore non ha avuto altra via se non costruire – sul terreno avuto dai Padri o acquistato nei punti più pericolosi ed insalubri – la propria casetta o ricostruire ed ampliare la propria baracca nata dal terremoto del 1883 perché lo Stato ha trasformato i Rioni baraccati “ provvisori” di Casamicciola, Lacco Ameno, Forio e Panza in “definitivi” orribili insediamenti, così come naturalmente l’ipervincolismo e la Babele legislativa ha favorito la speculazione edilizia o il capitalismo di rapina.

L’inadeguatezza istituzionale – sei Comuni, in luogo di uno, che rappresentano un decentramento tanto effimero quanto dannoso – ha favorito l’ incapacità di gestire un territorio che diveniva una risorsa economica per l’imprenditore e per il lavoratore del turismo mentre nel 1972 dopo vent’anni scompariva l’Ente di Diritto Pubblico per la Valorizzazione dell’Isola d’Ischia ( EVI) creato nel 1939 ma operante soltanto dal 1952 e costituito dallo Stato per “ valorizzare” l’isola proprio con il turismo, unica possibilità, senza rimuovere o modificare tuttavia le leggi di “vincolo” che impedivano uno sviluppo nella piena legalità urbanistica. Una contraddizione in termini non rimossa.

La perdita dell’omogeneità partitica che per almeno trent’anni – dal 1950 al 1980 – ha caratterizzato la gestione dei sei Comuni e del super-Comune cioè l’EVI tutti in mano alla DC ha determinato una ulteriore confusione ed irrazionalità nella gestione di un territorio che aveva raggiunto uno sviluppo economico e sociale ormai maturo mentre forse è opportuno alzare il velo sul decennio 1980-1990 in cui l’isola ebbe il massimo grado di rappresentatività alla Provincia di Napoli (4 Consiglieri Provinciali di cui 3 assessori) ed alla Regione Campania (2 Consiglieri Regionali ambedue Assessori)..

Ed allora mi pare necessario ribadire – proprio in un momento di forte recessione turistica con una diminuzione stimabile del 30% della clientela che avrà effetti tragici sull’occupazione stagionale – quanto affermato nel 1997 dall’allora sottosegretario al Bilancio Alberto Carzaniga, tecnico di un Governo tecnico, sullo “sviluppo compatibile” e cioè che “i beni ambientali ed i beni culturali non sono valori sovraordinati nella nostra Costituzione rispetto ad altri valori quali il lavoro, l’ utilità sociale delle opere pubbliche, il risparmio e le tasse. Il bilanciamento tra i vari valori da tutelare è esattamente il compito della politica e non di funzionari pubblici” ed aggiungo – nell’occasione dell’abbattimento di Ischia – dei Magistrati che si limitano alla applicazione della Legge.

Ma difendere questo sviluppo economico – 3 mila imprese – e sociale – almeno 10 mila lavoratori che trovano lavoro stagionale – mi pare esigenza primaria.

Ai Poteri Pubblici – cioè allo Stato, ai Comuni ed alla Regione – nel quadro di una chiara legislazione statale e regionale che abbandoni il “vincolismo assoluto”, il compito di “sanare” e mettere in sicurezza TUTTA la consistenza edilizia realizzata ed avviare una “ Programmazione possibile” che controlli attraverso efficienti Uffici Comunali di Piano al posto degli Uffici Tecnici, un territorio così urbanizzato ma ancora meta turistica internazionale ed ancora per i due terzi VERDE e di ENORME BELLEZZA.

La soluzione è una “Legge Speciale per Ischia” – estensibile anche alle altre località di turismo maturo come Capri, Amalfi, Sorrento – che nel prendere atto e censire scientificamente l’ urbanizzazione ne affidi l’ ulteriore incremento ai Comuni o meglio ancora al COMUNE UNICO dell’ Isola d’ Ischia , nella PIENA RESPONSABILIZZAZIONE E COMPETENZA eliminando le Sovrintendenze,nei soli casi di necessità abitativa, di valorizzazione qualitativa delle strutture e di compatibilità con la sicurezza delle persone avviando anche i Piani di recupero per le strutture edilizie dismesse con apposite Società di Trasformazione Urbana ( STU) e costituendo uno “ strumento giuridico ed un luogo fisico” che dovrebbe essere l’ Azienda di Promozione Turistica ( APT) anche ipotizzando un nuovo distretto industriale turistico che vada da Capri a Ponza coinvolgendo 11 Comuni, 2 Province, 2 Regioni.

L’alternativa – allo stato delle leggi vigenti ed interpretabili – è la “Macelleria Edilizia” di cui pur si è scritto con conseguenze drammatiche sia per chi ha costruito negli ultimi tempi per bisogno sia per chi trae il suo sostentamento dal lavoro stagionale negli alberghi, nelle terme, nel commercio e nei servizi. La “Macelleria Edilizia” è il primo passo per la “Macelleria Economica e Sociale”.

Ancora una volta – come è già accaduto nella Storia – saranno i deboli a soccombere.

Il capitalismo – con buona pace per Joseph Alois Schumpeter – è anche questo.

A proposito dell'autore

Giuseppe Mazzella Giuseppe Mazzella, 61 anni, laureato in scienze politiche, giornalista e funzionario pubblico. E’ stato dal 1973 al 1975 redattore capo e direttore de “ Il Giornale d’ Ischia” fondato da Franco Conte; dal 1976 al 2001 responsabile dell’Ufficio Stampa della Provincia di Napoli; dal 1980 al 2006 è stato corrispondente dell’ANSA dalle isole di Ischia e Procida, ha collaborato dal 1980 al 2002 come free lance fra l’altro a “ Il Mattino”, “Il settimanale d’ Ischia”, “ Il Golfo” e scritto sul “ Corriere del Mezzogiorno” su “ La Repubblica”.E’ stato presidente dell’Associazione della Stampa delle isole di Ischia e Procida dal 1986 al 1994 e Presidente del Centro Studi su l’ isola d’ Ischia.Ha fondato nel 1999 il Museo Civico di Casamicciola Terme del quale è stato direttore onorario fino al 2004. E’ stato consigliere comunale di Casamicciola Terme del PSI dal 1975 al 1983. Dal 2002 è direttore del Centro per l’Impiego di Ischia. Una mia fotografia la si può trovare su la mia presentazione su tesionline.it alla ricerca Giuseppe Mazzella su Virgilio.