Il sasso nello stagno

La Provincia Cenerentola

Le amministrative di domenica 6 e lunedì 7 giugno 2009 saranno probabilmente le ultime elezioni per eleggere il Presidente della Provincia e nominare i 45 Consiglieri Provinciali.

Mai come in questi ultimi tempi, da ogni settore della pubblica opinione e da ogni parte politica con la sola esclusione della Lega Nord per evidenti motivi sciovinistici, si è sostenuta l’inutilità della Provincia come terzo livello di potere locale. La coalizione di centro- destra aveva inserito l’abolizione della Provincia nel suo programma elettorale come ha ricordato il leader dell’UDC, Pier Ferdinando Casini, in una recente trasmissione televisiva mentre il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo telefonicamente all’apertura della campagna elettorale per le provinciali a Milano del Popolo delle Libertà ha definito le Province ” strumenti vecchi che intendiamo superare introducendo per le grandi aree le città metropolitane”.

Da 39 anni cioè dall’istituzione delle Regioni a Statuto Ordinario si discute dell’utilità di un terzo livello di Governo Locale tra Comune e Regione e fin dall’istituzione delle Regioni ordinarie il piccolo Partito Repubblicano Italiano di Ugo La Malfa sostenne l’opportunità di abolire la Provincia perché non era un Ente Locale a competenza generale di interessi della popolazione come lo è il Comune – cellula fondamentale dello Stato – né un ente legislativo previsto dalla Costituzione come avrebbe dovuto essere la Regione.

Lo ” schiacciamento” della Provincia tra Comune e Regione è emerso ancor di più dal 1976 con l’ approvazione della famosa legge 382 con la quale venivano definiti i trasferimenti di competenza e di funzioni dallo Stato alle Regioni ordinarie che da allora sono diventati non solo enti legislativi ma enti amministrativi. Già da allora – 1976 – si discuteva di trasformare le Province in ” Comprensori” con funzioni sub-delegate dalle Regioni.

Il dibattito – Provincia sì o Provincia no – si è protratto per circa trent’anni anche con forti accenti polemici soprattutto negli anni ’80 con forti accuse alle Regioni che non “delegavano” le funzioni amministrative alle Province con trasferimenti di fondi e di personale.

La Provincia negli anni ’80 del ‘900 invece di acquistare funzioni le ha perdute con la riforma della Sanità infatti ha perso la competenza che aveva da oltre un secolo sugli Ospedali Psichiatrici e sulle madri nubili.

Alla fine degli anni 90 con la riforma della Pubblica Amministrazione la Provincia ha perso la competenza sul personale non docente degli Istituti Tecnici e Licei Scientifici ma ha acquisito la competenza sull’edilizia scolastica di tutta l’istruzione superiore ed ha ridefinito la sua competenza in materia di costruzione e manutenzione di strade.

Con la legge 142 del 1990 di riforma degli enti locali – detta Legge Gava dal nome del Ministro degli Interni Antonio Gava – alla Provincia veniva assegnato il compito di predisporre il Piano Territoriale di Coordinamento ma la funzione ha innescato un conflitto di competenza con la Regione sulla applicazione “sovraordinata” di questo strumento di pianificazione rispetto al Piano Regionale soprattutto in materia di valenza paesistica disciplinata dalla Legge Galasso del 1984.

La Provincia di Napoli pur avendo predisposto un Piano Territoriale di Coordinamento non l’ha mai approvato in Consiglio Provinciale e non se ne è mai capita la concreta applicazione anche in caso di approvazione.

Agli inizi del 2000 è stata sub-delegata dalla Regione alla Provincia la funzione amministrativa in materia di mercato del lavoro con la costituzione dei Centri per l’Impiego ma le politiche per il lavoro sono sempre decise dal Governo e dalla Regione perché implicano stanziamenti di fondi.

Questa sub-delega è sembrata un contentino alla Provincia in un campo come il lavoro difficilissimo che il Ministero del Welfare si è disfatto molto volentieri perché era una “missione impossibile”.

Con l’approvazione della recente legge sul cosiddetto Federalismo Fiscale la cui attuazione è prevista in sette anni con decreti attuativi è contemplata la costituzione della Città Metropolitana nell’area di Napoli con accorpamento al Comune di Napoli degli altri 91 Comuni della Provincia salvo ulteriori dibattiti che il lungo termine previsto per l’attuazione della “legge federalista” lascia chiaramente presagire come se non fosse bastato il lunghissimo dibattito sulla “Città Metropolitana” già scritta nella Legge 142 del 1990.

Ma se questi potrebbero essere i discorsi “istituzionali” sull’inutilità della Provincia – inutilità si badi bene come Ente Locale con i suoi costi di gestione per le elezioni ed il mantenimento degli organi politici, il Presidente, 12 assessori, 45 consiglieri perché le funzioni amministrative debbono comunque essere svolte dal sistema istituzionale pubblico – i discorsi puramente politici o partitici sono ancora più deludenti.

Dall’istituzione della Regione – 1970 – la Provincia è stata sempre considerata l’ente minore nel manuale Cencelli della spartizione partitica sia nella Prima sia nella cosiddetta Seconda Repubblica.

I politici di primo livello di tutti i partiti sceglievano e scelgono la Regione i cui consiglieri hanno ottenuto per prassi anche il titolo di “onorevole” e godono anche di una corposa pensione poi in seconda battuta c’era il Comune di Napoli e solo al terzo posto c’era la Provincia di Napoli riservata ai politici di terzo livello che non trovano posto nelle poltrone più prestigiose della Regione e del Comune. Ma non basta ancora. Quando si doveva “bilanciare” il peso di un partito si gettava sul bilancino del farmacista una poltrona di assessore alla Provincia.

Il risultato è stato che nessun partito – sia a destra che a sinistra come a centro – ha mai puntato ad un effettivo, concreto, reale, possibile, praticabile (5 aggettivi per estrema chiarezza!) rilancio della Provincia fino ad arrivare all’umiliante definizione del Presidente Berlusconi che la definisce “strumento vecchio” senza nemmeno la corretta definizione di “Ente Locale”.

Nelle elezioni del 6 e 7 giugno vi sono 16 candidati alla Presidenza, 35 liste presentate e 1600 candidati per 45 posti di consigliere. Un record. Ma è chiaro fin dall’impostazione dei due maggiori schieramenti il centro-destra che candida alla Presidenza Luigi Cesaro ed il centro -sinistra che candida Gino Nicolais, due deputati per i quali dovrebbe valere il principio dell’incompatibilità, che queste elezioni sono soltanto una occasione politica mascherata dalla scadenza amministrativa.

Sia Nicolais che Cesaro non possono discutere di quello che l’Ente Provincia dovrebbe o potrebbe essere come stanno facendo. Sono chiamati ad amministrare un Ente in crisi istituzionale da 39 anni e semmai come legislatori in Parlamento avrebbero già dovuto partecipare ad una seria modifica istituzionale ponendo fine a questo stillicidio quarantennale sull’utilità della Provincia che mortifica, prima di tutto, i suoi dipendenti come dovrebbe riconoscere il Ministro Brunetta..

Oggi la Provincia è paragonabile ad una piccola e sgangherata Fiat 500, vecchio modello, che deve attraversare strade impervie ed i suoi aspiranti alla Presidenza presentano una forte Land Rover che non solo non è sul mercato ma che nessuno può o vuole acquistare. E’ necessario che i candidati alla Presidenza ed al Consiglio parlino di come far camminare questa Fiat 500, come renderla “politicamente utile” e “finanziariamente efficace” nell’attuale assetto istituzionale delle Autonomie Locali, senza discorsi fumosi o progetti di riforma che spettano ad altri livelli istituzionali.

Insomma non ci sono buoni motivi per credere alla favola della “Cenerentola” che diventa regina con il suo principe azzurro.

Alla favole è difficile credere da bambini figuriamoci da adulti.

A proposito dell'autore

Giuseppe Mazzella Giuseppe Mazzella, 61 anni, laureato in scienze politiche, giornalista e funzionario pubblico. E’ stato dal 1973 al 1975 redattore capo e direttore de “ Il Giornale d’ Ischia” fondato da Franco Conte; dal 1976 al 2001 responsabile dell’Ufficio Stampa della Provincia di Napoli; dal 1980 al 2006 è stato corrispondente dell’ANSA dalle isole di Ischia e Procida, ha collaborato dal 1980 al 2002 come free lance fra l’altro a “ Il Mattino”, “Il settimanale d’ Ischia”, “ Il Golfo” e scritto sul “ Corriere del Mezzogiorno” su “ La Repubblica”.E’ stato presidente dell’Associazione della Stampa delle isole di Ischia e Procida dal 1986 al 1994 e Presidente del Centro Studi su l’ isola d’ Ischia.Ha fondato nel 1999 il Museo Civico di Casamicciola Terme del quale è stato direttore onorario fino al 2004. E’ stato consigliere comunale di Casamicciola Terme del PSI dal 1975 al 1983. Dal 2002 è direttore del Centro per l’Impiego di Ischia. Una mia fotografia la si può trovare su la mia presentazione su tesionline.it alla ricerca Giuseppe Mazzella su Virgilio.